La difficile eredità di Mandela

Non è mai facile analizzare quei personaggi che sono diventati un'icona, del bene o del male poco importa. Guevara, Gandhi, Roosevelt o Hitler sono cristallizzati in immagini stereotipate riguardo alle quali diventa difficile andare oltre la vulgata. Vale anche per Nelson Mandela (1918-2013). Il suo volto è diventato il simbolo del Sudafrica «arcobaleno», della fine dell'orribile apartheid. Però il percorso politico di Mandela è stato complesso e costellato di luci e ombre. Nel difficile tentativo di ricostruirlo si sono cimentati Giuseppe Brienza, Roberto Cavallo e Omar Ebrahime con il loro Mandela, l'apartheid e il nuovo Sudafrica (D'Ettoris Ed., pagg. 138, euro 12,90; intr. Rino Cammilleri). Il saggio analizza la storia del Sudafrica, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. Mette in luce come il Paese, ricchissimo di materie prime, sia finito al centro delle complesse trame della Guerra fredda. In questo contesto molto polarizzato Mandela scelse scientemente di legare a filo doppio il suo partito, l'African National Congress, ai partiti comunisti africani. Era una scelta quasi obbligata ma mise Mandela nella condizione di avere stretti legami con personaggi che oggi non definiremmo certamente dei paladini della democrazia: Fidel Castro, Gheddafi, Arafat. Brienza-Cavallo-Ebrahime evidenziano anche come lo stesso Mandela, Nobel per la pace, abbia a lungo accettato metodi di lotta violenti, contestati anche da Amnesty International.
Ovviamente nessun revisionismo filocoloniale o difesa di quello che fu un regime di segregazione anacronistico e orribilmente violento; ma solo una descrizione attenta e realistica della complessità di una Nazione ancora molto divisa. E forse la parte più interessante del libro è proprio quella che descrive l'eredità di Mandela. La situazione per quanto riguarda l'Hiv è devastante: «Nonostante il Sudafrica abbia avuto a disposizione nei vent'anni del post-apartheid, anche grazie a finanziamenti internazionali specificamente dedicati, risorse notevoli per combattere l'Aids... rimane a tutt'oggi il primo al mondo per numero di malati». E le periferie delle grandi città sudafricane hanno ormai assunto le sembianze delle favelas del Sudamerica, nelle quali la mancanza d'igiene falcidia ogni giorno centinaia di persone. Non si può certo attribuire la responsabilità di questa situazione a Mandela, però questa situazione spesso è omessa dai cantori del nuovo Sudafrica.