Cronaca da un luogo sacro offeso dalle miserie profane

Se andate in pellegrinaggio in Terrasanta e visitate la basilica del Santo Sepolcro, già prima di entrare noterete due stranezze. Una sono le porte. Sono due, ma una è murata. Se chiedete alla vostra guida, vi dirà che è così dai tempi di Saladino. Vi domanderete perché nessuno abbia mai pensato a riaprirla, visto che i fedeli devono entrare tutti da un'unica porta. E i visitatori sono tanti. Pensate che nelle feste natalizie appena trascorse solo di italiani ce n'erano 75mila. Immaginate, dunque, quanti erano in tutto i cristiani del mondo che si erano dati appuntamento là, quasi nelle stesse ore. Perciò, code chilometriche e attesa media di due-tre ore. La seconda stranezza è una scala a pioli che poggia sulla balaustra al primo piano della facciata bizantina. Sta lì da oltre un secolo. Qualcuno l'aveva appoggiata per riparare un vetro rotto ma era stato fermato in corso d'opera. Non si può toccarla perché non si è mai trovato un accordo teso a stabilire chi, quando e come debba farlo...
Il fatto è che la basilica è un delicatissimo condominio tra i cleri armeno, greco ortodosso, cattolico latino, siriaco, copto ed etiope. Ciascuno di essi ha una propria fetta di giurisdizione sullo stesso edificio e ne è gelosissimo. Le liti, a volte anche a mano, tra la diverse confessioni erano così frequenti che nel 1852 il sultanato ottomano, padrone della Palestina, fissò regole rigidissime (il cosiddetto «Status Quo»), e affidò le chiavi dell'unica porta a un musulmano, da trasmettere di padre in figlio. Pace, dunque, con lo «Status Quo»? Macché. L'ultima rissa, mandata in mondovisione, è del 2008. Botte da orbi, anche con le scope e i candelabri, cessate solo con l'intervento della polizia israeliana. Sotto Pasqua è ancora peggio, date le processioni incessanti. Il Comitato che sovrintende allo «Status Quo» deve programmare minuziosamente tempi e percorsi, perché il minimo sforamento, la minima deviazione possono scatenare risse.
Credete che vada meglio negli altri Luoghi Santi? Guardate come stanno le cose a Betlemme, nella basilica della Natività. Qui l'apertura della porta spetta ai greco-ortodossi. Se vi mettete in fila per visitarla, auguri, perché se arriva una comitiva di fede greco-ortodossa ha sempre la precedenza. Anche se voi siete in coda da ore. La Grotta è in comproprietà tra greco-ortodossi e frati francescani, le altre confessioni hanno solo diritto d'uso. Ma i cattolici possono dire messa solo sull'altare dei Magi e incensarne la Stella. Malgrado tutte queste accortezze, nel 2011 la scintilla scoppiò in occasione delle pulizie di Natale e la polizia di Abu Mazen (Betlemme sta sotto l'Autorità Palestinese) dovette intervenire per sedare una gigantesca scazzottata tra armeni e greco-ortodossi.
La chiesa del Santo Sepolcro è, naturalmente, il luogo più affollato perché ingloba il Calvario e la grotta in cui sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, rinvenne la Vera Croce. Qui vedrete che i rappresentanti delle diverse confessioni si parlano a stento. E nemmeno si salutano. Qualcuno di voi resterà magari scandalizzato dalla rudezza con cui non di rado il clero greco-ortodosso tratta i visitatori d'altra fede. Già: tocca ad esso il controllo dell'accesso all'edicola in cui si trova il Santo Sepolcro. È così angusto che bisogna mettersi carponi e passare uno a uno. L'attuale diffusione capillare di telefonini e tablet fa sì che ognuno, dentro, ceda alla tentazione di attardarsi a fotografare (anche se quel che ne caverà sarà sempre peggiore di qualunque cartolina), provocando un rallentamento della già interminabile coda e magari attirandosi secchi e seccati «Jalla! jalla!» (arabo) o «Fast! go!» (inglese). Salire sulla strettissima e ripidissima scala che porta al Calvario è sconsigliato ai troppo anziani e/o fragili per qualsivoglia motivo.
