Fu Apollinaire a inventare la «chirurgia estetica»Un testo profetico sull'«Excelsior» del 1918

È noto che i romanzieri vedano il futuro della tecnica, della medicina o dell'informatica prima, e meglio, degli scienziati. È così anche nel caso dello sviluppo della chirurgia estetica, una branca della chirurgia che si propone di eliminare gli inestetismi dell'uomo, o addirittura, un domani, correggerne le funzioni. Proprio quello che (pre)vide, agli inizi del XX secolo, il poeta francese Guillaume Apollinaire (1880-1918), il quale scrisse sul quotidiano Excelsior del 31 luglio 1918 un racconto in cui compare per la prima volta, nel titolo stesso, il termine Chirurgia estetica. Preveggente e inquietante. Nel breve racconto (ora pubblicato dalle edizioni Henry Beyle, tradotto da Laura Frausin Guarino) s'immagina una visita in Alaska ai laboratori della Lega per l'Eugenetica, la cui presidentessa, miss Ole, mostra al Narratore i miracoli della nuova scienza medica (e espone le sue idee «sul miglioramento della razza umana»). Il primo caso è un ferroviere che ha perso un braccio in un incidente, al quale è stato innestato «un braccio di scimmia, modificato asportandone a poco a poco la pelle e sostituendola, ma mano che si cicatrizza, con lembi di pelle presi dal corpo stesso del paziente». L'ultimo è un uomo politico, al quale è stata impiantata una seconda bocca, identica a quella naturale, sulla nuca: «Lei capisce - mi disse miss Ole - l'importanza che può avere una seconda bocca per un politico durante i comizi».
Figuriamoci in televisione.