"Ero nelle brigate fasciste e non mi pento"

Guido Podestà a soli 15 anni ha aderito alla Repubblica sociale italiana non si pente del suo passato tra le brigate fasciste

A soli 15 anni ha aderito alla Repubblica sociale italiana,è entrato prima nella Guardia Nazionale Repubblicana e poi nelle Brigate Nere. Ma a 88 anni, Guido Podestà, si racconta a La Nazione: "Non mi pento di quello che ho fatto. Sono sempre stato onesto e mi piacerebbe avere un confronto, qui a Massa, con chi la pensa diversamente da me. Sarebbe bello, in pubblico, dialogare serenamente".

Una storia, la sua, uguale a quella di molti altri. Perché sono stati tanti quelli come Podestà, ragazzi della provincia apuana che tra il 1943 e il 1945 erano dall’altra parte. Lui ne ha conosciuti tanti. Sia quelli fascisti, come lo era lui, che quelli partigiani e alleati. Storie descritte nel libro "Forza e coraggio. I miei dieci anni da guardia del duce ad angelo del fango e del mare" uscito da poco. Un volume in cui racconta della vite di quelli passati da una parte all'altra. "Il 30 ottobre 1945 quando mi riportarono in carcere ci caricarono su una jeep scortata dalla polizia partigiana, con qualche giovane che aveva prestato servizio con me nella Repubblica sociale italiana a Borgo Taro... In tanti allora dichiaravano di essere antifascisti nonostante durante il regime avessero ottenuto licenze commerciali di ogni tipo (bar, negozi, forni, alimentari, ecc.) e persino il porto d’armi" rivela Podestà.

"A maggio 1944 la mia compagnia della GNR fu trasferita nel bresciano. Poi mi selezionarono ed entrai a far parte della Legione Mussolini di Verona. Eravamo sul Lago di Garda a protezione del Duce e della sua famiglia. A ottobre la mia compagnia fu trasferita a Bassano del Grappa insieme ad altri reparti per formare la divisione Etna. Per otto mesi non seppi nulla nemmeno della mia famiglia. Non sapevo neanche che avevano evacuato Massa e che loro erano a Fontanellato". Pezzi di vità vissuta, una vita che comunque ha deciso di scegliere, a soli 15 anni. "Entrai nella milizia perché avevo subito ibombardamenti, avevo visto gli aerei mitragliare. I nostri nemici erano inglesi e americani, non i tedeschi, che erano venuti a difenderci quando siamo stati invasi. E dopo l’8 settembre sono entrato nella Milizia. Eravamo, solo di Massa, in 800. Ci addestrarono e poi ci mandarono a proteggere strade e ponti in Lunigiana. Allora i partigiani non c’erano o erano poco organizzati. Gli assalti sono iniziati nel 1944. Ne ricordo due. Il primo a Zeri. Ci dissero che c’era un distaccamento con 20/30 soldati inglesi. Arrivammo ma erano già andati via. Li avevano informati. Poi ci chiamarono quando i partigiani assaltarono la stazione di Guinadi, dopo Pontremoli. Quando arrivammo era tutto distrutto".

Commenti

ben39

Ven, 15/04/2016 - 15:16

Quanti altri ce ne sono ormai da anni a scvrivere sui giornali di fede opposta...