Fango, riprese, telegrammi Il film della Grande guerra

La resistenza belga che rallentò l'avanzata in Francia del Kaiser, il documentario inglese sulla Somme e l'impegno degli Stati Uniti furono le "chiavi" del conflitto

nostro inviato a Gorizia

Quando pensiamo alla Grande guerra la mente va alle battaglie: la Somme, Verdun, lo scontro navale dello Jutland... Ma non è detto che siano quelli i veri punti di svolta. La pensa così il professor Ian F.W. Beckett, storico dell'Università del Kent e autore di La Prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta (Einaudi). Al festival èStoria di Gorizia, conversando con William Ward ha elencato una serie di fatti a cui si pensa raramente ma che hanno cambiato il corso del conflitto. E non solo di quello. Eccone alcuni.

IMPANTANARE TUTTO

Quando i tedeschi scatenarono nell'agosto del 1914 la loro offensiva contro la Francia, lo fecero con lo scadenziario del piano Schlieffen che prevedeva di invadere il Belgio per piombare su Parigi aggirando le principali linee di resistenza francese. Il progetto era tutt'altro che segreto, ma la macchina bellica tedesca funzionò alla perfezione, nonostante la coraggiosa resistenza dei belgi. Ma nei pressi della cittadina di Veurne un manipolo di tecnici delle dighe aprì le chiuse inondando il territorio su cui si stavano muovendo i tedeschi e impantanandoli. La speranza di una avanzata veloce era affondata. I sogni di vittoria di Guglielmo II finiti a mollo.

CIAK SI GIRA

I britannici furono i primi a portare cineprese e pellicole al fronte. Così Il 21 agosto 1916 approdò sugli schermi di Londra The Battle of the Somme. Per la prima volta veniva proiettato un documentario girato nel bel mezzo dei combattimenti. Certo qualche scena, dati i mezzi dell'epoca, era stata ricreata in trincee lontane dalla prima linea. Ma moltissime delle immagini di bombardamento, molti dei morti e dei prigionieri erano veri. La Gran Bretagna all'epoca contava già 4500 sale cinematografiche. L'impatto psicologico fu fortissimo. Nessuno poteva più immaginarsi la guerra in trincea diversa da com'era. Era nato un nuovo tipo di informazione con cui tutti i governi dovevano fare i conti. Una vera arma di distruzione di massa, altro che dirigibili che sganciavano inefficaci bombette.

ERRORI DI COMUNICAZIONE

La macchina bellica del Kaiser fu una delle più oliate e temibili per tutto il conflitto. Invece la diplomazia gestita alla prussiana funzionò piuttosto male. Se c'era qualcosa che gli Imperi centrali avrebbero dovuto evitare a tutti i costi era l'ingresso in guerra degli Stati Uniti. Le cose iniziarono a mettersi male con l'affondamento, il 7 maggio 1915, del piroscafo britannico «Lusitania», pieno di americani (e di granate che sarebbero state utilizzate al fronte). I tedeschi avevano validi motivi per colpire il convoglio ma il fatto di aver coniato una medaglia commemorativa per il suo affondamento, realizzata dall'artista Karl Goetz, non migliorò la loro posizione nei confronti degli Usa e di molti Paesi neutrali. La stampa americana che spingeva per la guerra ci andò a nozze.

SCRIPTA MANENT

Mentre scherzetti come quello del «Lusitania» complicavano la situazione diplomatica, i tedeschi il 16 gennaio 1917 inviarono un telegramma a firma del ministro degli Esteri, Arthur Zimmermann, al loro ambasciatore in Messico, Heinrich von Eckardt. Senza tanti giri di parole si istruiva il diplomatico ad approcciare il governo messicano con la proposta di formare un'alleanza contro gli Stati Uniti, in modo che se Washington fosse intervenuta nel conflitto i messicani attaccassero da sud. Il telegramma fu intercettato dallo spionaggio della marina britannica e reso pubblico. Un disastro, anche perché il prussiano Zimmermann ammise di averlo inviato. A quel punto impedire l'ingresso degli Usa nella guerra divenne impossibile.

CHIUDERE UNA GUERRA E PREPARARNE ALTRE

Lawrence d'Arabia è un bel film. Ma per inglesi e francesi capire come gestire la frantumazione dell'Impero ottomano fu un disastro. Avevano fatto promesse a chiunque si opponeva alla Sublime porta. Il capo di stato maggiore britannico Henry Wilson sintetizzava così la vicenda in una lettera del 1919: «così tante promesse contraddittorie a tutti che non riesco a immaginare, lo giuro sulla mia testa, come possiamo uscire da questo pasticcio senza mancare di parola a qualcuno». Inoltre con la dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 gli inglesi avevano preso impegni sulla creazione di un focolare ebraico in Palestina. Il risultato fu un proliferare di Stati con confini che non soddisfacevano nessuno. In Europa la prima guerra mondiale finì nel 1918 (o forse nel 1945), in Medio Oriente sembra continuare.