Frusta, furti e «femminismo» Ecco l'educazione a Sparta

Lo storico Nic Fields racconta come venivano cresciuti i giovani nella combattiva città-stato C'era molta durezza ma le donne avevano delle libertà scandalose, secondo gli altri greci

di Nic Fields

Le due principali fonti letterarie riguardanti la società spartana sono Senofonte, il quale ne scrive un elogio acritico, e Plutarco, che si basa in gran parte sui racconti di Senofonte in cui inserisce una pletora di episodi antichi, alcuni in buona fede, altri del tutto inventati. Da queste opere letterarie si viene a sapere che il cittadino spartano a pieno titolo, lo spartiata, era completamente al servizio dello Stato. Perché questi fosse in grado di superare le resistenze psicologiche causate dal naturale timore della morte, doveva essere addestrato a pensare a sé come a un uomo non padrone della propria vita; quindi doveva sempre essere preparato a una fine improvvisa e violenta, e sin dall'infanzia veniva condizionato a questo tipo di atteggiamento, che oggi si potrebbe definire fanatismo.

Fin dalla nascita di un bimbo, gli anziani di Sparta decidevano in base alla sua salute se doveva essergli concesso di crescere; la triste alternativa era abbandonarlo su un monte nei pressi della città. Era la terribile legge spartana: nessun maschietto deforme - che quindi non poteva diventare un guerriero - aveva il diritto di vivere. Quanti superavano l'esame venivano intenzionalmente induriti dalle madri fin dalla più tenera età, facendo loro il bagno nel vino - che si riteneva provocasse convulsioni nei bambini deboli mentre temprava e rafforzava quelli sani -, nutrendoli con cibi semplici e abituandoli a condizioni di vita disagevoli. Poi, dall'età di sette anni (Plutarco) o quattordici (Senofonte), cominciava l'educazione organizzata dallo Stato, l' agoghé («allevamento», come per il bestiame), che mirava a prepararli per il futuro ruolo di guerrieri. I ragazzi venivano inquadrati in «mandrie» e guidati da «capibranco», ai cui ordini dovevano ubbidire, e che a loro volta venivano strettamente controllati da magistrati. Il più importante, il «mandriano di ragazzi», era nominato affinché si occupasse dell' agoghé , e la sua autorità sui giovani non era inferiore a quella di un generale su un esercito. Nel far rispettare la disciplina era assistito da un certo numero di cittadini chiamati «portatori di frusta», e si può presumere che questo titolo non fosse solo formale.

I ragazzi venivano brutalmente iniziati alla vita in comune: per esempio dovevano provvedere da sé a un giaciglio con cannicci strappati con le loro mani dalle rive dell'Eurota, il fiume basso e sabbioso che attraversa Sparta. Erano anche vietati agi quotidiani come le scarpe, era permesso soltanto un unico mantello da portare in ogni stagione dell'anno, e sopravvivevano con una dieta deliberatamente inadeguata. Quest'ultima imposizione favoriva il furto di cibo, inteso come un compito avventuroso mirato a sviluppare l'astuzia in guerra, ma se colti sul fatto si veniva castigati con dure punizioni fisiche. Il dolore doveva essere sopportato senza tradire la minima emozione. L'educazione scolastica era ridotta al minimo, tuttavia includeva musica, esercizi ginnici e giochi violenti che includevano tutti i princìpi fondamentali della guerra. Secondo Plutarco, veniva loro insegnato a parlare con uno stile secco, ma anche elegante e adatto a esporre in modo conciso un buon numero di opinioni; stando ad Aristotele, già nel IV secolo a.C. questo modo di esprimersi stringato era definito «laconico». \

In tale contesto si comprenderà come l' agoghé - per la sua stessa natura e l'accento posto sulla formazione di guerrieri, i quali basavano la propria esistenza sulla regolarità e la rigida disciplina della vita militare - si concentrasse su una educazione, definita prudentemente come la ripetizione di schemi ordinati e prevedibili di pensiero e comportamento, secondo una precisa sequenza che lasciava poco o nessuno spazio all'improvvisazione. L'educazione spartana era il sistema più meticoloso del mondo greco, ma mirava a produrre ingranaggi per una macchina.

Quindi, per i successivi quattordici anni di vita un ragazzo si faceva strada da solo in una pedagogia sempre più brutale e brutalizzante, un'educazione elementare interamente determinata dallo scopo di abituarlo a resistere ai disagi, addestrandolo a sopportare una disciplina rigida, e instillandogli nel cuore un sentimento di devozione a Sparta. Com'è naturale, fallire significava l'infamia più assoluta, perché spesso (alla tipica maniera di Sparta) comportava l'ostracismo sociale. \

Per concludere, si può sottolineare il fatto che le adolescenti spartane erano sottoposte a un'educazione analoga a quella dei maschi. Per loro, com'è ovvio, il regime era meno brutale, ma concentrato sulla danza e sulla ginnastica; quest'ultima comprendeva la corsa, la lotta e il lancio del giavellotto e del disco. Frequentavano liberamente i maschi, e come loro - secondo Plutarco e com'è illustrato nell'arte primitiva di Sparta - eseguivano in pubblico questi esercizi del tutto o in parte nude. Non deve quindi sorprendere che un tale disprezzo delle normali inibizioni sessuali sconvolgesse gli osservatori esterni; l'offensivo epiteto fainomerides («mostra-cosce») venne coniato proprio per loro da alcuni viaggiatori, anche se in ultima analisi questo «esibizionismo» veniva sfruttato per attirare corteggiatori. L'autore comico ateniese Aristofane suscitava risate fra i suoi spettatori con una battuta salace riguardo gli esercizi ginnici eseguiti dalle donne spartane, mentre il suo collega, il drammaturgo Euripide, sebbene più moderato, è pronto a condannarle perché corrono «discinte, con le cosce nude». Il potere sessuale delle donne poteva disturbare il mondo dei maschi, e quelli greci oltre i confini di Sparta ne erano chiaramente spaventati, per quanto forse non se ne rendessero conto del tutto.

Anticipiamo in questa pagina alcuni stralci dell'intervento dello storico Nic Fields all'incontro intitolato «Poleis e Paideia» che si terrà venerdì (a partire dalle 9) all'interno del festival èStoria 2015 a Gorizia. Il festival che durerà da giovedì 21 a domenica 24 maggio sarà dedicato, quest'anno, a un'analisi del ruolo dei giovani nella storia e nell'attualità, e vedrà riuniti a Gorizia personalità della storiografia, della cultura e delle arti da tutto il mondo. Tra gli ospiti segnaliamo: Mark Thompson, Sergio Romano, Massimo Fini, Paolo Crepet, Massimo Teodori, Colin Heywood, Alessandro Barbero, Franco Cardini.