Dubbi sui "nuovi" Caravaggio Fossero solo una copia di Reni?

Secondo uno studioso bresciano alcuni dei disegni di Caravaggio appena ritrovati sarebbero copie pedisseque del Seneca di Guido Reni, neppure risalenti al periodo di apprendistato di Merisi a Milano

Non è vita facile per i due studiosi, Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, autori della presunta scoperta di una novantina di disegni caravaggeschi -realizzati dal giovane Merisi durante il periodo di apprendistato di quattro anni (1584-1588) compiuto presso il maestro Simone Peterzano a Milano – e collocati proprio all’interno dell’ormai famoso “Fondo Peterzano” del Castello Sforzesco di Milano. Come già spiegato nei giorni scorsi il nucleo eterogeneo di 1378 fogli in cui i due ritengono di aver fatto la scoperta del secolo (si parla di un valore di 700 milioni di euro) è già stato scandagliato in precedenza dai più grandi specialisti del pittore milanese (ad esempio, Mina Gregori e Maurizio Calvesi) e da notissimi studiosi di disegno lombardo del ‘500 (Giulio Bora per dirne uno). Tutti molto scettici che in esso si possa trovare prova certa della presenza di uno o più schizzi del Caravaggio.

Ora però a mettergli i bastoni tra le ruote ci si mette anche un giovane studioso bresciano,il critico d’arte Davide Dotti, molto esperto di paesaggi e vedute lombarde del Seicento, non che scopritore di un Guercino inedito. Dotti non si è occupato di massimi sistemi. Semplicemente ha preso in esame due delle immagini più strombazzate dai giornali le famose “teste di vecchio” e ha fatto una contro ricerca iconografica. E secondo lui le teste i due disegni “attribuiti al Caravaggio raffiguranti Testa di vecchio di profilo, uno dei quali Curuz e Fedrigolli ritengono sia stato utilizzato dal Merisi per eseguire la testa della fantesca situata all’estremità destra della Giuditta con la testa di Oloferne della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, sono in modo lampante copie pedisseque, probabilmente dei primi decenni del seicento e sicuramente post 1601-1603, della famosa scultura in terracotta nota come il Seneca eseguita da Guido Reni poco dopo il suo arrivo a Roma nei primissimi anni del Seicento, citata a chiare lettere dal biografo del Reni, Carlo Cesare Malvasia, nella Felsina pittrice (ed. Bologna 1678, Tomo II, parte IV, Vita di Guido Reni, p. 82)”.

Avrà ragione Davide Dotti? Giudicate dalle immagini che vedete nella fotogallery. Beh se ha ragione, per una semplice questione di date, almeno i due disegni in questione non sono del Caravaggio… Che all’epoca aveva già abbandonato la bottega del Peterzano. E pare che un certo numero di importanti storici dell’arte si stia affrettando a dargli ragione.