La Grande Guerra raccontata a regola d'arte

C'è il mito e c'è il dramma: la Grande Guerra si mette in mostra nella sua complessità in un progetto espositivo di quasi cinquecento opere in concomitanza con Expo, voluto da Intesa San Paolo per il centenario dell'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale. Lo ospita Gallerie d'Italia, nelle sedi di Milano, Napoli e Vicenza che domani, nel giorno dell'anniversario, saranno a ingresso gratuito (www.gallerieditalia.com, le mostre «La Grande Guerra. Arte luoghi propaganda» continuano fino al 23 agosto, con eventi collaterali, da seminari a cineforum).

Della macchina della propaganda per l'acquisizione del consenso si tratta a Napoli, dove sono esposti un centinaio di manifesti originali, mentre Vicenza mette in vetrina i lavori degli artisti-soldato, veri reporter con le loro macchine fotografiche e i fogli per gli schizzi. Nella sede milanese di piazza della Scala grazie a duecento opere conosciamo artisti poco noti e vediamo quadri e sculture fino a oggi confinati in depositi o collezioni private che il curatore Fernando Mazzocca ha scovato dopo meticolose indagini. Mario De Maria è una scoperta, così come i pannelli di Giulio Sartorio per il vestibolo della Biennale del 1906. Raffinati e decadenti, sono all'ingresso dell'esposizione e dimostrano che per capire la Grande Guerra bisogna risalire agli ultimi decenni dell'Ottocento, in quella Belle Époque che fu bella per pochi. E allora trovi Le riflessioni di un affamato di Emilio Longoni, il toccante Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio di Angelo Morbelli. Luigi Nono dipinge la vita contadina, Luigi Selvatico le stazioni ferroviarie trasformate in luoghi dove i saluti diventano addii. Alla vitalità futurista - spicca il collage di Marinetti contro i riformati - è dedicato un corridoio (Balla, Severini, Sironi) mentre ampie sono le sale dedicate alle opere dal fronte: gli artisti-soldato alternano atti di quotidiano eroismo, incanto per la natura e tragedia. Nel dopoguerra incontriamo il simbolismo di Hirschl, il rigore di Sironi, il realismo magico di Cagnaccio di San Pietro (il cui Trittico dedicato alla madre di un soldato caduto è fra i pezzi più significativi esposti, e pensare che Mazzocca l'ha trovato negli uffici della Camera del Lavoro di Venezia).

«Vorrei fosse una mostra con più dubbi che certezze», ci dice il curatore, che ha deciso di chiudere la rassegna con spezzoni della Grande Guerra di Monicelli, con Sordi e Gassman tragicomici eroi al fronte.