Esecuzioni, torture, stupri Le crudeltà dei partigiani

La Resistenza mirava alla dittatura comunista. Le atrocità in nome di Stalin non sono diverse dalle efferatezze fasciste. Anche se qualcuno ancora lo nega

C’è da scommettere che il nuovo libro di Giampaolo Pansa, La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti (Rizzoli, pagg. 446, euro 19,50; in libreria dal 10 ottobre), farà infuriare le vestali della Resistenza. Mai in maniera così netta come nell’introduzione al volume (di cui per gentile concessione pubblichiamo un estratto) i crimini partigiani sono equiparati a quelli dei fascisti. Giampaolo Pansa imbastisce un romanzo che, sull’esempio delle sue opere più note,racconta la guerra civile in chiave revisionista, sottolineando le storie dei vinti e i soprusi dei presunti liberatori, i partigiani comunisti in realtà desiderosi di sostituire una dittatura con un’altra, la loro.

Tanto i partigiani comunisti che i miliziani fascisti combattevano per la bandiera di due dittature, una rossa e l'altra nera. Le loro ideologie erano entrambe autoritarie. E li spingevano a fanatismi opposti, uguali pur essendo contrari. Ma prima ancora delle loro fedeltà politiche venivano i comportamenti tenuti giorno per giorno nel grande incendio della guerra civile. Era un tipo di conflitto che escludeva la pietà e rendeva fatale qualunque violenza, anche la più atroce. Pure i partigiani avevano ucciso persone innocenti e inermi sulla base di semplici sospetti, spesso infondati, o sotto la spinta di un cieco odio ideologico. Avevano provocato le rappresaglie dei tedeschi, sparando e poi fuggendo. Avevano torturato i fascisti catturati prima di sopprimerli. E quando si trattava di donne, si erano concessi il lusso di tutte le soldataglie: lo stupro, spesso di gruppo.

A conti fatti, anche la Resistenza si era macchiata di orrori. Quelli che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorderà nel suo primo messaggio al Parlamento, il 16 maggio 2006, con tre parole senza scampo: «Zone d'ombra, eccessi, aberrazioni». Un'eredità pesante, tenuta nascosta per decenni da un insieme di complicità. L'opportunismo politico che imponeva di esaltare sempre e comunque la lotta partigiana. Il predominio culturale e organizzativo del Pci, regista di un'operazione al tempo stesso retorica e bugiarda. La passività degli altri partiti antifascisti, timorosi di scontrarsi con la poderosa macchina comunista, la sua propaganda, la sua energia nel replicare colpo su colpo.

Soltanto una piccola frazione della classe dirigente italiana si è posta il problema di capire che cosa si nascondeva dietro il sipario di una storia contraffatta della nostra guerra civile. E ha iniziato a farsi delle domande a proposito del protagonista assoluto della Resistenza: i comunisti. Ancora oggi, nel 2012, qualcuno si affanna a dimostrare che a scendere in campo contro tedeschi e fascisti e stato un complesso di forze che comprendeva pure soggetti moderati: militari, cattolici, liberali, persino figure anticomuniste come Edgardo Sogno. È vero: c'erano anche loro nel blocco del Corpo volontari della liberta. Ma si e trattato sempre di minoranze, a volte di piccole schegge. Impotenti a contrastare la voglia di egemonia del Pci e i comportamenti che ne derivavano. Del resto, i comunisti perseguivano un disegno preciso e potente che si è manifestato subito, quando ancora la Resistenza muoveva i primi passi. Volevano essere la forza numero uno della guerra di liberazione. Un conflitto che per loro rappresentava soltanto il primo tempo di un passaggio storico: fare dell'Italia uscita dalla guerra una democrazia popolare schierata con l'Unione Sovietica.

Dopo il 25 aprile 1945 le domande sulle vere intenzioni dei comunisti italiani si sono moltiplicate, diventando sempre più allarmate. Mi riferisco ad aree ristrette dell'opinione pubblica antifascista. La grande maggioranza della popolazione si preoccupava soltanto di sopravvivere. Con l'obiettivo di ritornare a un'esistenza normale, trovare un lavoro e conquistare un minimo di benessere. Piccoli tesori perduti nei cinque anni di guerra. Ma le élite si chiedevano anche dell'altro. Sospinte dal timore che il dopoguerra italiano avesse un regista e un attore senza concorrenti, si interrogavano sul futuro dell'Italia appena liberata. Sarebbe divenuta una democrazia parlamentare oppure il suo destino era di subire una seconda guerra civile scatenata dai comunisti, per poi cadere nelle grinfie di un regime staliniano?

Era una paura fondata su quel che si sapeva della guerra civile spagnola. Nel 1945 non era molto, ma quanto si conosceva bastava a far emergere prospettive inquietanti. Anche in Spagna era esistita una coalizione di forze politiche a sostegno della repubblica aggredita dal nazionalismo fascista del generale Francisco Franco. Ma i comunisti iberici, affiancati, sostenuti e incoraggiati dai consiglieri sovietici inviati da Stalin in quell'area di guerra, avevano subito cercato di prevalere sull'insieme dei partiti repubblicani, raccolti nel Fronte popolare. A poco a poco era emerso un inferno di illegalità spaventose. Arresti arbitrari. Tribunali segreti. Delitti politici brutali. Carceri clandestine dove i detenuti venivano torturati e poi fatti sparire. Assassinii destinati ad annientare alleati considerati nemici. Il più clamoroso fu il sequestro e la scomparsa di Andreu Nin, il leader del Poum, il Partito operaio di unificazione marxista. Il Poum era un piccolo partito nel quale militava anche George Orwell, lo scrittore inglese poi diventato famoso per Omaggio alla Catalogna, La fattoria degli animali e 1984. Orwell aveva 34 anni, era molto alto, magrissimo, sgraziato, con una faccia da cavallo. Era arrivato a Barcellona da Londra alla fine del 1936. Una fotografia lo ritrae al fondo di una piccola colonna di miliziani del Poum. Una cinquantina di uomini, preceduti da un bandierone rosso con la falce e martello, la sigla del partito e la scritta «Caserma Lenin», la base dell'addestramento.

Orwell stava sul fronte di Huesca quando i comunisti e i servizi segreti sovietici decisero la fine del Poum. Lo consideravano legato a Lev Davidovic Trotsky, il capo bolscevico diventato nemico di Stalin. In realta era soltanto un gruppuscolo antistaliniano con 10 mila iscritti. L'operazione per distruggerlo venne ordita e condotta da Aleksandr Orlov, il nuovo console generale dell'Urss a Barcellona, ma di fatto il capo della filiale spagnola del Nkvd, la polizia segreta sovietica. Nel giugno 1937, un decreto del governo repubblicano guidato dal socialista di destra Juan Negrin, succube dei comunisti, dichiaro fuori legge il Poum, sospettato a torto di cospirare con i nazionalisti di Franco. Tutti i dirigenti furono imprigionati. Se qualcuno non veniva rintracciato, toccava alla moglie finire in carcere. Gli arrestati si trovarono nelle mani del Nkvd che li rinchiuse in una prigione segreta, una chiesa sconsacrata di Madrid. Interrogato e torturato per quattro giorni, Nin rifiuto di firmare l'accusa assurda che gli veniva rivolta: l'aver comunicato via radio al nemico nazionalista gli obiettivi da colpire con l'artiglieria. Gli sgherri di Orlov lo trasportarono in una villa fuori città. Qui misero in scena una finzione grottesca: la liberazione di Nin per opera di un commando di agenti della Gestapo nazista, incaricati da Hitler di salvare il leader del Poum. Ma si trattava soltanto di miliziani tedeschi di una Brigata internazionale, al servizio di Orlov. Nin scomparve, ucciso di nascosto e sepolto in un luogo rimasto segreto per sempre. E come lui, tutti i suoi seguaci svanirono nel nulla. Quanto accadeva in Spagna fu determinante per la svolta ideologica di uno scrittore americano di sinistra, John Dos Passos. Scrisse: «Ciò che vidi mi provoco una totale disillusione rispetto al comunismo e all'Unione Sovietica. Il governo di Mosca dirigeva in Spagna delle bande di assassini che ammazzavano senza pietà chiunque ostacolasse il cammino dei comunisti. Poi infangavano la reputazione delle loro vittime con una serie di calunnie». Le stesse infamie, sia pure su scala ridotta, vennero commesse in Italia da bande armate del Pci, durante e dopo la guerra civile.

