La forza rivoluzionaria della bontà

Vita e destino procedono sempre di pari passo, con il secondo a dettare andatura e direzione e la prima a seguirlo, fedele come un'ombra, come una schiava in catene. Vita e destino, nell'opera più nota di Vasilij Grossman (1905-64) compiono una via crucis tortuosa e dolorosa attraverso la seconda guerra mondiale, con Stalingrado, dove si combatte la più sanguinosa battaglia della storia, a fare da forza centrifuga e centripeta, a scatenare le onde mostruose di una tempesta immane e a risucchiarle in un gorgo che scende fin sotto l'oceano dell'umanità per giungere alle porte del disumano inferno. Lo stesso inferno che ritroviamo nel reportage L'inferno di Treblinka e nella successiva riflessione saggistica di La Madonna Sistina. In quei tre libri c'è il Grossman epocale, l'osservatore che scruta e registra i fatti entrati nella memoria collettiva. Qui Grossman è il narratore-storico, un Erodoto del Ventesimo secolo.
Ma quel Grossman è sorretto e completato, formato e ingentilito (anche nello stile), dall'altro Grossman che, cambiate le lenti dei suoi occhialini tondi, ingobbitosi sulla scrivania, esamina il particolare per farlo assurgere a universale. È del resto una prerogativa dei grandi autori figli della Russia, o della Grande Russia o della Piccola Russia, comunque sia di quel ricchissimo comparto della letteratura, partendo da Tolstoj e arrivando a Solgenitsin. Gente sempre competitiva qualunque sia la lunghezza della corsa, la maratona del romanzo-fiume oppure la gara di velocità del racconto. Ne abbiamo prova leggendo i racconti riuniti in La cagnetta (Adelphi, pagg. 88, euro 7, a cura di Mario Alessandro Curletto, fra due giorni nelle librerie). Dei primi due, risalenti agli anni Trenta, uno offre uno spaccato a margine dell'ottuso e maligno sistema dei soviet, l'altro è una mesta riflessione sulla solitudine in cui ci getta la malattia. L'ultimo, che dà il titolo alla raccolta, datato '60-61, è un commovente omaggio all'innocenza degli animali quando degli uomini sopportano non soltanto le violenze gratuite o interessate, ma anche le ambizioni spropositate.
La giovane e la vecchia sono due compagne del Partito e di pochi altri. La giovane è una ragazza di campagna entrata a far parte, piccola rotella dell'ingranaggio, della macchina burocratica. Essere nominata direttrice di un sovchoz a 24 anni non è da tutti, e passare dall'ameno paesaggio della giovinezza ai severi palazzi di Mosca è un salto nel buio. Ma lei s'impegna da buona operaia del regime, e quando parte per una vacanza, diretta per la prima volta al mare della Crimea, si sente quasi una donna realizzata. La vecchia, invece, vicedirigente del settore pianificazione, dello stesso regime ha già conosciuto anche il bastone, oltre che la carota, con l'arresto di sua figlia, accusata di essere una nemica del popolo. S'incontrano sul treno che le porta alla casa di vacanza per funzionari, e mentre la vecchia, giunta a destinazione, si dedica alla lettura, la giovane prende bagni di sole. Ben presto la gente mormora anche di certi «bagni di luna» in compagnia di un colonnello poco più grande di lei. È amore, sì, ma vita e destino, ormai dovremmo saperlo, assumono traiettorie strane: chi pare indirizzato al bene dovrà fare i conti con il male. E viceversa.
Anche il Dimtrij Petrovic di L'alce, ingegnere specializzato nella progettazione di turbine, ha un ruolo importante nella ripartizione dei compiti comunista. Anzi, lo aveva, perché giace malato, gravemente malato. Come l'Ivan Il'ic di Tolstoj, attende la morte, e come lui avverte crescere intorno a sé il disinteresse degli altri, esclusa la solerte moglie. Se alza lo sguardo vede, appesa al muro, la testa dell'alce che fu sua preda, durante una gioiosa battuta di caccia. E gli occhi della bestia che morendo aveva lasciato il suo piccolo disperato e orfano, lo fissano come dall'Aldilà. Ma senza astio, sono «due occhi buoni e compassionevoli, materni».
Buoni sono anche gli occhi della Cagnetta randagia. Quelli dell'Istituto la tolgono dalla strada per... mandarla nello spazio. Lo studioso di esobiologia che se ne occupa sottoponendola ai test, un tipo freddo e scostante, interessato soltanto ai progressi della scienza che possono dar lustro al suo Paese, vicino a lei diviene più aperto e umano. Petruska obbedisce senza un guaito, senza un ringhio di dolore o di perplessità per il trattamento subito. E quando torna dalla missione dopo aver visto ciò che nessun essere aveva mai visto prima: «Finalmente lui riuscì a vedere i suoi occhi: gli occhi annebbiati, impenetrabili di un povero essere dalla mente confusa e dal cuore tenero e mansueto».
La giovane e la vecchia che s'invertono i ruoli, L'alce che da morto spiega che cos'è il piacere di esistere, La cagnetta che non smarrisce la propria bontà nemmeno a migliaia di chilometri dalla Terra. Anche per loro la Vita è sempre un Destino.