El Alamein, 73 anni dopo

Il primo luglio del 1942 iniziò la prima battaglia di El Alamein che porterà poi, nell'ottobre dello stesso anno, al sacrificio dei soldati italiani per difendere la loro postazione

Foto tratta da Wikipedia

La sabbia bollente dell'Egitto ustionava i soldati al fronte. Il caldo e la dissenteria erano forse nemici più fastidiosi del piombo che pioveva dal cielo. Il primo luglio del 1942 iniziano i primi scontri che porteranno a quella che è stata definita dagli storici "Prima battaglia di El Alamein". Da una parte le forze dell'Asse (Germania e Italia), dall'altra i soldati inglesi.

Le truppe guidate da Erwin Rommel e da Enea Navarini erano riuscite a conquistare Marsa Matruh, una città strategica che si affaccia sulle coste egiziane. Il primo luglio inizia l'avanzata dell'Afrika Korps, ma le forze alleate resistono fino a notte. Il giorno seguente, Rommel ci riprova e concentra le forze tedesche a nord. Gli inglesi contrattaccano, provando a sfondare a sud, dove si trovano i soldati italiani.

Il 10 luglio inizia la prima battaglia di El Alamein. Il comandante inglese Claude Auchinleck torna all'attacco. Questa volta a nord, riuscendo a prendere oltre mille prigionieri. Poi un altro attacco al centro dello schieramento dell'Asse. La Brigata meccanizzata "Brescia" - nonostante venga travolta dalle forze nemiche - si segnala per il suo eroismo.

Rommel contrattacca. Il 26 e il 27 giugno, gli inglesi tornano alla carica, ma è un fiasco totale. Gli alleati vengono respinti dalla 102esima Divisione motorizzata "Trento". Il 31 luglio la battaglia finisce. In stallo.

Il conflitto sarebbe ripreso ad agosto (con la battaglia di Alam Halfa) e si sarebbe poi concluso con la Seconda battaglia di El Alamein, dove si segnalò la 185esima Divisione Folgore. Una sconfitta per l'esercito italiano. Una sconfitta dove, però, i soldati italiani si segnalarono per il loro valore, come ricorderà una preghiera composta da Paolo Caccia Dominioni per il Sacrario di Quota 33 ad El Alamein e raccolta ne Le trecento ore a Nord di Qattara, edito dalle Edizioni Libreria Militare: "Benedici, Signore, nel canto del Deserto e dell'Onda, gli Italiani riuniti sopra la Quota lontana. Essi conobbero, prima del supremo mortale spasimo, tormento insonne di attesa, sete, sozzura, fatica. Seppero vicende disperate di battaglia e talora, indifesi al facile insulto straniero, squallore di libertà perduta. Perché condotti non da vanità o bramosia di ventura, ma da obbedienza alla Patria, benedicili, Signore. Con tutti i Caduti d'Africa e del mondo, fratelli soldati d'ogni Bandiera, purificati nell'ultima fiammata".

Commenti

fcoraz

Mer, 01/07/2015 - 11:56

"El Alamein, 70 anni dopo", tuttavia 2015 meno 1942 fa 73.

michele lascaro

Mer, 01/07/2015 - 12:10

Ho letto con nostalgico ricordo l'eroismo dei nostri della Folgore. Ho vissuto il loro martirio ed eroismo da ragazzo, rinverdito dal libro di Caccia Dominioni El Alamein

Ritratto di fullac

fullac

Mer, 01/07/2015 - 12:39

la visita ad el Alamein è una forte emozione ogni volta che ci vado, proprio li a fianco Q33 guardo il mediterraneo azzurro e penso a quegli eroi che sicuramente allungando col pensiero lo sguardo vedevano la costa della patria per cui stavano dando la vita. grande il lavoro ci Caccia Dominioni per dare dignità alla loro sepoltura

cgf

Mer, 01/07/2015 - 13:22

@fcoraz L'iperbole (dal greco ὑπερβολή, hyperbolé, «eccesso») è una figura retorica che consiste nell'esagerare la descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino, per eccesso o per difetto. Esempi *È un secolo che non ti vedo!* *Darei la testa per quella macchina!* *Il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle!* *Affogare in un bicchiere d'acqua*... non sarebbe un'iperbole invece affermare che persone come ad El Alamein affogherebbero nella sabbia.

Roberto R

Mer, 01/07/2015 - 13:45

El Alamein. Mio padre c'era, comandava una colonna motorizzata della Ariete. Quando raccontava di Alamein diceva sempre questo:"Ad ogni singolo soldato della Folgore bisognerebbe erigere un monumento d'oro". Si sacrificarono per consentire alle altre divisioni di mettersi in salvo. Poi abbassava gli occhi e stava in silenzio.

FRANZJOSEFF

Mer, 01/07/2015 - 14:18

QUELLI ERANO ITAIANI. CODARDI DI OGGI VILI E CAROGNE PRONTI A SCAPPARE E TRADIRE LA PATRIA. OGGI QUESTI SINISTRI HANNO DISTRUTTO L'ENTITA' ITALIANA. QUEI RAGAZZI SONO I VERI EROI. RICORDATEVI IL DISCORSO DI CHURCHILL ALLA CAMERA DEI LORD “DOBBIAMO DAVVERO INCHINARCI DAVANTI AI RESTI DI QUELLI CHE FURONO I LEONI DELLA FOLGORE… MAI UN INGLESE HA ELOGIATO DURANTE LA GUERRA IN UN SUO DISCORSO NEL PARLAMENTO DI GUERRA SOLDATI NEMICI. INCHINIAMOCI ONORE ONORE ONORE W LA FOLGORE E TUTTI GLI EROI RICORDATI DI GIARABUB E DEL DON

Tino Gianbattis...

Gio, 02/07/2015 - 12:20

Ne partirono 5000 gli tolsero i paracadute, ogni segno distintivo ne tornarono solo trecentocinquanta dovettero combattere contro tutto il mondo, i traditori in patri, guardare i generali che scapparono, il loro eroismo fu riconosciuto dal nemico da tutto il mondo meno che in patria dove ancora oggi trovano detrattori. W LA FOLGORE! ONORE AI RAGAZZI DELLA FOLGORE R.I.P. in quell'angolo di cielo riservato a MARTIRIed EROI Para! para! para! FOLGORE!!!