C'è da scommettere che il nuovo libro di Giampaolo Pansa, La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti (Rizzoli, pagg. 446, euro 19,50; in libreria dal 10 ottobre), farà infuriare le vestali della Resistenza. Mai in maniera così netta come nell'introduzione al volume (di cui per gentile concessione pubblichiamo un estratto) i crimini partigiani sono equiparati a quelli dei fascisti. Giampaolo Pansa imbastisce un romanzo che, sull'esempio delle sue opere più note, racconta la guerra civile in chiave revisionista, sottolineando le storie dei vinti e i soprusi dei presunti liberatori, i partigiani comunisti in realtà desiderosi di sostituire una dittatura con un'altra, la loro.

Commenti
Ritratto di vincenzoaliasilcontadino

vincenzoaliasil...

Dom, 07/10/2012 - 12:42

L'Italia, è stata per un momento una Repubblica Parlamentare? Io so solo che ai miei tempi, in produzione, se volevi fare carriera dovevi avere la tessera dell'Anpi che valeva come oro colato: naturalmente tutto in mano al Pci che gestivano assunzioni, carriere, acquisti e dispensava con la Camerale (Camera del lavoro) i distacchi Sindacali questo gli faceva tenere Cisl e Uil con le pa**, poi vi dice niente che la Presidenza di Camera dei Deputati$ervizi che è stata sempre in mano di keskì, tanto da avere un Capo di Stato Comunista? Parola del Signore? No, ma dei Sinistrorsi, che sventolavano una bandiera Rossa, anche se era un fazzoletto con bastone tanto che, il mio prof. Preside del Donatello e Berchet di Milano, fu ammonito dal Giudice che insinuava che quella era solo una bandiera! Scusate, ma non è un tricolore, Verde, bianca e Rossa?

Ritratto di bigjoseph

bigjoseph

Dom, 07/10/2012 - 12:51

Ma come avrebbe potuto, uno sano di mente, credere a quella parte della nostra storia?

doctorm2

Dom, 07/10/2012 - 13:00

In prima persona, sena tema diessre smentito da n essuno, posso testimoniare davanti a tutti la verità diquanto detto in questo libro. Pur nella terribile atrocità di una guerra, i partigiani italiani si sono comportati nè più nè meno dei loro avversari, per cui la nostra"Repubblica

doctorm2

Dom, 07/10/2012 - 13:00

In prima persona, sena tema diessre smentito da n essuno, posso testimoniare davanti a tutti la verità diquanto detto in questo libro. Pur nella terribile atrocità di una guerra, i partigiani italiani si sono comportati nè più nè meno dei loro avversari, per cui la nostra"Repubblica

doctorm2

Dom, 07/10/2012 - 13:00

In prima persona, sena tema diessre smentito da n essuno, posso testimoniare davanti a tutti la verità diquanto detto in questo libro. Pur nella terribile atrocità di una guerra, i partigiani italiani si sono comportati nè più nè meno dei loro avversari, per cui la nostra"Repubblica

doctorm2

Dom, 07/10/2012 - 13:06

In prima persona, davanti a tutti, senza tema di smentita, posso testimoniare e affermare con forza la verità di questo libro. I Partigiani italiani furono delle belve esattamentee come i loro avversari, per cui la mitica "Repubblica nata dalla resistenza" sarebbe meglio che fosse chiamata la "Repubblica nata dalla vigliaccheria". Molti, troppi partigiani (la quasi totalità) non furono eroi, ma assassini a sangue freddo , torturatori, criminali e moltissimi furono approfittatori del momento, fascisti fino al giorno prima ed eroi il giorno dopo. Pur nella terribile realtà della guerra, i partigiani non furono migliori degli altri e non furono nemmeno vincitori, visto che la guerra non la vinsero loro, al massimo servi e lacchè dei vincitori sul cui carro saltarono appena possibile. La retoria che per 60 anni ha avvolto la nostra povera nazione si basa sulla sofferenza di persone innocenti e non sull'eroismo , ma solo sulla menzogna dei vincitori

Roberto Casnati

Dom, 07/10/2012 - 13:35

Voglio qui ricordare uno dei più significativi esempi della vigliaccheria partigiana: l'attentato di via Rasella del quale gli esecutori materiali rimasero sempre nell'ombra, per non parlare poi dei mandanti, ancor più vigliacchi, che, invece di venire allo scoperto ed autodenunciarsi, lasciarono morire degli innocenti. Coloro che tutt'ora inneggiano alla resistenza ne sono altrettanto colpevoli.

Roberto Casnati

Dom, 07/10/2012 - 13:41

Condivido pienamente quanto scritto da doctorm2 e da Pansa.

Ritratto di niki 75

niki 75

Dom, 07/10/2012 - 13:51

L'età mi consente di ricordare quei giorni e di poter affermare che le atrocità e le vendette furono perpretate da ambo le parti. Del resto la cosa era talmente evidente da indurre Togliatti a farsi promotore di un sostanzioso provvedimento di clemenza.

Massimo Bocci

Dom, 07/10/2012 - 14:24

Alias, millantati.......liberatori???? Ovvero,dai campi di sterminio Nazzi a quelli Bolscevichi,come dire dalla padella nella brace. I comunisti i più grandi Criminali dell'umanità!!!

Ritratto di uccellino44

uccellino44

Dom, 07/10/2012 - 14:35

Ho settant'anni e da cinquanta vado dicendo che fra fascisti e comunisti non c'era nessuna differenza!

Ritratto di OraBasta

OraBasta

Dom, 07/10/2012 - 14:45

Nel numero, nell'organizzazione, nello sterminio di massa e nel mascherare la realtà, i rossi fanno sembrare dilettanti anche i nazisti di Hitler.

Giorgio Rubiu

Dom, 07/10/2012 - 15:05

# Roberto Casnati 13,35 - E non dimentichiamo la strage di Marzabotto che fu conseguenza di un'inutile azione partigiana che vide la morte di uno o alcuni soldati tedeschi. Il fatto, in se, esattamente come l'attentato di Via Rasella, non accorciò la durata della guerra in atto; ma ebbe le tragiche conseguenze che tutti conosciamo. Il sacrificio del Brigadiere Salvo d'Acquisto evitò un altro eccidio che avrebbe certamente avuto luogo quale rappresaglia per l'inutile uccisione di un soldato tedesco. E, il giorno della "liberazione", ho visto con i miei occhi (a Ferrara, dove vivevo e vivo) profittatori (magari ex fascisti) che partigiani non erano ne erano mai stati, sfoggiare al collo (indossando i loro abiti migliori e brandendo ridicole rivoltelle di piccolo calibro) attendere agli angoli delle strade il passaggio di qualche camionetta di partigiani "veri" per salirvi e guadagnarsi, così, l'appartenenza vitalizia al ANPI con i vantaggi che che la cosa automaticamente comportava e comportò.

Ritratto di pisistrato

pisistrato

Dom, 07/10/2012 - 15:08

Basta, si tratta di fatti di 70 anni fa !! La stragrande maggioranza degli italiani ne ha piene le scatole di sentire queste storie. Pietà !!!

Ritratto di tomari

tomari

Dom, 07/10/2012 - 15:13

E' proprio vero il detto che recita: "Non tutti i partigiani furono delinquenti, ma tutti i delinquenti furono partigiani".

