Domenico Starnone Gioie, rimorsi e lacci d'amore

L'amore è un abbaglio. Poi scende la tenebra, e non rimaniamo che noi, a volte in coppia, a chiederci come mai si stia ancora insieme. Perché più forte dell'amore spesso è l'abitudine e la rabbia. Così i «Ti amo» vengono sostituiti dai «Me la pagherai cara». Questa è la vita, e anche la letteratura. Ci sono autori che sanno muoversi con destrezza, profondità e stile all'interno del gioco sublime e della grande fregatura dell'amore. Uno di questi è senz'altro Domenico Starnone che nel suo nuovo, snello ma abissale libro, Lacci (Einaudi), racconta la storia di un matrimonio: 130 pagine di energica letteratura, scritte col piglio fermo dello scrittore che, giunto ai settant'anni sente di poter lasciare andare la penna sul terreno delle passioni. E quindi c'è Aldo, autore televisivo di un qual certo successo negli anni che furono e sua moglie Vanda, battagliera casalinga crescifigli.

Lacci è la storia del loro matrimonio. Di come comincia negli anni sessanta, e, nonostante un gap culturale (lui ha capacità e sogni, lei ha praticità e culi da pulire), di come si «legano» nel sacro vincolo e diventano genitori di due pargoli. Solo che, tempo al tempo, le differenza vengono fuori, e Aldo si stufa, comincia a guadagnare, incontra una donna più giovane e decide di mollare la sua famiglia, di lasciare Napoli per Roma. È proprio a questo punto che comincia il romanzo: con le lettere che Vanda spedisce al marito pretendendo che lui ritorni, che la smetta di correr dietro a quella ragazza e che impari a crescere i figli insieme a lei. Aldo recalcitra, si capisce, chi glielo fa fare di rificcarsi nel pantano del focolare? Però è cotto dai rimorsi, i sensi di colpa si allungano come ombre su tutto. Le lettere di Vanda sono delle fucilate. Poi i figli gli mancano, non è mica un uomo di legno. Secca e perentoria, la prima parte del libro si chiude così. Nella seconda Aldo e Vanda hanno settant'anni, vivono insieme, chiaramente non si amano e nemmeno, tutto sommato, riescono a farsi compagnia. Lei ha ottenuto ciò che voleva, a suo tempo? Si potrebbe pensare di sì. Ma Starnone ci riempie di dubbi. C'è anche una terza parte, con due figli e un gatto, ma quella la lasciamo al lettore. Insieme a tutti gli interrogativi di questo libro superiore, alla radiografia di un amore che d'amore aveva forse solo il nome e ad uno sfacelo, una casa distrutta come da un tornado: ma no, era la grande scrittura.

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