Donne e rivoluzioni nel Mediterraneo: una giornata di studi in onore di Dan Segre

A quasi un anno dalla scomparsa della storica firma de il Giornale, a Lugano il "suo" Istituto di Studi Mediterranei indice un convegno per ricordarlo

Da Lugano

Sulle sponde del lago di Lugano, un convegno dedicato al ruolo delle donne nei recenti rivolgimenti geopolitici del bacino mediterraneo. Un convegno in onore di una persona che i lettori del Giornale hanno imparato a conoscere e ad amare, scomparsa poco meno di un anno fa: Vittorio Dan Segre. A lui e all’imprenditore Luigi Terzo Bosca è intitolata la due giorni di studi –ieri e oggi, ndr - convocata dall’Università della Svizzera Italiana e dall’Istituto di Studi mediterranei di Lugano che ebbe proprio in Segre e Bosca, oltre quindici anni fa, i fondatori.

Per parlare di donne e di Mediterraneo si sono dati appuntamento accademici e giornalisti europei, asiatici ed africani, ciascuno specializzato in un diverso ambito di ricerca. Comune l’obiettivo: cercare di fare luce su processi geopolitici assai complicati e la cui percezione, almeno in Occidente, è assai spesso filtrata da una pletora di luoghi comuni.

Davvero le Primavere arabe si possono considerare finite? La presenza delle donne sui barconi dei migranti è una vera novità? Europa e Stati Uniti hanno davvero portato la democrazia là dove sono intervenuti, con interferenze politiche e militari negli affari interni di altri Stati? Sono mille e una le domande sollevate a questo tavolo: interrogativi a cui non sempre c’è una risposta chiara ma che non per questo non meritano d’essere sollevati.

A partire dalla seconda Guerra del Golfo, la storia dei Paesi arabi ha conosciuto un’accelerazione e con essa anche quella delle donne che li abitano. Si sono sviluppati nuovi modelli politici, con i partiti islamisti che con sempre maggior insistenza si sono proposti come soggetti attivi della vita politica nazionale – a volte con le armi della democrazia e a volte con colpi di mano anche violenti.

Si è assistito a un forte aumento dell’emigrazione verso il Vecchio Continente, in conseguenza della crisi economica e delle guerre, ma anche come forma di risposta a un deciso peggioramento nella situazione dei diritti civili per sempre più persone. L’Occidente, ricorda la professoressa Fifi Benaboud, politologa già membro del North South Center, nonostante rimanga la meta di migrazione di massa, “ha perso presso i Paesi arabi ogni credibilità di modello” a causa di scelte geopolitiche a dir poco disastrose.

Del resto molti processi di democratizzazione che noi biasimiamo perché incompleti o perfettibili nelle dinamiche interne di alcuni Paesi arabi sono ben lontani dall’essere conclusi anche nel cuore dell’Occidente. A partire da quelli che coinvolgono l’emancipazione delle donne.

Anche laddove, come in Tunisia, le nuove leggi e le nuove costituzioni introdotte dalle Primavere arabe hanno portato a cambiamenti legislativi di rilievo, la pratica quotidiana e la mentalità sono ancora legate a una visione della società di tipo tradizionale. Una visione sostenuta ed incoraggiata, tra l'altro, proprio da quei movimenti islamisti in rapida ascesa.