Lino1234

Dom, 07/10/2012 - 15:23

Finalmente qualcuno che ha il coraggio dire e di testimoniare come sono andate le cose durante la cosiddetta resistenza.Pansa, diventando sull'istante della pubblicazione del suo libro : "Il sangue dei vinti", divenne il n° 1 dei nemici dei trinariciuti comunisti. Ora aumenteranno la carica tacciando di bugiardo, nemico del popolo il povero, eroico Pansa. Vedremo il seguito. Saluti. Lino

Massimo Bocci

Dom, 07/10/2012 - 16:06

Xpisistrato..... Gentile commentatore, chi ignora il passato e' condannato alla sua ripetizione. E il comunismo e' una cosa agghiacciante, passata e odierna!!!!

Ritratto di xulxul

xulxul

Dom, 07/10/2012 - 16:19

Caro Pansa, onore (ancora una volta) alla sua onestà intellettuale. Mai sentiremo da Napolitano e da altri gerarchi comunisti (più o meno giovani) ammettere questa cristallina verità da lei più volte ribadita. Per tanti, infatti, la resistenza è stata occasione di carriere folgoranti e lauti guadagni. Lei sa bene che ancora oggi nelle nostre ridicole scuole dell'obbligo (e oltre) si insegnano ancora le panzane politicamente corrette del risorgimento e della resistenza, appunto. Panzane. Se non fossero arrivati gli americani, i nostri "eroi" sarebbero ancora in montagna a razziare bestiame, a rubare vettovaglie e ad infliggere angherie alla poppolazione inerme (spesso per regolare faccende private). Questa in soldoni la resistenza italiana. Fatta salva gente seria come Sogno ecc. (ovviamente anticomunisti) sinceramente desiderosi di liberare il polo italoano dalla dittatura fascista e comunista (rischio reale). Il grande male dell'Italia è stato quello di non aver avuto il coraggio di affrontare e di risolvere alla radice la questione comunista. Avviando così il nostro paese ad una progressiva sovietizzazione, complice una considerevole parte della rinnegarta e venduta DC.

ESILIATO

Dom, 07/10/2012 - 16:53

Innanzitutto dobbiamo eliminare l'esistenza della ANPI, non ha nessun motivo di esistere se non quello di infangare la memoria dei veri partigiani quali Edgardo Sogno e le Brigate Giustizia e Liberta.

Ritratto di pisistrato

pisistrato

Dom, 07/10/2012 - 16:57

@Massimo Bocci - qui non si tratta di ignorare il passato, la questione è che la maggioranza degli italiani (almeno spero) NE HA PIENE LE SCATOLE di risentire queste storie trite e ritrite periodicamente ritirate fuori per prendere i voti dei peones che pensano ancora che se non si vota una certa parte politica ci troviamo i carri armati con la stella rossa per strada o i fascisti con i manganelli. BASTA !! SIA IL FASCISMO SIA IL COMUNISMO SONO STATI DEI REGIMI DA CONDANNARE MA ADESSO BASTA NON SE NE PUO' PIU'.

alvaro il romanista

Dom, 07/10/2012 - 17:03

A quando la scorta per Pansa? Alvaro.

WSINGSING

Dom, 07/10/2012 - 17:21

Diciamoci la verità, quanto meno per essere in pace con noi stessi. 1 - la storia è scritta dai vincitori e non dai vinti a cui non è lasciato neanche il "punto e virgola"; 2 - a distanza di quasi settanta anni i partigiani non hanno perdonato nulla ai repubblichini ed i repubblichini non hanno perdonato nulla ai partigiani. 3 - è palesemente falso affermare che senza la lotta partigiana le consegeunze dell'Italia nel dopoguerra sarebbero state diverse: infatti l'intero movimento partigiano venne pressocchè ignorato dai vincitori; 4 - in tutto questo non dimentichiamoci di chi ha CONTRIBUITO al completo crollo della Italia in guerra: Vittorio Emanuele III che - oltre a fuggire - dichiarò guerra alla Germania con il SOLO scopo di salvare (di fronte agli Alleati) la POLTRONA di re ovvero la dinastia dei Savoia.

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Dom, 07/10/2012 - 17:33

Attendiamo con fede a trepidazione la diparita dell'ultimo antifascista e lo smantellamento dell'ANPI,, cosí sará finalmente finita la guerra civile. Basta assassini rossi che vogliono essere migliori di quelli neri! Non se ne puó piú di tanta ipocrisia!!!

vince50

Dom, 07/10/2012 - 17:37

Per non parlare di donne a bambini massacrati a guerra finita 700 solo in piemonte,questo gli fa onore.Li fascismo ha fatto pochi errori ma gravissimi è assolutamente innegabile, ma alcune e non poche cose sarebbero perfettamente attuali.La guerra civile è stata voluta dai buoni partigiani provocando le dovute reazioni.Non trovo giusto dimenticare il passato ne la nostra storia,ritengo anzi che andrebbe insegnta dal pofessor Pansa,a cui non si non riconoscere l'onestà e obbiettività.Chi sbaglia deve avere la dignità di non negarlo,piuttosto che la disonestà di nasconderlo.

mezzalunapiena

Dom, 07/10/2012 - 17:38

tipico della sinistra.

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Dom, 07/10/2012 - 17:40

Pisistrato. Lei avrebbe ragione se non fosse che in mezza Italia (almeno) lammenano mane e sera con la Resistenza e con gli efferati crimini nazifascisti. Quando i kompagni odierni impareranno a star zitti, vedrá che anche gli altri smetteranno di darle noia, basta che la veitá venga stabilita una volta per tutte, senza dogmi resistenziali da rispettare.

Ritratto di TizianoDaMilano

TizianoDaMilano

Dom, 07/10/2012 - 18:09

@ pisistrato: Eh No! Caro mio, prima occorre che i comunisti (PD) faccino i conti con la storia, la loro, grondante di sangue. Ti ricordo che in Italia sono più presenti e potenti che mai e che abbiamo (purtroppo) uno di loro come presidente della repubblica. Finchè anche loro, come i fascisti non saranno dichiarati fuorilegge, la guerra non sarà finita!

Massimo Bocci

Dom, 07/10/2012 - 18:14

Xpisistrato,.....lei avrebbe ragione di dare un taglio a un passato di criminali, purtroppo qui una parte di loro ancora impera e malversa,se qui  come nel ex regime comunista URSS, il regime comunista fosse appunto ex, qui purtroppo per noi ( Bue Italici) il comunismo qui e' una cosa attuale e imperante, si e' solo travestito mimetizzato da pseudo democrazia di ladri, cioè fanno sempre le solite cose che fanno da 65anni, da quando nel 47, con una costituzione fotocopia URSS (impostaci con le armi da comunisti sodali di Stalin), e via via peggiorata con le norme attuative (vedi modifica dell'articolo 5, attuato per rubare anche in periferia),dunque gentilissimo,accantoneremo il problema comunismo,quando saremo riusciti ad liberarci dell'orpello comunita47, caso mai cambiandolo con una costituzione di vera democrazia tipo Svizzera, saluti e occhio ai finti democratici ma veri comunisti. Saluti.

pesciazzone

Dom, 07/10/2012 - 18:16

tacete tutti e sciacquatevi la bocca prima di parlare di resistenza e partigiani. E se dopo esservela sciacquata tacete lo stesso...tanto meglio!!! Quanto a Pansa, non si tratta di onestà intellettuale, ma di demenza senile

Ritratto di stenos

stenos

Dom, 07/10/2012 - 18:24

Cose che ho sempre saputo, che sanno in tanti ma non si possono dire. La mia famiglia, non fascista, mi ha raccontato delle violenze bestiali dei partigiani dopo il 25 aprile, ma tutti zitti per 70 anni. Oggi vedendo cosa succede e' innegabile definire la nostra repubblica una cloaca. Considerando che i partigiani ne sono i fondatori e portatori di valori non c'e' da stupirsi.

