Due nuovi dipinti di Tiziano? L'ipotesi questa volta regge

Si può ancora scoprire qualcosa sui grandi artisti del passato? Certamente sì, anche se è molto raro. Appare realistica la proposta di riferire a Tiziano due opere inedite, appartenenti a due collezioni private inglesi. Si tratta di un bozzetto a olio su carta con l'Autoritratto del pittore proveniente dalle collezioni della Casa Reale di Hannover e di un olio su tela con il Ritratto di Paolo III appartenente a una collezione privata di Dorchester. I due dipinti sono esposti sino al 30 settembre nei Musei Civici agli Eremitani a Padova.
L'Autoritratto, recuperato da una tavola dov'era incollato forse dalla fine del Seicento, è di altissima qualità. Rappresenta il pittore con i suoi tratti, barba bianca, sguardo critico, berretto, giubba e la catena d'oro donatagli da Carlo V nel 1533. Lo possiamo immaginare così, sessantenne, nella sua bottega veneziana. Il disegno, uno dei tanti dello studio del pittore, costituiva un modello per altri ritratti e, in questo caso, immortalava l'immagine intima del maestro per amici e famigliari. Tiziano, come altri artisti del tempo, si ritraeva a scopo promozionale, scegliendo con cura ogni dettaglio per dare un messaggio preciso al destinatario. Con berretto e lunga barba modellata su quella di Aristotele si rappresenta, ad esempio, nel disegno servito da modello al profilo entro l'iscrizione «Titianus pictor et Eques» nella medaglia di Leone Leoni inviata il 5 ottobre 1537 a Pietro Bembo. Si ritrae all'interno di dipinti di soggetto sacro o mitologico come nella piccola tavola con Madonna tra i santi Girolamo e Tiziano con autoritratto del pittore nella chiesa arcidiaconale di Pieve di Cadore o nell'Allegoria del tempo governato dalla Prudenza della National Gallery di Londra e da solo nei due straordinari Autoritratti del Prado e di Berlino, in cui spicca l'orgoglio per la mitica posizione raggiunta nella inoltrata maturità.
Abilissimo ritrattista, il pittore immortalava non solo se stesso, ma papi, re e dogi. In questo fortunato filone, che gli procurava denaro, prestigio e contatti importanti, si inserisce il Ritratto di Paolo III della collezione inglese, replica originale del noto Ritratto di Paolo III Farnese senza camauro del Museo di Capodimonte di Napoli, da cui differisce per il formato più ampio e alcuni particolari. Del dipinto napoletano, realizzato nel 1543 in occasione del viaggio del pontefice in Emilia, esistono varie versione autografe, a New York, Firenze e anche copie di bottega. La replica inglese, smagliante dopo il restauro, riscoperta da Andrea Donati, sottolinea il carattere di quello scaltro ed energico «vecchierello». Nato nel feudo di Canino nel 1468 con il nome di Alessandro Farnese, Paolo III riesce a mantenere in equilibrio il Papato, Roma e la folta famiglia tra Francia e Spagna. Bollato da Lutero come «vescovo degli ermafroditi» e «papa dei sodomiti», fonda il Tribunale del Sant'Uffizio, promuove il Concilio di Trento e tiene testa a Carlo V. E proprio in un atteggiamento fintamente umile lo ritrae Tiziano. Seduto sulla «carega» di legno, la tunica bianca, la cappa di velluto rosso, il capo scoperto, il papa si mostra pronto a chinare la testa di fronte a Carlo V. Un capolavoro di psicologia, reso a pennellate di luce e colore.
Ma non sono queste le sole novità che riguardano Tiziano. Dal 29 agosto arriverà alle Gallerie dell'Accademia di Venezia un grande telero del pittore con la Fuga in Egitto, un'opera giovanile mai vista in Italia da secoli. Giunge dal Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo dopo 12 anni di restauro. Acquistata nel 1768 da Caterina di Russia insieme alla collezione del conte Heinrich von Brühl, era stata eseguita nel 1507 per Andrea Loredan e destinata al suo palazzo sul Canal Grande. Ammirata da Vasari per la «gran boscaglia e certi paesi molto ben fatti» è la prima grande apertura di un maestro veneto verso la natura.

«Tiziano e Paolo III. Il pittore e il suo modello», Musei Civici agli Eremitani di Padova (sino al 30 settembre) e «Il Tiziano mai visto. La Fuga in Egitto e la grande pittura veneta», Gallerie dell'Accademia di Venezia (dal 29 agosto fino al dicembre)