Una dinastia votata a dipingere i riti del Nord

B rueghel (Bruegel, Breughel), un celebre cognome per un’intera dinastia di pittori. A creare confusione nel Seicento non era solo il mutevole cognome, ma erano anche i numerosi componenti della famiglia, chiamati sempre con lo stesso nome Pieter o Jan, e l’aggiunta di «Giovane» e «Vecchio». C’erano poi nipoti e bisnipoti a complicare, e definizioni fuorvianti come Brueghel «dei contadini», «dei fiori», «dei velluti», «degli inferni», «del Paradiso terrestre», non corrispondenti in realtà alle specializzazioni dei vari membri. In questa selva si è buttata Como, che il 24 marzo apre a Villa Olmo, una mostra, La dinastia Brueghel, che si annuncia di spicco (fino al 29 luglio). Curata dall’assessore alla Cultura Sergio Gaddi e da Doron J. Lurie, conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art, la rassegna presenta 70 dipinti e 30 tra disegni e opere grafiche, giunti dai più importanti musei europei. Opere che di rado si vedono in giro, anche se una mostra sulla famiglia Brueghel era stata realizzata a Cremona nel 1998.
Tra le sale di Villa Olmo sarà possibile ripercorrere dunque la storia di questi artisti nordici del Cinquecento e Seicento, capaci di produrre, come una instancabile fucina di famiglia, scene bibliche paesaggi innevati, illustrazioni di proverbi, fiori e scene di genere.
In apertura, una tavola con I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch, di collezione privata, ricorda il ruolo del pittore olandese come maestro e punto di riferimento del capostipite. Pieter Brueghel il Vecchio (1520/25-1569) è il primo creatore delle originali iconografie, su cui lavoreranno figli e nipoti. Abilissimo nell’inventare scene popolari, con decine di figure danzanti, sotto cui si nascondono severi significati moraleggianti. Censimenti a Betlemme, Carnevali, Quaresime, scene sacre, come la Resurrezione. Opere che costituiscono modelli per il figlio Pieter Brueghel il Giovane (1564-1637/8), che le interpreta con maggiore sintesi e grande esperienza tecnica. Non solo, Pieter il Giovane amplia la tematica, con soggetti ironici e caricaturali come L’adulatore, la Festa di matrimonio all’aperto e il suggestivo Paesaggio invernale con trappola per uccelli. Poi è la volta di Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625), altro figlio del capostipite, che, formatosi ad Anversa, si spinge in Italia, dove si specializza nel paesaggio sotto l’influenza del pittore fiammingo Paul Brill. Così, tra i vari Pieter e Jan la storia continua tra alternanze di giovani e vecchi sino alla fine.
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