Ritratto di stenos

stenos

Dom, 07/10/2012 - 18:24

Cose che ho sempre saputo, che sanno in tanti ma non si possono dire. La mia famiglia, non fascista, mi ha raccontato delle violenze bestiali dei partigiani dopo il 25 aprile, ma tutti zitti per 70 anni. Oggi vedendo cosa succede e' innegabile definire la nostra repubblica una cloaca. Considerando che i partigiani ne sono i fondatori e portatori di valori non c'e' da stupirsi.

FRANCK56

Dom, 07/10/2012 - 19:18

Come al solito leggo una serie di commenti unidirezionali,ma non dimentichiamo che i partigiani non erano tutti comunisti filosovietici vi erano molti che erano di ben altro segno,vedi ad esempio Paolo Emilio Taviani e molti altri,a leggere questo articolo si direbbe che dopo i fascismo abbiamo avuto la dittatura comunista,non mi pare proprio.Dopo molti anni si puo'fare del revisionismo,ma certi valori non possono essere del tutto dimenticati. Saluti a tutti

raptor64

Dom, 07/10/2012 - 19:27

Per pesciazzone: Complimenti per la democrazia ! Puo' parlare solo lei?si rende conto che il suo modo di porsi e'estattamente fascista ?quanto a Pansa,quando lei saprà scrivere come lui c'e lo faccia sapere,siamo curiosi di conoscere le sue teorie.

Ritratto di DONCAMILLO7

DONCAMILLO7

Dom, 07/10/2012 - 19:38

tomari e' come dire che tutti i berlusconiani sono dei poveri deficenti con la sfiga sotto le scarpe... bhe in effitti e' cosi',,,

pgio.kana

Dom, 07/10/2012 - 20:32

Sarà un ennesimo libro da leggere. Chissà se personaggi conosciuti di sinistra avranno il fegato per leggere come si sono comportati alcuni loro antenati partigiani. Se sanno dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia ecc. Ce ne dici Napolitano????

laura.canu

Dom, 07/10/2012 - 20:38

e le foibe? i comunisti friulani portarono i titini, casa per casa, ad arrestare i "nemici" (tutta gente che aveva avuto incarichi statali nel periodo fascista). finirono nelle foibe legati l'un l'altro con del filo di ferro in modo tale che bastava dare una spinta al primo per farli cadere tutti (i loro corpi furono ritrovati nelle cavità carsiche uno sopra l'altro). molti di quei poveretti furono infoibati solo per potergli rubare i beni e non furono pochi i comunisti che dopo la guerra si ritrovarono ricchi. ancora oggi, però, quando si parla di foibe, i post comunisti se possono le negano o, in alternativa, attribuiscono quelle atrocità ai soldati titini. bugiardi e criminali mistificatori della storia!

vince50

Dom, 07/10/2012 - 21:05

Affermare che pansa abbia dei problemi di demenza senile,toglie ogni dubbio.Non si vuole e non si deve assolutamente conoscere la verità storica e,senza sconti per chiunque abbia fatto errori.Nessuno si deve permettere di contraddirli,loro sono i salvatori della patria,gli altri tutti cattivi.E poi ci si chiede ancora se in italia non c'è la dittatocrazia rossa.

vince50

Dom, 07/10/2012 - 21:30

Per chi volesse approfondire una piccola parte "dell'altra" verità mai detta ne insegnata.Anche questa è storia,anche questi sono errori imperdonabili.http://ausiliarie.blogspot.it/

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Dom, 07/10/2012 - 22:04

Pesciazzone, mai pensato di sciacquarsela lei la bocca?

Willy Mz

Dom, 07/10/2012 - 22:13

queste cose me le raccontava mio nonno sopravvissuto non tanto al fascismo ma ai partigiani che hanno fatto danni immani e si sono arricchiti rubando sia ai tedeschi che agli americani ed anche ai poveri cristi.

gzn663

Dom, 07/10/2012 - 22:35

il peggior partigiano ha combattuto perla liberazione,il miglior fascista per il mantenimento della dittatura,è questa la differenza. poi dopo 20 anni di angherie,torture,omicidi,olio di ricino,cosa ci si aspettava tarallucci e vino?

emulmen

Lun, 08/10/2012 - 00:06

@gzn663 - c'erano due tipi di partigiani, prego: quelli NON COMUNISTI che credevano davvero nella loro missione e quelli COMUNISTI che volevano solo che l'Italia entrasse nell'orbita di quel feroce dittatore che fu Stalin. E in nome di questa delirazione che vennero uccisi 20 partigiani di giustizia e libertà a Porzus, che vennero uccisi nell'immediato dopoguerra migliaia di persone la cui unica colpa era quella di non essere comunista...in nome del comunismo vennero trucidati 200 marò della X-Mas sul monte Manfrei con un colpo alla nuca, i 50 feriti soldati della RSI falciati all'ospedale di Vercelli nel cui cortile vennero schiacciati sotto le ruote dei camion un centinaio di altri soldati della RSI....che dire delle 180 ausiliarie della RSI legate con una catena e gettate una dopo l'altra nel Brenta e lasciate affogare? e i 10 mila morti nelle foibe? per questi e tantissimi altri fatti del genere ai partigiani comunisti va bene solo una parola: INFAMI TRADITORI DELL'ITALIA.

Ritratto di Andrea B.

Andrea B.

Lun, 08/10/2012 - 02:50

Qualcuno scrive: "cosa vi aspettavate dopo vent'anni di dittatura"...quindi ne conviene, bestie inumane sia gli che gli altri, solo che, per la precisione, non ho mai sentito parlare di torture, sevizie e mattanze di prigionieri inermi perpetrate da partigiani bianchi ed azionisti, nè tantomeno che questi ultimi abbiano ammazzato un partigiano rosso, che invece di stragi fratricide ne hanno commesse (vedi Porzus). Comunque ci sarebbe da parlare anche un po' di PRIMA del ventennio e di cosa facevano quelli angioletti delle "guardie rosse" perchè sembrerebbe che in quegli anni girassero solo i fascisti... le uccisioni di "padroni", nemici del popolo, carabinieri e perfino operai e contadini non massimalisti ne vogliamo parlare ? Dei fatti di Empoli ? (un camion di marinai fu assalito, nove morti MUTILATI E LINCIATI e parecchi feriti alcuni dei

Ritratto di Andrea B.

Andrea B.

Lun, 08/10/2012 - 03:16

(continua dal messaggio precedente) ...alcuni dei quali rimasero storpi a vita. E i famosi "fatti di Sarzana", sempre del '21 ? Gran vanto dell' antifascismo, peccato che del prologo pochi antifascisti ne parlano per la vergogna, salvo poi (sono della zona) sottovoce dire che si, allora fecero comunque bene a fare ciò che fu fatto. Per la precisione sto parlando degli squadristi spezzini non ancora ventenni Maiani e Bisagno, che colti da soli vennero catturati dai rossi: non fu possibile riconoscerli neppure dai parenti, se non da qualche vestito restato addosso ai cadaveri...visi irriconoscibili dalle fratture, tagliate le orecchie ed i genitali, tolti gli occhi, scuoiato il petto, il ventre aperto e riempito di sassi, ad un cadavere fu rotto un braccio, all'altro la testa fu quasi interamente staccata. La guerra civile che percorse l' Italia dal 1920 al 1946 fu anche questo e delle bestie feroci che questo (ed altro) fecero se ne deve parlare !

Ritratto di franco@Trier

franco@Trier

Lun, 08/10/2012 - 07:02

pisistrato ne abbiamo le scatole piene anche ad ascoltare ogni anno il 27 Gennaio l'olocausto,io sono nato il 27 di gennaio e ogni compleanno mi viene rovinato ad ascoltare queste minchiate dell' olocausto,sarebbe meglio ricordare l'olocausto degli armeni ad opera dei turchi che invece non se ne parla mai.

pesciazzone

Lun, 08/10/2012 - 07:17

gentiloni, raptor e compagnia briscola...è grazie a gente come voi che l'Italia ha avuto 20 anni di dittatura che grazie anche a gente come me è finita. siete pietosi...

