Facebook "censura"? Il pubblico valuterà

Fa discutere la scelta del colosso creato da Zuckenberg di introdurre un meccanismo grazie al quale gli utenti potranno segnalare le "bufale"

Il social network di Facebook è da qualche anno una delle realtà più significative. Nel mondo sono molte centinaia di milioni quanti, ogni giorno, usano questa piattaforma per comunicare con gli amici, informarsi, promuovere prodotti e servizi, discutere di politica o arte o mille altre cose, cercare l'anima gemella. Si tratta di uno spazio «virtuale» frequentato da un numero crescente di persone e per questo motivo capace di incidere nella loro vita.

Per tale motivo fa oggi discutere la scelta del colosso creato da Mark Zuckenberg di introdurre un meccanismo grazie al quale gli utenti potranno segnalare le «bufale»: quelle notizie del tutto infondate che infestano il web esattamente come, da sempre, dominano la chiacchiera per strada o al bar.

L'obiettivo di Facebook è semplice: si vuole far sì che la piattaforma sia sempre più apprezzata da quanti la utilizzano e per questa ragione si cerca il sostegno di tutti gli utenti del network in tale opera di pulizia, con una speciale attenzione a quei gruppi dominati da fobie ossessive. Il problema è che stavolta, volendo affrancarsi da sciocchezze di varia natura, in qualche modo si pretende di decidere cosa è vero e cosa è falso.

Non è chiaro se a operare tale distinzione sarà l'opinione della maggioranza o, come pare, se quanto emerge dagli utenti sarà comunque vagliato da un gruppo giornalistico gestito da Facebook stesso. In entrambi i casi, l'esito sarà che nel social network qualcuno non potrà esprimere le proprie idee, poiché qualcun altro avrà deciso che sono false.

Non c'è dubbio che l'iniziativa è del tutto legittima. Non siamo dinanzi a una violazione di diritti fondamentali. Facebook è un'impresa privata che offre i propri servizi, molti dei quali sono anche gratuiti, e chi accetta di usare tale servizio deve accettare ovviamente le regole della casa. In una moschea si può entrare solo scalzi e in chiesa non è bene esibire talune parti del corpo.

C'è però da domandarsi se Facebook compia una scelta opportuna, sul piano strategico, quando si propone di eliminare o comunque limitare la presenza dei gruppi che diffondono interpretazioni in vario modo complottiste o leggono la realtà del nostro tempo usando particolari lenti interpretative. Forse non è la via giusta: non solo per favorire la crescita di queste componenti della nostra società, ma anche per allargare la platea di quanti usano il portale.

Nessun timore, a ogni modo. Oggi Facebook appare un gigante e occupa una posizione fortissima, ma solo dieci anni fa neppure esisteva. Tutte le sue scelte, compresa questa, saranno giudicate dal comportamento di tutti. Se continuerà su questa strada e alla fine questo si rivelerà un errore, ci sarà ancora più spazio per i concorrenti (Twitter, ad esempio, ma non solo), che troveranno modo di soddisfare gli eventuali delusi dai servizi offerti dall'impresa fondata da Zuckenberg.

Il bello del mondo telematico globale è che esso è davvero aperto e competitivo. In qualche modo, ogni posizione - anche quella che sembra più consolidata - è esposta alle incertezze del futuro. Se quello di Facebook si rivelerà un passo falso, l'azienda californiana ne pagherà le conseguenze. Magari tutti noi continueremo a «taggarci», ma altrove. E il processo di selezione del mercato continuerà senza sosta.