Ecco spiegata (in un libro) l'arte al tempo dei social

Il libro della giornalista e art influencer Clelia Patella, tra viaggi, musei, quadri e sculture. Con la prefazione di Vittorio Sgarbi

Si chiama Selfie ad Arte, l’arte al tempo dei social ed è il nuovo libro (già, sull'arte) di Clelia Patella, edito da Ultra. La giornalista e art influencer – che si definisce "salentina di nascita e milanese di rinascita" – ha raccolto in 192 pagine viaggi, mostre, quadri, sculture, installazioni, per spiegare cosa è, come si fa e come si vive l'arte al tempo di Facebook, Instagram e compagnia cantante.

Il libro si apre con Clelia che trascorre un pomeriggio al Mudec di Milano, tra le sculture del messicano Javier Marin, cercando di entrare in relazione con le opere, con la loro vita immobile. Mentre scatta foto, che ricordano pose di yoga, immagina una seduta dallo psicologo, che le spiega: "Lei Clelia si muove da uno di questi mondi all'altro, da quello della natura a quello dell'arte, indifferentemente, giocando a scambiarli, in un'inversione che forse vorrebbe applicare per prima a se stessa, pensandosi opera, o addirittura idea". Con il solo uso dello smartphone nasce così l'intrusione nel mondo dell'arte di questa ragazza che, prima di occuparsi di arte, ha conosciuto e sperimentato a fondo il linguaggio del pop in tutte le sue forme. Una condensazione delle sue esperienze, dalla moda alla pubblicità, dal tv show alla radio, riassunte in un unico atto, quello del selfie con le opere d’arte, i Selfie ad Arte.

Oggi alle conferenze di presentazione delle grandi mostre assistiamo a un rito per molti versi inedito: nessuno guarda le opere, tutti le fotografano. "Quel che conta - osserva Clelia -è avere un'immagine che contenga in qualche modo il fascino della diretta, il carattere febbrile, il clima rumoroso, soffocante, incasinato dell'evento. Insomma, una foto che stia dentro al nostro tempo: una foto social. Tutto ciò che c'è di più lontano dallo stereotipo della contemplazione meditabonda e assorta dell'arte. Il cliché, insomma, è rotto, ma siamo pur sempre al grado zero dell'informazione. Possibile che non si possa produrre un'immagine che pur contenendo il palpito del live sia di qualità un po' meno approssimativa?".

I selfie possono paradossalmente contribuire a riqualificare questo linguaggio illustrativo. Clelia spiega così qual è lo scopo dei suoi: "Io appaio alle opere d'arte, e in qualche modo qualcosa di magico torna ad avvenire, perché quella foto sarà fatalmente diversa da tutta la teoria delle infinite riproduzioni tecniche. Perché ci sono io, che la invero. Anche se la dissacro, se faccio il clown, se mi prendo in giro. Restituisco all'arte la giusta distanza, quella che le è propria, la qualità di stare dove sta e di non essere introdotta furtivamente nella casa di chicchessia con una foto sgranata; e, nel contempo, quella distanza la annullo. Il mio vero intento, però, vorrebbe essere quello di annullarla davvero, la distanza, agli occhi di chi guarda i miei selfie. Far venire voglia, insomma, di correre a guardare le opere come se fossero sotto casa, come se il bisogno di confrontarsi che è mio fosse quello di tutti. Vorrei che le persone che mi guardano dialogare con le opere decidessero di andare a vederle dal vivo, perché quello che ho fatto li ha divertiti, o li ha irritati, o affascinati: non ha importanza. Mi piacerebbe far venire voglia anche agli scettici di andare nei musei. Ritornando poi a casa magari credenti, come me dopo la visita alla Gioconda".

Chi è Clelia Patella

Salentina di nascita e milanese di rinascita, presentatrice in tv e speaker in radio, decide di dedicarsi all'arte, prima con il suo blog Artos e poi per diverse testate tra cui Artslife e Il Giornale visita e racconta le mostre del momento e gli artisti più influenti. Con il Selfie ad Arte si è inventata un format che mira ad avvicinare il pubblico alle opere, in una prospettiva di reinvenzione iconografica mutuata dalle nuove tecnologie dell'imaging.