Sapere Aude

Lun, 08/10/2012 - 08:46

C'è troppa gente rincoglionita da nonni comunisti o da insegnanti ideologizzati che hanno raccontato la storia come piaceva a loro. Il nazi-fascismo è stato un'orrore; il comunismo, in compenso, una tragedia epocale dura a morire. Pansa ha l'onestà di scrivere (e di aver scritto) una verità, nascosta per interessi di bassa politica. Basta pensare a quanti partiti per la "terra promessa" (Urss) siano poi rimasti là: quattro gatti, tutti per ragioni affettive, non certo per fede incondizionata al sistema. Ecco perché ce li troviamo tra i piedi ad ogni angolo di strada ancora oggi. Con il cuore sognano il comunismo, ma il portafogli lo vogliono capitalista. E ai 'figli' e ai 'nipoti' di Togliatti, i Master e i PhD li hanno voluti rigorosamente di stampo americano, mica li hanno mandati a Mosca a studiare. Quando si dice essere ipocriti sulla pelle dei rincoglioniti di oggi.

violina66

Lun, 08/10/2012 - 08:56

Grave errore dell'articolo, non si possono identificare i partigiani con i comunisti. C'erano anche i cattolici, il partito d'azione, i democristiani e i liberali. Tutti tendevano alla "dittatura" comunista?

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Lun, 08/10/2012 - 09:56

Pansa:Il predominio culturale e organizzativo del Pci. Lo ha riconosciuto anche Pansa. Ciò significa che dall'altra pate c'era e c'è solo ignoranza che dava adito a egoismi personali lontani dalla politica sociale. In poche parole la stessa ideologia speculativa dell'attuale liberismo.

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Lun, 08/10/2012 - 09:58

Il fascismo è stata una cosa aberrante allora come oggi, ed oggi si rispecchia nel liberismo della destra moderna italiana e solo italiana

Ritratto di Rosella Meneghini

Rosella Meneghini

Lun, 08/10/2012 - 10:08

#Violina66# Sono solo i partigiani rossi che si sono incensati per quasi 70 anni e continuano a farlo, cercando di nascondere verità storiche inconfutabili. Gli altri, quelli veri, finita la guerra si sono ritirati in buon ordine; hanno cercato di dire anche loro quello che era successo, me sono stati zittiti proprio dagli autoincensatori di professione. Ho conosciuto un partigiano rosso, ma onesto e anche lui mi ha confermato quanto scritto da Pansa. Pensi che mi raccontava che lui era stato salvato da un fascista quando ragazzo, era stato arrestato insieme ai suoi amici, e con le lacrime agli occhi mi diceva che lui non era riuscito a fare altrettanto quando lo vide prigioniero, che si avviava verso l’esecuzione, pur raccontando al suo superiore che aveva salvato la vita a lui e ai suoi amici e che come risposta ha ricevuto la minaccia di metterlo al muro insieme al suo salvatore.

Ritratto di vency

vency

Lun, 08/10/2012 - 10:20

La vergogna somma consiste nella presenza di una marea di democristiani e soci, che ancora attualmente, dopo appunto più di mezzo secolo, sono fiancheggiatori dei criminali comunisti, sotto mentite spoglie (PD e soci). Che vergogna dover tollerare personeggi/parlamentari che si dichiarano tuttora comunisti.

Ritratto di alasnairgi

alasnairgi

Lun, 08/10/2012 - 10:24

Non si deve fare di tutta l'erba un fascio!Non tutti i partigiani erano comunisti e anche i comunisti ,non tutti, avevano le idee chiare sul futuro dell'Italia.Il fratello di mia moglie aveva 22 anni quando cadde in combattimento durante un'azione di sabotaggio ad un campo di aviazione. Da notizie dirette dai parenti,mia suocera in primis, era certamente comunista(come lo si può essere a 22 anni!)ma mai avrebbe fatto azioni criminali verso altri essendo tra l'altro un fervente cattolico. Non ci si deve meravigliare del fatto, ma allora in piena guerra la cosa era possibile anche perchè di come fosse in effetti il comunismo lo si è venuto a sapere solo dopo la morte di Stalin. Altri,più anziani allora, hanno avuto la responsabilità dei fatti di cui Pansa racconta. Oltre ad una, in quei momenti, legittima voglia di rivincita verso un potere che li aveva oppressi. Ovviamente poi molti non particolarmente controllati si sono dati ad eccessi che penso siano stati anche frutto di personali tare criminali. Leggerò il libro di Pansa comunque per farmene una idea.

bruna.amorosi

Lun, 08/10/2012 - 10:34

E' vero ci sono stati stupri e omicidi ben nascosti però e sfido a chi dice il contrario perchè lo ho visto con i miei occhi che alcune kompagnucce si davano da fare con i kompagni partigiani .specie quelle che i mariti erano un pòsempliciotti e credevano a quello che stavano facendo . .cosè che erano i partigiani ditelo voi a mè fa schifo anche dirlo .

a.zoin

Lun, 08/10/2012 - 10:51

Come in tutti i paesi ,dove ci sono, guerre o rivoluzioni, ci sono i PATIGIANI, o RIBELLI. Non c`è da meravigliarsi,perchè,è una vendetta a cui TUTTI gli stati ne hanno approfittato, chi più chi meno. Solo che nel Belpaese,con l`andare del tempo,diventano tutti intellettuali,il popolo si dimentica quello che hanno fatto. Hanno pure cariche di SENATORE o MINISTRO,( possiamo leggere il libro di -Stefano Surace- "Caro Pertini". Il signor Pertini è diventato Presidente della Reppublica italiana.

tzilighelta

Lun, 08/10/2012 - 10:53

Pansa sta migliorando, finalmente si comincia ad ammettere che gli orrori dei comunisti non sono diversi da quelli nazi fascisti! Definire poi tutti i partigiani comunisti mi sembra una boiata storica, la maggioranza combatteva per liberare il paese dai tedeschi che in ritirata eseguiva stragi di civili con l'aiuto dei fascisti! Riguardo via Rasella ho letto aberrazioni come per le foibe, l'ignoranza ancora prevale! La rappresaglia contro l'attentato fu tenuta segreta, a Hitler non interessavano i colpevoli materiali, non ci fu nessuna richiesta di questo tipo, lui voleva solo vendetta, 10 italiani per ogni tedesco, solo dopo l'ingresso degli Americani si scoprì la verità di quel che era successo! Laura Canu mi sembri l'imitazione di Caterina Guzzanti quando fa la coatta fascista di casa Pound!.... e le foibe?

cesaresg

Lun, 08/10/2012 - 10:57

@pisistrato brucia sentire parlare di come erano gli "eroici" partigiani che, cominciando dall'uomo del colle, i comunisti, ne celebrano le loro gesta....CRIMINALI. io ho letto tutti i libri di Pansa (lui si eroico) sono ben custoditi sulla mia libreria. Comprerò anche l'ultimo.

Ritratto di EMILIO1239

EMILIO1239

Lun, 08/10/2012 - 10:57

Finalmente un velo veritiero sulla storia d'Italia non solo fascista, era ora!!!!Grazie dott. Pansa.

