Ecco «La vendetta dei broccoli», il giallo vegetariano

Questa volta, si capisce subito che l'assassino non potrebbe essere il maggiordomo. Al massimo, un cameriere. Questa volta, il «giallo» è anche quello dei limoni o del risotto allo zafferano. Questa volta, il serial killer è un vero buongustaio, nello scegliere le proprie vittime. Perché questa volta l'alta tensione parte dalla cucina.

Il nuovo libro (il quindicesimo) di Diana Lanciotti, ha un titolo che sta a metà strada fra il noir e le pirofile, fra il thriller e le friggitrici: La vendetta dei broccoli . E trattandosi di una detective story in cui peraltro a condurre le indagini è un'appetitosa (nel senso estetico) giornalista, non sorprende il fatto che ci sia, da parte dell'autrice, la volontà di ridurre al minimo lo spargimento di sangue, poiché questa è soprattutto una storia... vegetariana. Vegetariana e animalista, visto che il romanzo viene pubblicato da Paco Editore, diretta emanazione del Fondo Amici di Paco, Associazione nazionale per la tutela degli animali. E che quindi, acquistandolo nelle librerie o dall'editore ai siti lavendettadeibroccoli.it o amicidipaco.it , si fa beneficenza a favore degli animali.

Otto grandi chef italiani (si tranquillizzino Carlo Cracco e soci, loro sono fuori pericolo, per quanto a qualcuno avranno pur fatto nascere strani pensieri...) rischiano seriamente la vita perché il «serial killer dei broccoli» intende metterli fuor di metafora sulla graticola. Le ricerche si svolgono in varie città, Firenze, Roma, Napoli, Milano, Grosseto, Cagliari e il «caso», anche se il colpevole si svela all'inizio è piuttosto difficile da risolvere. La maionese dell'inchiesta rischierebbe di impazzire da un istante all'altro se non intervenisse una miss Marple molto più bella dell'originale, armata di intuito femminile e delle classiche armi della seduzione. Con il risultato che il lettore, tutto sommato, finirà per invidiare l'assassino, o quantomeno per guardarlo con occhi compassionevoli.

Anzi, per dirla tutta il senso di colpa, più che nel fascinoso criminale sorgerà nel lettore carnivoro il quale, osservando le bistecche e gli spiedini che ha nel piatto, sarà invogliato a redimersi e a cambiare radicalmente dieta. «Se si vuole fare sensibilizzazione - afferma Diana Lanciotti - è inutile continuare a dirsela tra pochi, e sempre gli stessi. Per diffondere un messaggio, non credo nell'efficacia delle prediche, né di numeri e statistiche, né tantomeno dei pugni nello stomaco. Per puntare l'attenzione sulle sofferenze degli animali non ho scelto di descrivere le sofferenze degli animali, ma ho fatto “soffrire” (in senso letterario... non letterale) chi fa soffrire gli animali, attraverso questa serie di delitti che, alla fine, creeranno più scalpore e riflessioni di qualunque denuncia o proclama». Quindi, buona lettura e buon appetito.