Ma il diritto era dalla parte dei Ribelli il commento 2

La storiografia non è stata generosa nei riguardi della Confederazione ribelle guidata da Jefferson Davies, che uscì sconfitta dalla Guerra di secessione. Lo schema prevalente contrappone il saggio Abraham Lincoln, presidente degli Stati Uniti, e i retrivi insorti del Sud, fautori di un ordine sociale basato sulla schiavitù. Le cose, però, non stanno esattamente così. Senza dubbio è vero che i sudisti difendevano norme che permettevano ai proprietari terrieri di comprare, sfruttare e vendere enormi masse di uomini. Ma questo non è il solo elemento da prendere in considerazione e, a ben guardare, neppure il più importante. Quando Stati come la Georgia o la Virginia presero la strada del distacco dall'Unione, quello che vollero riaffermare era l'attaccamento ai principi di un ordine autenticamente federale e quindi pattizio. In una società basata su intese volontarie, si può dar vita a una federazione e anche scioglierla. La controversia costituzionale fu cruciale e in buona misura sganciata dal tema della schiavitù. D'altra parte, Lincoln non ambiva in primo luogo ad affrancare gli schiavi, ma semmai a preservare il dominio di Washington. Sono ormai ben note quelle parole con cui il presidente dichiarò di essere pronto ad abolire la schiavitù se ciò fosse servito a tenere unito il Paese, ma anche a non farlo se questo avesse aiutato a preservare l'unità. Ripensando la costituzione americana entro le categorie dello Stato moderno europeo e del principio di sovranità, il presidente repubblicano mise fine all'esperimento federale, togliendo ai singoli Stati la capacità di autogovernarsi. Per giunta, lo scontro fu quanto mai sanguinoso, causando oltre 600 mila morti. L'America ha perso più vite nelle battaglie condotte tra il 1861 e il 1865 che nella prima o nella seconda guerra mondiale. Va aggiunto che sono in molti a sostenere che anche senza tale guerra la schiavitù non sarebbe durata a lungo: ed è per questo che vari esponenti democratici, al Nord, si opposero al conflitto. Per collocare nella giusta luce quegli episodi bisogna guardare le date. Lincoln opera negli stessi anni in cui il cancelliere Bismarck e re Vittorio Emanuele II unificano Germania e Italia. Egli è, al di là dell'Atlantico, interprete di quel nazionalismo di metà Ottocento che cancellerà le libertà locali, aprirà la strada a logiche protezioniste e successivamente trascinerà l'Occidente nella tragedia della Prima guerra mondiale.

Commenti

VYGA54

Mer, 24/07/2013 - 17:43

Ho sempre avuto seri dubbi sull'antischiavismo di Lincoln dopo aver letto un suo discorso di qualche anno prima della guerra di secessione nel quale esaltava la razza bianca e riteneva "inferiore" quella nera. Concordo, per quello che riguarda noi, sul fatto che quel tipo d unificazione voluta dai Savoia somigliò più ad un'annessione con la mortificazione della realtà locali e la "pimontesizzazione" del sud.