Ghiringhelli Mario

Lun, 08/10/2012 - 11:23

se qualcuno afferma ancora nel 2012 la supremazia culturale della sinistra o è un imbecille, o mente alla grande perchè potrebbe essere anche il contrario, cioè che la sinistra è talmente indietro che ha bisogno di un ideologia da dittatura per affermarsi politicamente e socialmente. Non a caso le masse sono attratte ancora ora dai movimenti sindacali e o comunisti proprio perchè non conoscono l'indipendenza del pensiero o la capacità di affermarsi come professionisti

emulmen

Lun, 08/10/2012 - 11:29

franco@Trier - sarebbe utile anche ricordare il genocidio dei cambogiani ad opera dei khmer rossi ...2 milioni di morti fra il 1975 e l'inizio del 1979...o i 4-5 milioni di ucraini morti per la terribile carestia del 32-33 provocata da Stalin e dalle sue squadre di requisizion

precisino54

Lun, 08/10/2012 - 15:38

Due ore fa avevo inviato inutilmente; trattandosi di commento privo di volgarità e di insulti insisto inviandolo nuovamente. Due semplici parole che tutti conosciamo: Onestà, Intellettuale; messe insieme fanno la locuzione più abusata dei nostri tempi! Cosa vuol dire O.I.? Facciamo qualche esempio facile. Nello sport dovrebbe indicare chi ammette di aver vinto senza merito, di averlo fatto magari con l’aiuto di un giudice “distratto”; dovrebbe ad esempio far dire al portiere che la palla è entrata senza negare l’innegabile, anche se visto da pochi. Che l’avversario meritava di vincere. Nel lavoro dovrebbe coincidere con l’ammettere che altri sono migliori e che noi magari non valiamo per quanto riceviamo. Nella politica a tutti i livelli: ammettere che i provvedimenti presi dalla parte avversa siano utili e magari migliori di quelli proposti da noi. O.I. è tutto quanto si fa, si dice non per il proprio tornaconto materiale ma per quello morale! G. P. Pansa, di cui non ho letto nulla, tolte brevissime note, il genere non mi interessa, è sicuramente UOMO ONESTO INTELLETTUALMENTE! Indubbiamente questo suo modo di essere lo arricchisce moralmente, non escludendo pure il lato economico. Per questa sua cocciutaggine nel voler dire quanto da sempre si è cercato di nascondere, non ha avuto onori ma invettive oltre a essere stato oggetto di aggressioni verbali e mediatiche da parte di sinceri democratici che spesso gli hanno impedito di presentare i suoi libri. Lunga vita a te Uomo “onesto intellettualmente” perché insisti a raccontarci una verità più vera! Solo chi è permeato totalmente dalla ideologia non ammetterà mai quanto è avvenuto in certi tristi momenti della nostra recente storia. Pansa ha dato voce a quanto da anni veniva sussurrato sulle nefandezze commesse, rileggendo in maniera critica, e non schierata, fatti storici notissimi. Tentare di nascondere quanto accaduto è da stolti, dire poi che si tratta di fatti passati, che non serve ricordare, che occorre metterci sopra la pietra dell’oblio non è corretto specie quando si continua a commemorare i vari momenti della lotta partigiana e della resistenza. Vivo sempre nella speranza di giorni in cui ci sarà il ravvedimento di tanti stolti per far luce nel buio della nostra Repubblica. Foibe docent! Espressioni quali: “Zone d'ombra, eccessi, aberrazioni” sono senza dubbio utili e meritorie, ma sicuramente insufficienti a scuotere le coscienze di chi dovrebbe.

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Lun, 08/10/2012 - 21:02

"Caro" pesciazzone. Chi non si appecorona dinanzi ai suoi idoli sarebbe un fascista? Complimenti. Lei è proprio rimasto indietro di svariati decenni. Chi le dice poi che lei sarebbe stato cosí coraggioso da difendere la libertá del paese? Questa è arroganza. Finché non ci si trova in una situazione del genere è facile fa i fighi, ma non è detto che si sarebbe all'altezza delle proprie aspettative. Si ricordi che i vigliacchi, purtroppo, sono sempre la maggioranza. E poi, uno che la pensa come lei, libererebbe l'Italia o la renderebbe schiava di una dittatura ancora peggiore e, in aggiunta, straniera? Si emancipi dalla propaganda e cerchi di saperne di piú su quanto realmente è accaduto. Almeno potrá riservare il suo rispetto e la sua ammirazione per persone degne, non per gentaglia.

pesciazzone

Lun, 08/10/2012 - 23:17

caro Gentiloni, su una cosa lei ha certamente ragione: i vigliacchi sono sempre una maggioranza e, aggiungo, spesso pontificano con anni di ritardo sputando sulle tombe di quelli che hanno combattuto perche loro (anni dopo e col culetto al caldo) potessero permettersi di offenderne la memoria. Nessuno può dire che in Italia ci sia stata una dittatura comunista dopo la liberazione. Prima, invece, c'era e oggi abbiamo i nipotini del ventennio che fanno i moralizzatori.....

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Lun, 08/10/2012 - 23:41

Pesciazzone, lei continua a non capire. Nessuno offende la memoria di chi ha combattuto. La veritá non puó essere offensiva. Noi cerchiamo di dare a Cesare ció che gli appartiene. La vera offesa è continuare a raccontare balle sulla resistenza. Chi ha combattuto per il bene dell'Italia ha tutto il mio rispetto, chi ha commesso crimini efferati o si è battuto per gettare il Paese sotto il tallone di Stalin, no! La dittatura comunista l'abbiamo evitata grazie all'America e alla DC, altrimenti i nipotini di Stalin, quelli della resistenza comunista, non avrebbero esitato un istante a mandarci alla rovina. Per finire, i nipotini del ventennio li vede solo lei. Ripeto, qui stiamo cercando di vedere le cose per quello che sono state, non per come sono state distorte da chi ne aveva tutto l'interesse. Se per lei questo è sinonimo di fascismo, ebbene io sono fascista. Contento lei....

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Mar, 09/10/2012 - 08:13

Pesciazzone, lei continua a far finta di non capire, e intanto offende tutti gratuitamente. Nessuno sputa sulle tombe di chi ha combattuto per la libertá o ne offende la memoria, ci mancherebbe altro. Basta leggere per rendersene conto. Lei peró non ammette nemmeno che ci siano lettori che cercano la veritá, perchè questa contrasta con la favoletta dei partigiani eroici e liberatori d'Italia. I partigiani comunisti, nella loro maggioranza, non hanno combattuto per l'Italia, ma per gettarla in pasto ad una dittatura stalinista ancora peggiore di quella fascista. E per farlo hanno massacrato, rapinato, violentato la popolazione civile molto piú di quanto abbiano infastidito tedeschi e repubblichini. L'Italia è stata liberata dagli Alleati e mantenuta democratica, permettendo anche a lei di scrivere sciocchezze, dalla loro presenza e dai partiti anticomunisti che l'hanno, bene o male, governata per decenni dopo la guerra. Sono dati di fatto, ma parlarne per quelli come lei è reato di lesa maestá. Se si vuole che gli italiani rispettino la resistenza, bisogna raccontare la veritá. E soprattutto bisogna smetterla di "scomunicare" chi dice le cose come stanno solo perchè in contrasto con la leggenda rossa. Se dire la veritá ci rende nipotini del ventennio, come lei infantilmente scrive, allora mi consideri pure un fascistaccio puro e duro.

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Mar, 09/10/2012 - 08:46

Pesciazzone, lei continua a far finta di non capire, e intanto offende tutti gratuitamente. Nessuno sputa sulle tombe di chi ha combattuto per la libertá, ci mancherebbe altro. Basta leggere per rendersene conto. Lei peró non ammette nemmeno che ci siano lettori che cercano la veritá, perchè questa contrasta con la favoletta dei partigiano eroici e liberatori d'Italia. I partigiani comunisti, nella loro maggioranza, non hanno combattuto per l'Italia, ma per gettarla in pasto ad una dittatura stalinista ancora peggiore di quella fascista. E per farlo hanno massacrato, rapinato, violentato la popolazione civile molto piú di quanto abbiano infastidito tedeschi e repubblichini. L'Italia è stata liberata dagli Alleati e mantenuta democratica, permettendo anche a lei di scrivere sciocchezze, dalla loro presenza e dai partiti anticomunisti che l'hanno, bene o male, governata per decenni dopo la guerra. Sono dati di fatto, ma parlarne per quelli come lei è reato di lesa maestá. Se si vuole che gli italiani rispettino la resistenza, bisogna raccontare la veritá. E soprattutto bisogna smetterla di "scomunicare" chi dice le cose come stanno solo perchè in contrasto con la leggenda rossa. Se dire la veritá ci rende nipotini del ventennio, come lei infantilmente scrive, allora mi consideri pure un fascistaccio puro e duro.

pesciazzone

Mar, 09/10/2012 - 12:53

ma n mi dica un po' com'è possibile ragionare con uno che dice che i liberatori sono stati peggio dei nazisti????? Che roba...come siamo messi.....