Chi scrive si è ritrovato a dover quasi colluttare con un giovanotto russo che sui gradini l'aveva bloccato con un braccio per far passare avanti tutti i suoi numerosi amici. Così, già pressato da quanti erano dietro, visto che alle proteste faceva il sordo, l'ho sbattuto contro il muro e ho liberato il passaggio. Certo, poi viene un po' di tristezza al pensiero che si è lì per devozione e invece ci si ritrova ad arrabbiarsi o a litigare col furbo che salta la fila. Mentre tu, magari avanti con l'età, sono ore che stai in piedi sbatacchiato dalla calca. Ma pensi anche che la gazzarra la sopportava lo stesso Gesù, quando le folle si calpestavano l'un l'altro per poterlo toccare (Lc 12, 1). Dunque, andiamoci, nei Luoghi Santi. Almeno una volta nella vita. Per noi cristiani non è, fortunatamente, obbligatorio come per i musulmani alla Mecca. Ma ricordiamoci quanta gente prima di noi è morta solo per poterlo toccare, quel Sepolcro.
Non tutti sanno, infatti, che per i cristiani la Città Santa per eccellenza non era Roma ma Gerusalemme. Infatti, il Camposanto di Pisa si chiama così perché fu fatto con la terra che le navi della Repubblica Marinara portarono dalla Palestina per tutti i pisani che per qualsiasi motivo non avevano potuto effettuare il Passaggio (si diceva così al tempo delle Crociate) ma non rinunciavano ad essere sepolti in Terra appunto Santa. La Città Santa dei cristiani divenne Roma solo col Giubileo del 1300 indetto dal papa Bonifacio VIII, quello a cui partecipò anche Dante. Era il primo. Già: si doveva sostituire il pellegrinaggio a Gerusalemme con qualcos'altro, giacché nel 1291 era caduta San Giovanni d'Acri (attuale Akkon) e la Terrasanta era perduta per i latini per sempre. Si pensò alla Tomba degli Apostoli. Oggi, malgrado gli incoraggiamenti del Ministero del Turismo israeliano, pellegrinare da quelle parti è defatigante se si va durante le feste religiose. Levatacce, code, resse, prezzi esorbitanti (un espresso all'italiana 2.50 euro, 5 un bicchiere di vino). Chi qui scrive è andato, la prima volta, alcuni anni fa, da solo, d'estate, invitato dall'Istituto Italiano di Cultura di Haifa. Era anche un periodaccio di attentati contro cristiani e turisti. Ma, come ben sanno gli storici, uno può trovarsi a Mosca nel 1917 mentre nella piazza a due isolati assaltano il Palazzo d'Inverno e non accorgersi di nulla. Potei dunque visitare i Luoghi in assoluta tranquillità, fermarmi a meditare e riflettere, respirare le atmosfere senza essere incalzato dalle guide, spintonato dalla ressa, snervato dalle code. Israele è un posto sicuro. E vale la pena.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 20/01/2014 - 18:29

Dr. Cammilleri (stranamente sull'edizione on-line non c'è il suo nome), ma Lei è stato a Gerusalemme o a Napoli? Quella scala che sta lì da più di cent'anni perchè non si capiscono le responsabilità e/o le competenze è qualcosa di incredibilmente e italianamente burocratico e barocco ("fate luogo! fate luogo voi che la diritta è mia!"). E mi rattrista non poco, perchè se vedo tali comportamenti al Comune di Rom(a), passi; ma se li vedo a Gerusalemme! Oltretutto la chiave del Santo Sepolcro affidata ad un mussulmano è una splendida metafora di quello che potrebbe avvenire in futuro: gli italiani litigano tra loro, perdendo di vista quello che li potrebbe unire; per cui ne approfitta la componente straniera per instaurare una 'dittatura'! Magari 'sostenuta' dalle lobby (italianissime) che traggono vantaggio dalle ataviche discordie interne di casa nostra! Però, dalla Sua descrizione, sembra che Gerusalemme sia solo un enorme mercato sempre agitato, o sbaglio? E stupisce, quindi, che possa essere la 'città santa' delle tre religioni monoteiste! O forse anche qui è una metafora: litigate fra copti e siriaci, tra armeni e ortodossi. E se litighiamo tra noi cristiani figurati coi mussulmani. No, non è vero. Magari, forse (e tristemente) è proprio il contrario!