Alieni, X Man e ultracorpi. Che film!

Dai B-movie ai capolavori: 120 anni di un "genere" popolarissimo

La fantascienza è sempre stata approdo naturale di innovatori e visionari e insieme specchio di sogni e paure dell'uomo. Nella letteratura, e nel cinema.
Oggi, la storia - ben lontana dall'essere alla fine - di questo «genere» la ripercorre (nei suoi primi 120 anni... ) una bellissima Guida al cinema di fantascienza (Odoya, pagg. 329, euro 22) curata da Roberto Chiavini, Gian Filippo Pizzo e Michele Tetro. Manuale - diviso in due macrocapitoli, uno racconta l'evoluzione del cinema di fantascienza attraverso i film e i generi più rappresentativi, l'altro raccoglie in ordine alfabetico le icone, reali o cinematografiche, del genere: da Alien a Robocop - ha il merito di restituire l'idea di ciò che, nelle diverse epoche, ha significato «futuro», oltre ad aiutare il lettore a districarsi fra registi, epoche, tematiche, a individuare le perle e ciò di cui fare a meno. Perché se davvero molti riconoscono come cult Metropolis di Fritz Lang (1927), L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel (1956), e i più recenti Blade Runner, Star Wars o Ritorno al Futuro, la guida permette di avvicinarsi a gioiellini forse un po' trascurati. Come La Mandragora di Henrik Galeen, capolavoro dell'espressionismo tedesco del 1928, in cui la protagonista porta alla rovina tutti gli uomini che la frequentano nonostante il suo creatore e genitore adottivo le abbia impartito una buona educazione. La ragazza infatti è frutto di un esperimento che ha unito i geni di una prostituta a quelli di un delinquente impiccato. Oppure La cosa da un altro mondo di Nyby-Hawks e Ultimatum alla Terra di Robert Wise, entrambi del '51 e capostipiti di due sottogeneri che avranno grande fortuna: l'arrivo imprevisto sulla Terra di un alieno, che può essere inconoscibile e pericoloso o «buono» ma trattato come nemico. Ancora sull'ingegneria genetica, di matrice aliena o umana, e sui dilemmi filosofici e morali che pone, Il villaggio dei dannati (1951) di Wolf Rilla e I bambini venuti dal Brasile (1978), di Franklin J. Schaffner con Gregory Peck che impersona il dottor Mengele. Un tema che ritornerà molte volte: degni di nota Gattaca. La porta dell'universo (1997), del neozelandese Andrew Niccol, che ci racconta la lotta per diventare astronauta di un uomo «normale», con il suo bagaglio di peculiarità e difetti, in un mondo in cui l'eugenetica e la perfezione sono la regola, e il recente Looper di Rian Johnson (2012).
Tra le chicche a tema scientifico L'esperimento del dottor K (1958) di Kurt Newman (con innumerevoli remake: dal notevole La mosca di David Cronenberg al tralasciabile sequel di Chris Walas). Notevole ma sfortunato invece La cosa di John Carpenter del 1982, remake del capolavoro di Nyby-Hawks. Gli autori della guida lo considerano uno dei migliori film del regista, che all'epoca non ebbe successo perché schiacciato tra Blade Runner e E.T.
Ma dalla guida si impara soprattutto che a ogni epoca corrisponde un sottogenere: ovvero che le esplorazioni spaziali e gli amori interplanetari stanno agli anni '10, '20 e '60 come gli assalti alla Terra agli anni '50. Che nei '70, prima dell'arrivo di Guerre Stellari, andavano per la maggiore le pellicole che affrescavano un futuro cupo e spazzato dalla guerra. Che negli anni Ottanta si insiste molto sul rapporto uomo-macchina, almeno quanto si fa nel 2000 con la carica dei Batman, Spiderman, X Man e supereroi vari. Poi, certo, ci sono gli evergreen: i viaggi spaziali, le catastrofi naturali, gli animali extralarge o futuribili, dal brontosauro che terrorizza Londra in The Lost World (1925) di Harry Hoyt, agli innumerevoli Godzilla e King Kong, passando per la saga del Pianeta delle Scimmie. E, ovviamente, alieni in tutte le salse.