Deaver stupisce tutti e raddoppia la paura col noir alla rovescia

Si può scrivere un thriller al contrario? Si può partire dalla fine di una storia e srotolarne gli sviluppi tornando all'indietro? Come si fa a concepirla mantenendo viva l'attenzione del lettore con le tecniche della suspense, modulando i colpi di scena? Queste sono solo alcune delle domande che si è posto un maestro del thriller come l'americano Jeffery Deaver per comporre il suo October List (Rizzoli, pagg.358, euro 16,15) i cui capitoli scorrono al contrario dal trentaseiesimo finale al primo iniziale. Aprendo la storia i lettori scoprono che la povera Gabriela si trova in una stanza dove attende notizie di sua figlia di nove anni. Scopriamo che è stata rapita e ad aprire la porta armato è l'uomo che si suppone essere il rapitore della bimba. Cosa vuole esattamente da Gabriela quell'uomo e perché ha preteso un riscatto di mezzo milione di dollari. Perché ha costretto la donna a procurarsi l'October List che da il titolo al romanzo? Cos'è esattamente quella lista? Deaver (che inaugurerà domenica sera, il festival «Collisioni» a Barolo) è abilissimo nelle prime pagine del suo romanzo a costruire una situazione di tensione soffocante che impedisce ai lettori di porsi però una domanda ancora più fondamentale ovvero quella che riguarda l'identità della sua protagonista. Non possiamo raccontarvi di più su questa storia che si sviluppa nell'arco narrativo di una trentina di ore. Ognuno dei capitoli è preceduto dal timing in cui è collocata la sequenza (Deaver ha sempre adorato i montaggi del serial televisivo 24) e da una foto curiosa e inquietante realizzata dallo scrittore americano (solo leggendo l'indice finale dei capitoli i lettori capiranno perché lo scrittore le ha scelte e che titolo emblematico ha dato ad ogni suo scatto).
L'idea di un «romanzo al contrario» come spiega lo stesso Jeffery Deaver nella postfazione a October List gli è venuta ascoltando un'intervista a Stephen Sondheim durante un programma messo in onda dalla National Public Radio: «Sondheim parlò di Merrily we roll along, che guarda caso era forse l'unica sua commedia che non io avevo mai visto. Mi intrigò il fatto che Merrily we roll along iniziasse nel presente e si sviluppasse a ritroso nel tempo. Particolarmente interessante fu un suo commento su una canzone, che nel presente significava una cosa, e quando veniva citata per la prima volta all'inizio della storia (cioè alla fine) ne significava un'altra».
Senza svelarvi nulla d'altro rispetto agli elementi che Deaver dipana nel suo plot possiamo però dirvi che ha fatto suo per questo thriller il concetto di «successione cronologica spezzata», ovvero la possibilità di poter giocare narrativamente andando avanti e indietro nel tempo usando sequenze di flashback e di flashforward. Una tecnica raffinata che Deaver ammette di avere imparato dal mondo del cinema e nello specifico da film come Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, Pulp Fiction di Quentin Tarantino, Memento di Christopher Nolan e Ritorno al futuro di Robert Zemeckis ma anche dall'episodio televisivo Indietro tutta! della serie Seinfeld. «Ho cominciato a chiedermi se fosse possibile, per uno scrittore di thriller, ideare una storia raccontata al contrario che contenesse tutte le situazioni al cardiopalma, le sorprese e i colpi di scena che, per quanto mi riguarda, rappresentano il compendio della buona letteratura di genere. Il punto, ovviamente, sta nel presentare il colpo di scena prima di fornire i fatti che a esso hanno condotto, riuscendo peraltro a rendere eccitante la sorpresa. È un po' come raccontare una barzelletta partendo dalla battuta finale, facendo comunque ridere l'ascoltatore». Possiamo assicurarvi che però non troverete nulla da ridere fra le pagine di October List. Anzi, scoprirete che Deaver ha fatto sua anche la tecnica del MacGuffin di Alfred Hitchcock ovvero, quell'oggetto che viene da tutti inseguito in un film di suspense, il motore che manda avanti la storia e mantiene sempre alto il tasso di adrenalina. E proprio per sfruttare questo elemento Deaver ha dato una forma più breve alla sua narrazione: «per quanto sia più corto rispetto a quasi tutti i miei romanzi, posso dire che scriverlo è stato una sfida più difficile rispetto a qualsiasi cosa abbia scritto in precedenza».