E la collezione Sgarbi (che l'Italia snobba) fa impazzire la Spagna

Se c'è un luogo comune inscalfibile su Vittorio Sgarbi è quello che lo vuole antipatico e insopportabile «però certo, quando parla d'arte...». Ecco, il problema è che anche quando parla d'arte pochi lo ascoltano. Ed è un peccato, perché al netto del fatto che sia davvero insopportabile, Sgarbi l'arte non solo la conosce, ma la ama in modo passionale, come dimostra la straordinaria collezione accatastata tra la casa di famiglia a Ro Ferrarese e, in parte, nella sua residenza a Palazzo Massimo a Roma.
Il fatto è che Sgarbi da anni vorrebbe portare le proprie opere in giro per l'Italia, esporle nei musei e (fosse anche un riflesso del proprio inguaribile narcisismo) farle ammirare da più persone possibile, più di tutte quelle che trascina ogni volta che può nel grande casale ferrarese, dove ancora vivono mamma e papà Sgarbi, senza più spazio vitale, stretti fra quadri, tele, statue, libri, cataloghi... Una collezione di quattromila opere, di cui almeno cinquecento «di alto rilievo», come dice il critico-professore, cioè «degne di essere viste». E perché siano «viste», Sgarbi le ha provate tutte, in Italia, e gli è andata male. Così è finito all'estero... Oggi un'esposizione dal titolo Il Giardino segreto, curata da Pietro Di Natale, con una cinquantina di selezionatissimi pezzi - capolavori di maestri della pittura italiana come Lorenzo Lotto, Tiziano Vecellio, Guercino, Antonio Cicognara, Veronese, Artemisia Gentileschi, Giambattista Piazzetta, Guido Cagnacci, Nicola Malinconico... - è visibile nella città spagnola di Burgos (fino a gennaio). Poi andrà ad Andorra, e ad agosto 2014 volerà a Città del Messico...
E in Italia? Sgarbi voleva esporre la sua collezione a Milano, e dopo la riappacificazione con il sindaco Letizia Moratti, siamo nel 2010, strappa l'accordo - ratificato da una delibera che vincolava l'eventuale successore - per una grande mostra a Palazzo Reale, nel luglio 2011. Poi arrivano Pisapia e l'assessore Stefano Boeri, con il quale Sgarbi aveva avuto attriti in passato, ma dopo diversi slittamenti di data la mostra finisce nel dimenticatoio.
Altra città, altro giro. Roma, amministrazione Alemanno. Sgarbi incontra più volte Dino Gasperini, dal gennaio 2011 assessore (Pdl) alle Politiche culturali della Capitale. L'idea è portare la mostra nel centralissimo Palazzo Braschi. Il regista e scenografo Pier Luigi Pizzi disegna l'allestimento. Passano i mesi, nel frattempo arriva Ignazio Marino, Gasperini decade e ancora una volta - «per incapacità degli amministratori» spiega Sgarbi - tutto salta. E, per le note vicende, salta anche l'«asse» con il Monte dei Paschi che stava pensando di far sfilare la collezione Sgarbi sulla «tratta» Siena-Padova-Palermo. Niente da fare. Intanto, per un contatto casuale, il dossier della mostra, affidata al gruppo Arthemisia, finisce nelle mani di Javier Del Campo, coordinatore culturale della Fondazione Caja de Burgos, che s'innamora del progetto e si porta in Spagna l'esposizione. Persino Ferrara, la città di Sgarbi, da anni chiude la porta, anche se il critico ha più volte offerto a titolo gratuito decennale l'intera collezione. Le sale del Castello, di proprietà della Provincia, sono vuote. Niente. A Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, è arrivato lo spagnolo Zurbarán (29mila visitatori). E Sgarbi è finito a Burgos (35mila). Qualcuno lo vedrà mai in Italia?