Fantasmi famosi e attualità brutale negli scatti del grande fotografo Guccione

La mostra aperta fino al 20 giugno nel Castello Brown di Portofino ripercorre la carriera dell’artista in 33 scatti, divisi in 6 filoni tematici, da «Vanitas» con i ritratti dei grandi della storia a «Terra» sul futuro del pianeta, passando per le fascinose immagini di moda

Chi è l’affascinante signora che ha abbandonato sull’antico divanetto rosso quella borsa così verde, proprio sotto il quadro dalla cornice dorata? Dov’è ora e che fa? Domande che fanno immaginare una storia, di cui lo scatto di Antonio Guccione è solo un momento e dunque evoca molto di più di quel che si vede.

Quella esposta fino al 20 giugno al Castello Brown di Portofino è la prima fotografia della mostra che ripercorre 40 anni di storia contemporanea, attraverso alcune delle opere più rappresentative dell’artista. E’ datata 1980 e nasce per una campagna pubblicitaria di Prada, eppure non ha nulla di commerciale e di patinato, nulla del solito fashion un po’ stucchevole cui siamo abituati. Sembra concentrata più su quello che nell’immagine è assente, che su quello che c’è. Per questo rompe la routine, suscita la curiosità di cercare altre notizie che possono completare il messaggio. É forse questa la più grande dote di un fotografo fuori dal comune come Guccione.

E lo si capisce seguendo la narrazione in 33 scatti, articolata in 6 filoni tematici, che Flavia Motolese ha curato e chiamato: «Antonio Guccione Portofino» . Un’altra immagine che irrompe nella mostra, come un pugno nello stomaco, è quella di una bandiera americana che sembra sbrindellata e corrosa dal tempo. Tra stelle e strisce un po’ sbiadite emerge la linea minacciosa di una pistola. Il messaggio di «This is America», del 2015, è forte e sempre estremamente d’attualità, mentre arrivano le notizie dagli Usa dell’ultima strage in una scuola. Basta ad aprire un dibattito sul Paese-leader dell’Occidente, che paga con migliaia di vittime innocenti il suo connaturato diritto alla difesa armata. La foto fa parte dell’ultimo progetto di Guccione, che ha al centro la Terra e le sorti del pianeta, la precarietà e l’incertezza che avvolgono il suo futuro. Come un pittore l’artista usa terra e pigmenti colorati per ricreare una realtà parallela, onirica ed allucinata, dare il senso della distruzione e della metamorfosi in atto ogni giorno, nell’ambiente come nell’uomo.

Si dà per scontato che la fotografia riproduca semplicemente la realtà, nulla di più falso per Guccione che vuole scoprire la complessità di ciò che vede nel suo obiettivo, ogni sfaccettatura, quel che c’è dietro, la natura, l’anima, la verità, i sentimenti. Per lui, la bellezza non è solo quella delle top model che ha ritratto, come Elle McPherson, Tyra Banks, Iman, con i loro abiti da favola, ma emerge da tutte le cose, anche brutte, spiacevoli...

«Terra» è l’evoluzione dell’idea espressa negli scatti della sezione «Fotomorfosi», dedicata alla biodegradabilità, fin dalle opere degli anni ‘80 che sembrano corrose con strane emulsioni e cromature, da microrganismi che ne modificano l’immagine. Colori irreali, figure indecifrabili, il grande potere suggestivo della trasformazione.Divenuto celebre per i suoi originali ritratti, da Versace a Moschino, da Fellini a Dustin Hoffman, oltre che per le innovative campagne pubblicitarie per Prada, Gucci, Officine Panerai, l’artista ha fatto molta strada dalle suo foto di moda degli anni Ottanta e Novanta.

Ma già allora, ritraendo il corpo di donna senza manierismi, lo faceva con un incanto e un rispetto tipico di quei rari uomini che non sanno e non vogliono strumentalizzare l’immagine femminile. Come nel ritratto «privato» della bellissima modella svedese Pia Klover, poi diventata sua moglie, in cui la costruzione poetica della posa fa assomigliare la figura ad una statua classica che emerge dallo scatto in tutta la sua carnalità.

E poi c’è «Vanitas», capitolo giocoso che è stato fondamentale nella sua carriera, con personaggi iconici come Leonardo da Vinci, Mao, Pollock, Mussolini. Più che un banale omaggio, la sfida di ritrarre chi non c’è più come forse non era, ma come è rimasto nella memoria del mondo, attraverso la particolarissima lente di Antonio Guccione sui dettagli. Così l’autore personalizza anche i teschi, fotografati, scolpiti, dipinti di blu, inscatolati, caratterizzandoli con occhiali alla Yves Saint Laurent, parrucche gialle alla Warhol, baffetti alla Salvador Dalì...La mostra in un castello percorso da fantasmi famosi, rievocati da un mago della macchina fotografica.