Fuori incubo black bloc, alla Scala la Turandot: ovazione per l'Agresta

Successso annunciato per il debutto colto di Expo. Con la Cina protagonista della serata, sul palco e nel foyer

Dieci minuti di applausi per Turandot di Puccini in scena alla Scala, l'1 maggio: il debutto colto di Expo. Un successo per la verità annunciato. Lo spettacolo firmato Nikolaus Lenhoff funzionò già nel lontano 2002 quando venne visto ad Amsterdam, per la prima mondiale di Turandot con Finale di Luciano Berio. Nella buca d'orchestra c'e' il direttore numero uno di Puccini, Riccardo Chailly, che alla fine confessa, “stiamo ancora vibrando. Bello sentire il teatro così coeso, questa partecipazione forte. Spero che il pubblico abbia percepito”. Commenti sugli accadimenti in città per questo lancio di Expo? “Io non ho visto nulla. Oggi pioveva, ma a Milano c’era il sole. Mi spiace che ci siano questi scontri in un giorno come questo”.

Turandot e' la svedese Nina Stemme e Calaf e' Aleksandr Antonenko (nel primo atto un po’ titubante). Ma chi spicca è Liu' di Maria Agresta, assieme a Chailly la piu' applaudita della serata, praticamente un trionfo personale.

Sul palcoscenico, incombono le pareti- muraglia rosse, spigolose e taglienti. Rosse come il sangue che scorre per volere della principessa Turandot: tagliatesta di gelo, alla fine sciolta dall'amore di e per Calaf. Nina Stemme, nel ruolo del titolo , si presenta in scena avvolta da mantello e copricapo nero: se ne liberera' solo alla fine, nel corso dei sedici minuti di finale di Berio (Puccini morì prima di terminare l’opera), mai sentito alla Scala. Chailly si muove con agio nel mare di melodie sinuose, flessuose, fascianti ma che sa anche rendere spigolose e scabre: come vuole il Novecento. Sussurri e clangori, dolcezza squisita e forza brutale: questa la sua Turandot.

“Una Turandot un poco violenta”, osserva Livia Pomodoro. Piace ad Armani: “amo Puccini e le opere spettacolari”. Produzione promossa anche dalla Marcegaglia. Nel foyer c’è un Mario Monti stranamente loquace. Discorre a lungo con Thomas Wu, uomo di punta dell’Oriente rampante. Mister Wu ci spiega di apprezzare la “combinazione fra l’antica Cina del libretto con scene così moderne. E’ questa la Cina di oggi, un mix fra tradizione e slancio verso il futuro”. L’Oriente, appunto. Ecco il grande protagonista della serata, sul palcoscenico e nel foyer. Perché la Scala va oltre la musica pura, è lo specchio di Milano e dell’Italia.

Commenti

LAMBRO

Sab, 02/05/2015 - 05:11

LA CINA E' VICINA? SONO ARRIVATI I CONQUISTATORI...... CI COMPRANO A PESO!! GIUSTO OSANNARLI!!!???

Linucs

Sab, 02/05/2015 - 11:39

Meglio i cinesi che gli zulù.

VittorioMar

Sab, 02/05/2015 - 13:40

QUESTA E' LA CULTURA ITALIANA NEL MOMDO!!INVIDIOSI.

Ritratto di Jiusmel

Jiusmel

Sab, 02/05/2015 - 14:50

Questa, purtroppo, è l'altra Italia, quella che non appartiene alla stragrande maggioranza dei cittadini ma ad un ristretto numero di benestanti ricchi che in alcuni casi sono anche giustificati dalle loro attività industriali e imprenditoriali ma che per una buona parte non sono giustificati perché trattasi di politici stantii entrati in politica poveri ed arricchitosi nel corso degli anni ai danni dei cittadini. Prendiamo atto che anche l'Opera è diventato un prodotto da mercanteggiare e da vendere all'offerta più alta.....