Il fallimento (culturale) dei salotti letterari on line

Da "Nazione indiana" a "Carmilla", le riviste sul web sembravano destinate a soppiantare quelle accademiche. Invece sono state lasciate per i social network. Dove si dialoga con autori ed editori

Su internet la critica letteraria ha trovato la morte sua. Dapprima in senso metaforico e positivo: Società delle menti (sezione del portale Clarence), Nazione Indiana, Vibrisse, Carmilla on line, Il primo amore sono stati siti-rivista molto frequentati da piccole e grandi firme dell’ultimo decennio e da frotte di lettori/commentatori. Recensioni di centocinquanta righe, sofisticate analisi alla Michel Foucault del contesto socio-letterario della Penisola, diari e lettere d’autore, articoli di Antonio Moresco, Tiziano Scarpa, Raul Montanari, Giulio Mozzi. E tra i 50 e i 700 commenti per post. Sembrava che il web, all’alba del millennio, avesse finalmente fornito spazio d’espressione a coloro che avevano qualcosa di interessante da dire.

Poi, il crollo. La morte vera. In certi casi, l’offline. Oggi questi siti sono poco più che circoli parrocchiali, se non cimiteri tout court. Vedere l’ultimo post di Società delle menti («inviato da Giuseppe Genna, venerdì 29 agosto 2003», un’intervista a Gabriel García Márquez) mette un’insolita tristezza digitale. Cadaveri di pionieri morti lungo la strada.

«Colpa dei Social Network che hanno distrutto tutto - dice Giuseppe Genna - Siamo dinosauri. La critica è migrata nel “mi piace” di Facebook, nella condivisione di un link. Tant’è che la produzione di note su Facebook, cioè di articoli originali scritti ad hoc, sarà dell’1 per cento. Il social è diventato l’anti-social. La blogosfera è allo sfacelo. C’è di peggio: sta sparendo il tessuto dei lettori. Secondo la Nielsen il libro più venduto dell’ultima settimana è la Dieta Dukan, con 6100 copie. Detto questo, dove vuoi andare con la letteratura? Su Amazon c’è solo una folla scatenata di 140mila utenti quotidiani. Alle librerie Feltrinelli, la solita esposizione di fuffa tra un piatto pronto e una focaccia. Né online né offline c’è più informazione vera. Figuriamoci i contenuti. Causa di tutto ciò, a mio parere, il conflitto di interessi di editori che sono anche distributori».

C’è da dire che siti come Nazione Indiana ci hanno messo del loro per affossarsi da soli. «La partecipazione - ricorda lo scrittore Teo Lorini - si disperdeva nella difesa da attacchi personali. In tanti commenti c’era camarilla, regolamento di conti, dietrologia. Il microfono aperto di Radio Radicale. Migrati sul Primo Amore, chiudemmo i commenti fin da subito. I Social Network, però, tendono ad azzerare tutte le conflittualità, talvolta positive, a favore di una comunicazione rapida, impressionistica, superficiale. Fine della dialettica. Grado zero della condivisione. Twitter? Se non hai l’arguzia di un Flaiano o un Campanile, o non sei nel vivo dell’azione tipo a Piazza Tahrir, precipiti in una frammentazione sterile. Molte occasioni, poca profondità. È l’uso zapping della Rete».

Pare che a Roma ci vadano pazzi, per questo zapping. C'è chi dice che il Rinascimento della critica letteraria digitale arriverà dal blog Minima et Moralia dell’editore minimumfax. Ci scrivono Nicola Lagioia (819 followers su Twitter), Christian Raimo (814), Francesco Longo (i cui interventi sono molto seguiti). Tutto in pendant local-sentimentale con Fandango (di cui Mario Desiati, 839 followers, è direttore editoriale e «amico di tutti»). Se volete una mappa delle relazioni editorial-giornalistiche della Capitale, bastano i followers e i re-tweet di questi autori.

Ma tanto a Roma twittano, quanto al Nord prendono le distanze da questa mondanità: «Minima et Moralia lo leggono in dodici» commenta Genna. «È un’operazione voluta da minimumfax - ci dice Giulio Mozzi - per poter dire: non sono solo una casa editrice, ma un soggetto culturale. Potrebbero anche uscirci articoli bellissimi, ma la funzione del blog è orientare l’immagine della casa editrice. Punto. Nel 2007 smantellai Vibrisse, che era diventata avamposto di editoria digitale, perché questo blog multi autore era diventato “interno” alla Repubblica delle lettere. Faccenda ambigua, senza per questo essere cattiva, ma da addetti ai lavori, autoreferenziale. Forse consci del pericolo, i TQ non hanno fatto un blog, se non di servizio».

I lettori-navigatori stanno evidentemente altrove, fuori da questi club passati e presenti, in zone più popolari e scanzonate. Come Facebook e Twitter, spesso su pagine di singoli scrittori, con cui mantengono un contatto diretto: sono 264mila i followers di Bret Easton Ellis (15mila quelli di Wu Ming, 75mila quelli della casa editrice Einaudi, 25mila quelli del Saggiatore). Sono le grandi strutture a essere in crisi: Anobii, lo scaffale digitale di recensioni, dopo una curva positiva, sta perdendo appeal. Satisfiction sembra resistere e poter fronteggiare persino «la cricca romana», in virtù dell’anima marketing che ha avuto fin dall'inizio: recensioni «soddisfatti o rimborsati», 8750 «mi piace» su Facebook, rivista cartacea, sito-portale con inediti di scrittori, Vasco Rossi, per un certo periodo, come editore, e media partner stabili. Quel tanto che basta per un po’ di vita spericolata, che ai lettori piace sempre.