Fuffa, gaffe, proteste ma anche buoni libri: ecco le nostre scelte

Mattarella cita (per due volte) la manifestazione concorrente di Roma. Intanto negli stand parte il toto-nomine per il 2016

nostro inviato a Torino

Si è aperto il 28° Salone del Libro, l'ultimo (forse) presieduto e diretto dalla coppia Picchioni-Ferrero, il primo - in visita ufficiale - per il presidente della Repubblica Mattarella. La Germania è Paese ospite d'onore. Il tema: «Le Meraviglie d'Italia».

MENO LETTORI, PIÙ EDITORI La prima meraviglia è che in un Paese dove gli indici di lettura crollano, tanto che solo il 10-12% degli italiani legge almeno un libro l'anno, e magari è quello di Carlo Cracco, il Salone abbia sempre un successo mediatico e di pubblico straordinario. Ieri, primo giorno, c'era già folla. Gli editori ci sono tutti, anzi sono aumentati. I grandi come sempre ci guadagnano, i piccoli come sempre si lamentano dei costi degli stand (6mila euro circa). Ma - come spiegano loro i grandi - «acquistano visibilità». Insomma, meno lettori, più editori, più libri.

PIÙ LIBRI, PIÙ LIBERI Ieri mattina, apertura del Salone in pompa magna e granatieri. Per l'inaugurazione è arrivato il presidente Mattarella. Prolusione ineccepibile («Leggere ha a che fare con la libertà e la speranza», «La lettura è l'ossigeno della coscienza», «In Italia si legge poco ma aumenta la vendita di libri per ragazzi: sono loro il nostro futuro») senonché - involontariamente immaginiamo – per ben due volte il presidente, cita lo slogan della manifestazione «concorrente» dell'editoria romana «Più libri significa più liberi». A margine, ha fatto notare qualcuno, Mattarella somiglia incredibilmente a Bruno Gambarotta, solo più pettinato.

UN SALONE, TROPPI DIRETTORI Inizia il Salone e già si pensa al prossimo. La coppia presidente-direttore Picchioni-Ferrero scade. Chi comanderà a Torino dall'anno prossimo? Si fanno molti nomi, tra i quali ieri spuntava quello di Vittorio Bo, già direttore del Festival della Scienza a Genova, editore e accademico di vaglia. E quello di Giuseppe Culicchia, che però - dicono - fuori Torino non conosce nessuno. Ernesto Ferrero consiglia a chi dovrà scegliere di sentire il parere dei veri azionisti, gli editori (che gli vogliono molto bene, e magari potrebbero riconfermarlo). Alla fine, vedrai che deciderà il sindaco Piero Fassino. Si chiama egemonia comunale.

PIÙ MERCATO, MENO QUALITÀ Al Salone si celebrano i 750 anni di Dante (e i 40 senza Pasolini…), e si celebrano anche, in maniera defilata, i 500 dalla morte di Aldo Manuzio, principe degli editori e dei tipografi. In una Sala Rossa quasi vuota, nessun editore presente. Sul palco due storici eminenti dell'editoria e l'eminente manager-editore Gian Arturo Ferrari. Si cita l'episodio di Erasmo da Rotterdam che si reca a Venezia per far stampare i suoi Adagia dal grande Manuzio, il migliore di tutti, e gli rimprovera di occuparsi troppo della qualità e troppo poco dei guadagni. Raccomandazione che i nostri editori hanno seguito alla lettera. Guardando il livello medio dei libri pubblicati, anche troppo.

TANTA FUFFA, POCHE CHICCHE Tra tanti nuovi libri infimi, al Salone si trova qualche nuovo libro imperdibile. In un primo veloce giro si segnalano: un libro fotografico su Luciano Bianciardi (Excogita), il saggio finora inedito in Italia di Robert Musil L'uomo tedesco come sintomo (Pendragon), l'ultimo romanzo, inedito in Italia, del premio Nobel 1985 Claude Simon Il tram (Nonostante edizioni), la prosa perduta di Mario Soldati Sul tennis (Henry Beyle). Meraviglie bibliofile d'Italia.

MENO STATO, PIÙ PRIVATI Al Salone dedicato alle «Meraviglie d'Italia», l'evento clou è l'incontro «Come gestire i tesori artistici tra pubblico e privato». In una Sala azzurra quasi piena, il presidente del FAI Andrea Carandini, il presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali Giuliano Volpe e Daniele Manacorda, autore del saggio L'Italia agli italiani , mettono all'angolo (senza contraddittorio) i «talebani» statalisti e benicomunisti (alla Settis e Montanari) per i quali solo lo Stato può tutelare e gestire musei, siti archeologici, biblioteche... Il trio vince facile: senza i privati, l'Italia delle Meraviglie non ce la può fare. Servono (anche) manager, marketing e mercato. Dieci, cento, mille FAI.

TROPPO LAVORO, POCHI SOLDI Ieri tra gli stand serpeggiava, come sui social, l'hashtag #OccuPAYIsbn : un movimento digitale di protesta contro Massimo Coppola, oggi direttore di Rolling Stone ma ieri editore di Isbn, preso di mira da autori e traduttori che gli rinfacciano di non essere stati pagati. Parola d'ordine: «Il lavoro culturale va pagato, sempre». Una sacra verità, che spesso gli editori dimenticano. «Ti pubblico un libro, e vuoi anche essere pagato?!». «Anche sì».