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Mar, 09/10/2012 - 21:33

Pesciazzone, mi perdoni, non ho alcun intento offensivo, ma lei evidentemente non capisce quello che scrivo. Buona serata.

harvey colossal

Sab, 12/10/2013 - 01:29

Egregio dott. Pansa, sono un musicista di Reggio Emilia, ho ventisette anni e faccio parte di quella generazione "molto alternativa" che ha visto la luce negli anni '80. Quando mi permetto di definire in tal modo i ragazzi della mia età, intendo dire che abbiamo imparato per necessità ad arrangiarci e a sopravvivere in un mondo che scarseggia di occasioni per il nostro futuro. Nonostante quello che molti slogan della sinistra rossa ha diffuso, raccogliendo proseliti anche nelle frange moderate per ragioni sociali ed altrettanto elettorali, siamo giovani privi di avvenire a causa di dinamiche forse più complesse del "sistema che non sistema". Nella mia città, come Lei sa, c'è un humus culturale molto preciso che fatica di più a praticare un'autocritica seria rispetto al processo naturale di riciclo che un potere deve attuare per mantenersi e durare negli anni; la mentalità di moltissimi reggiani è inequivocabilmente legata ad una storia che affonda le sue radici alla fine degli anni '40. Molti dei miei coetanei non conoscono nulla nè della storia che hanno insegnato a me in famiglia nè di quella diversa che altre persone hanno vissuto sulla propria pelle; si appoggiano ad un senso di appartenenza dettato dal desiderio di impegnarsi proprio di chi è giovane. Non posso trovare qualcosa di sbagliato in questo, perchè anch'io mi riconosco in molti valori che la storia dell'Emilia porta con sè. La mia terra è parte di me, fiorisce d'estate e dorme d'inverno. Sono legato a lei in modo indissolubile. Proprio per questo non posso più trascurare le ombre che troppo spesso ho visto passare attraverso di lei; persino accanto a me, in famiglia. Ho vissuto anni in cui le contraddizioni dell'ortodossia comunista, intesa come vero e proprio stile di vita, si sono riflesse sulle abitudini persino educative dei miei genitori, comunisti convintissimi di esserlo. Durante la mia adolescenza, ho sperimentato gli effetti di questa impostazione esistenziale su scala emiliana direttamente sulla mia pelle, partecipando ad incontri pomeridiani nelle scuole superiori che ho frequentato, gestiti da un'èlite studentesca formata da ragazzini di sinistra e, sicuramente in piccola parte, di destra. Malgrado l'enorme differenza che separava la maggioranza e la minoranza del nucleo carismatico, tutti sembravano convergere sul punto di ottenere l'incarico di Rappresentante d'Istituto, dal quale trarre l'eventuale possibilità di entrare nel mondo della politica giovanile (a prescindere dall'ideologia di appartenenza) con lo stesso zelo col quale si organizzavano iniziative apparentemente sane e motivate. E' facile immaginare cosa accadesse durante le autogestioni e le occupazioni: erano veri e propri bivacchi a cui anch'io ho partecipato, da incosciente. Nessuno dei ragazzi che hanno presenziato ad essa nega di avervi preso parte senza un motivo culturale preciso; per chi le organizzava, bastava esprimere qualche cifra sul Ministero dell'Istruzione e del Governo passando per ogni classe durante le ore di lezione, sottindere banalità da volantino e chiedere l'occupazione della struttura scolastica allo stesso modo con cui si difende un diritto. Io ero inizialmente felice di partecipare alle ore di autogestione; vedevo in quei momenti di vita d'Istituto la possibilità di parlare liberamente, cercare nuove interpretazioni della realtà per formarsi un'opinione propria. Avevo il bisogno di crearmi una mente pronta e critica per vivere in un mondo che, in futuro, sarebbe stato di altri ragazzi come me. Tuttavia, non ero certo quello che viene definito volgarmente "uno stinco di santo"; cercavo l'attenzione di coloro che reputavo i leader nella mia scuola e nella mia compagnia di coetanei in modi spesso grotteschi, pericolosi, volgari, stupidi, offensivi e privi di raziocinio. Non è difficile pensare che tutti i miei "bei discorsi" da giovane studente finissero affogati nella scelleratezza euforica che talvolta sommerge il bisogno di essere guidati ed ascoltati. Non azzarderei nulla se affermassi che anche altri ragazzi, all'epoca, si fossero trovati a predicare bene e a razzolare male, come suol dirsi. Forse si chiederà per quale ragione le ho scritto queste cose e non mi stupirei se non gliene fregasse niente... Ma ho letto alcuni dei suoi libri e ho voluto iniziare questa lettera accennandole alcuni aspetti della mia adolescenza qui a Reggio per introdurle meglio ciò di cui mi piacerebbe parlare. Devo anticiparle che ho attraversato una profonda crisi esistenziale all'età di vent'anni, dettata da molteplici fattori, che mi ha portato a trovare rifugio nella musica (che avevo incontrato molti anni prima) e conforto nella Fede Cristiana. La mia solitudine era arrivata alle stelle e mi ha imposto di riflettere molto dolorosamente sulla mia identità passata e sulle prospettive del mio futuro. Come le ho già accennato, i miei genitori sono comunisti. Duri e puri. Un vero comunista, dalle mie parti, non si riconosce dal numero delle manifestazioni ed iniziative a cui partecipa all'anno, ma dal "come" e dal "quando" tace o parla; sa benissimo quando esporsi, come negare l'evidenza ed esprimere opinioni pertinenti alla propria fede o a quello che viene reputato l'obiettivo politico-strategico del momento su larga scala. La fandonia dei "cani sciolti della sinistra" è un'abile montatura per far apparire in modo diverso ed includere sapientemente fazioni estreme che tutt'ora, nei centri sociali, continuano vergognosamente a perdurare. Non mi stupisce che siano stati solamente gli esponenti della destra della mia città a chiedere lo sgombero di aree pubbliche occupate da persone che si sono rese protagoniste di numerosi episodi deplorevoli; posso dirglielo con certezza perchè conosco bene la generazione di cui faccio e ho fatto parte. Mi sono sempre permesso di reputare il centro-sinistra di Reggio Emilia sotto il costante occhio vigile delle frange estreme, di vecchi e giovani gendarmi che, seppur con stili diversi, non si limitano più a difendere una porzione (a tratti molto dubbia) di storia della Resistenza, ma a comportarsi da veri e propri cacciatori di argomenti nuovi di rilevanza sociale su cui porre il sigillo del proprio diritto d'autore, in modo da avere qualcosa da rivendicare. In casa mia, ricordo le discussioni di politica coi parenti, le lunghe serate di trasmissioni su Raitre, gli insulti ai politici di destra, di centro e di una parte ritenuta "democristiana" della sinistra; ricordo la devozione quasi mistica ed emotivamente coinvolta verso certi personaggi, che mi sembrava di conoscere da una vita intera nonostante li ascoltassi soltanto parlare in tivù. Erano "i buoni che difendevano i poveri dal sopruso del capitalista". Io ero stato educato, implicitamente, ad assumere una personalità conforme ad un vero e proprio credo esistenziale. Mio padre è l'esempio del silenzio; "come ti muovi, ti fulmino!". Mi creda: nemmeno ora, nel mio inconscio, mi sembra del tutto orribile pensare ad un motto così atroce. Prima di maturare queste idee, ho dovuto sviluppare da solo uno spirito critico che mi alienasse dal rapporto genitoriale e che mi permettesse di analizzare lucidamente il mio vissuto in funzione del mio futuro. Credo di aver conosciuto il dolore più profondo. Un giorno ebbi l'idea di parlare coi miei genitori di un suo libro: "La Grande Bugia". Ero incuriosito dal fatto che si parlasse anche della città di Reggio Emilia e di episodi di cui avevo sentito parlare dai miei nonni, anche loro comunisti. Mia nonna, residente sull'Appennino Tosco-Emiliano, mi raccontò di un ragazzo del suo paese di montagna iscritto al Fascio come tanti, suo coetaneo: erano conoscenti. Venne catturato dai partigiani e fucilato in inverno in un luogo che si poteva vedere da lontano, sui monti. Mi raccontò di una scia di sangue sulla neve e di un puntino nero in fondo allo strapiombo. Concluse il suo racconto in dialetto montanaro:"...ne hanno fatte tante anche loro...". Mio nonno invece era nell'esercito, il suo servizio di leva cadeva proprio nel '39. Non si dimentica mai di ricordarmi la sfortuna che ha avuto, come può ben immaginare... Mi narrò eventi passati al vaglio di una sua censura personale che ben comprendo, ma che non poteva nascondere, a mio avviso, il vero significato insito in essi. Venne salvato dai tedeschi da un ufficiale della Repubblica Sociale di Salò che cercò poi di reclutarli nell'esercito di Mussolini, si vide un mitra puntato in faccia da un comandante tedesco e mi parlò di un partigiano che aveva l'abitudine di effettuare ronde in camion alla ricerca di fascisti da portare alle vecchie Scuole Verdi di via Cialdini a Reggio; di sicuro, a quanto traspariva dalle sue parole, non era un luogo di villeggiatura per camicie nere, tant'è vero che salvò dalla cattura di quel personaggio un fascista, durante una banale discussione davanti ad un bar. Ebbene, per quanto mio nonno fosse un convinto comunista, terminava i suoi discorsi con una frase recitata guardandomi dritto negli occhi:"...ricordati sempre: la guerra fà schifo...", con una consapevolezza molto più profonda di un qualsiasi comunista che aggiungerebbe "la colpa è di Mussolini!". In tanti hanno banalizzato gli orrori della guerra civile italiana lasciando sottintendere un allucinante:"...hanno iniziato loro!!". Insomma, chi meglio dei miei genitori poteva conoscere quelle storie che i miei nonni avevano vissuto e che raccontavano a me in quei termini? Davo per scontato che potessi contare su un terreno condiviso su cui parlare di cose che interessavano anche a loro, magari affini alle tematiche socio-politiche che sembravano dominare i loro discorsi, che spesso percepivo come lontani dalla mia quotidianità di bambino prima e di ragazzo poi. Ma ho scoperto di essere un povero ingenuo. Per prima cosa, risposero con una veemenza inenarrabile: "...sei solo un provocatore! Ti avranno fatto il lavaggio del cervello in Chiesa....". Oppure: "...adesso lo dico alla nonna! Se ti sentisse parlare così...". In tutte le risposte agghiaccianti e incoerenti che mi sono sentito dire, ho notato l'attitudine a rispondere sempre nello stesso modo, chiamando in causa episodi che non c'entravano nulla con ciò che intendevo dire e negando cose dette proprio da loro. Quando ho cercato di argomentare le mie opinioni, ho trovato una cattiveria raramemente riscontrata prima da mamma e papà, un riflesso dettato addirittura dalla loro sensazione di aver sbagliato tutto con me; parlando in quei termini, ho evocato un'incapacità comunicativa latente e propria di molte dinamiche famigliari anche estranee a questi argomenti. Dopo aver elaborato questi eventi attraverso la solitudine, i sensi di colpa e tante altre vicissitudini che si possono immaginare, ho capito che le domande giuste da farsi erano poche ma essenziali: sono l'unico a vivere questa esperienza? Sono l'unico ad aver vissuto scontri di questo tipo nella mia generazione, tralasciando per un istante le ormai risapute conflittualità che potevano emergere negli anni '70? Che aspetti hanno i conflitti generazionali sull'impostazione di vita di sinistra e sulla mentalità in cui i ragazzi che oggi anni poco meno di trent'anni sono cresciuti? I miei genitori erano arrivati a negare anche le cose che avevo visto alle superiori per le occupazioni, come se nell'ammettere che quei ragazzini si comportavano comunque conformi all'irruenza (seppur non giustificabile) della loro età fosse un nefasto segnale di un padronato che ritorna a confezionare schiavi. "Sono ca**i vostri se vi trovate con dei contratti di lavoro che non vi garantiscono nulla! E' grazie a dei fannulloni come te che la tua generazione di m***a si ritrova nei guai fino al collo!! E poi parli tu, che non fai niente dalla mattina alla sera...." Premesso che lavoro da quasi dieci anni in un posto che mi hanno trovato proprio i miei genitori (i musicisti lavorano poco...) e tralasciando molte considerazioni che diventano quasi inevitabili, sono ancora dubbioso sul senso di quest'affermazione sulle difficoltà lavorative dei giovani in merito al fatto che ho letto un libro. Forse la libertà d'espressione tanto sbandierata da quelli che forse hanno fatto leva sulla storia personale dei miei genitori era in realtà un lusso che potevano permettersi soltanto quelli che non uscivano da determinati recinti... Mi sono permesso di scriverLe per ringraziarLa del suo lavoro, che passando attraverso la nostra storia italiana ha svegliato in me uno spirito critico difficile da gestire, ma finalmente libero e personale. Ho scoperto di poter pensare con la mia testa e di lasciarmi alle spalle il ragazzo confuso, turbolento e privo di punti di riferimento che ero prima; di certo, negli aspetti culturali dell'esperienza umana di cui Le ho scritto i suoi libri hanno avuto un ruolo decisivo. Non mi resta che sperare in un futuro libero da certe ottusità e attivo nel condividere tutte le proprie esperienze, anche simili alle mie, senza il timore di essere giudicati e con la garanzia di essere ascoltati. Cordiali saluti

