Se per Bradbury la fantascienza è anti-moderna

Il maestro della sci-fi si ostinò a snobbare il computer preferendo la macchina per scrivere

Ray Bradbury (1920-2012) è uno dei grandi maestri della letteratura fantascientifica: autore di capolavori come Cronache marziane e soprattutto Fahrenheit 451 , è stato anche un prolifico produttore teatrale, un efficace consulente di urbanistica e un apprezzato sceneggiatore per registi del calibro di Alfred Hitchcock e John Huston, per cui scrisse il copione di Moby Dick .

Meno conosciuto è il suo lato di acuto polemista e brillante critico della società, aspetto, questo, che emerge nelle sue numerose interviste -nell'arco di sessant'anni di carriera sono più di duecento- le più significative delle quali sono raccolte in un volume curato da Gianfranco de Turris: Siamo noi i marziani. Interviste (1948-2010), (Edizioni Bietti, pagg. 294, euro 20).

Uno degli argomenti principali, ovviamente, è la fantascienza, che per Bradbury è «un modo straordinario di affrontare il passato più recente e il presente, con la scusa di scrivere sul futuro», svelandoci «segreti nascosti in evidenza» in quella che sembra, ma non sempre è, la banale realtà quotidiana. «La fantascienza è la letteratura più straordinaria a nostra disposizione per esprimere le esigenze della nostra epoca», e gli aspetti mirabolanti del progresso scientifico e tecnologico non sono affatto importanti, anzi: per Bradbury, che si ostina fino alla fine a battere le sue opere con una macchina per scrivere e che non userà mai la patente, l'automobile è una delle invenzioni più nefaste per l'umanità, il telefono ha fatto smarrire l'importanza dei contatti umani, la televisione appiattisce l'intelligenza e il computer distrugge la creatività.

Su Internet, poi, il giudizio è spietato e inappellabile: è un giocattolo inutile, che fa perdere un sacco di tempo e un sacco di soldi, spesi soprattutto da persone che non possono permetterselo. Invece di sprecare energie e risorse per investire sul web, i governi, e soprattutto le amministrazioni comunali, dovrebbero potenziare le biblioteche e incentivare la lettura e la scrittura per i più piccoli, che solo così avrebbero gli strumenti adatti a difendersi contro la droga, la violenza e l'ignoranza dilagante. Gli artisti veri dovrebbero tornare a essere i modelli di virtù per la società, e non i parassiti presuntuosi che sono oggi. L'autore di Fahrenheit 451 , che ha una vera e propria adorazione per scrittori come Jules Verne, Edgar Rice Burroughs e Ian Fleming, oltre che una speciale ammirazione per il caro amico Walt Disney, non sopporta gli «intellettuali». Ipocriti, attenti solo al denaro e al potere, ci prendono in giro, come fanno, ad esempio, gli insegnanti incapaci (Bradbury ne licenzierebbe la metà) e gli artisti che, come Andy Warhol, non sono altro che, letteralmente, «sterco di cavallo». Per non parlare dei «romanzieri di New York: intellettuali ebrei semiomosessuali di quarantanove anni che non sanno se divorzieranno per andare a vivere con l'amante o con il ragazzino in fondo al corridoio».

Ovviamente, Bradbury non è uno scrittore politicamente corretto: odia le femministe, le minoranze e gli ipocriti che fingono di creder a una presunta uguaglianza tra uomini e donne, ignorando la superiorità di queste ultime, che custodiscono il segreto della procreazione. Anche quando parla di politica, che disprezza profondamente, Bradbury non è mai banale, e, come nella favole del Re Nudo, si chiede come mai nessun politico prenda di petto il vero problema, quello degli interessi sul debito pubblico, che strozzano l'economia reale. «Abbiamo versato centinaia di miliardi di dollari di interessi senza mai pareggiarlo. Potremmo estinguerlo domani e dimenticarci del problema, eppure nessuno ne parla. Dove va a finire il mostruoso gettito fiscale che ogni anno cresce vertiginosamente? Chi lo spende? Qualcuno ha svolto indagini a riguardo? In televisione non ne parla nessuno e ciò dimostra che siamo governati da irresponsabili!».

Naturalmente, a soluzione proposta da Bradbury è davvero fantascientifica: restituiamo il denaro alla gente e abbassiamo le tasse.