Mauri1

Dom, 02/02/2014 - 18:19

@pesciazzone: la bocca se la devono sciacquare gli ipocriti falsari di sinistra, che in quanto a crimini non hanno proprio nulla da invidiare ai fascisti e ai nazisti. E se vi brucia fatevene una ragione o compratevi una Pomata H, ma state sereni che le vostre panzane non se le beve più nessuno...

Ritratto di PATATRAC73

PATATRAC73

Mer, 20/04/2016 - 20:53

ho poco da dire , diro' solo che quando poi si arriva ad una certa eta' si rischia di avere inevitabilmente la , cosidetta, demenza senile..... Ma certe volte si è geneticamente disposti dall'infanzia. Panza mah !

Rudy

Mar, 25/04/2017 - 09:09

Certo, ma quanto tempo deve passare perchè si possano dire pubblicamente cose che sapevano tutti ? Sarebbe stato più facile dire che la guerra è brutta e la guerra civile ancora più brutta, ma non lo si è fatto perchè c'è stata Yalta. I vincitori si sono messi d'accordo ed hanno conservato il loro potere delegandolo ai loro referenti. Cosa che avviene sempre ma con la differenza che la classe dirigente uscita dalla Resistenza era estremamente esigua. Una minoranza irrisoria ha di fatto imposto una verità per oltre settant'anni. E questa minoranza è ancora al potere, anche se ha cambiato faccia mille volte. Tutti i sacrifici e gli ideali di fascisti e partigiani sono serviti ad arrivare dove siamo oggi ?