Immagine corporea: illusione o realtà?

Di centrale interesse per l ’uomo, da sempre è stato il rapporto con il proprio corpo, la ricerca e la definizione della propria immagine corporea

Di centrale interesse per l ’uomo, da sempre è stato il rapporto con il proprio corpo, la ricerca e la definizione della propria immagine corporea. Platone identifica il corpo come “tomba o prigione dell ’anima “, Aristotele definisce l’anima come “forma del corpo”, Cartesio definisce il corpo come “una macchina indipendente”e realizza la scissione corpo-mente, Husserl lo intende come “vissuto che accompagna sempre la coscienza”, unità vissuta di percezione e movimento. E’di Schilder tuttavia, la definizione più nota che risale al 1935 :“L’immagine del nostro corpo che ci formiamo nella mente, e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare”. Da questi aulici accenni si intuiscono le componenti fondamentali nella costruzione del Sé : l’immagine corporea, lo schema corporeo e la percezione corporea.

Nietzsche in “Così parlò Zarathustra”afferma: “Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo. Ai dispregiatori del corpo voglio dire una parola. Essi non devono, secondo me, imparare o insegnare ricominciando daccapo, bensì devono dire addio al proprio corpo, e così ammutolire”(Nietzsche). L’immagine corporea si costituisce nel corso della vita a partire dai primi giorni di vita, durante i quali le relazioni con le con le figure di attaccamento principali, i genitori, sono fondamentali. In seguito si modifica ed entra in gioco tutta l ’esistenza del soggetto, l’ambiente, le esperienze.

Nel concetto di immagine corporea si pone infatti il problema del vissuto corporeo. E ancora James esprime bene questa complessità: “Ogni qualvolta due persone si incontrano ci sono in realtà sei persone presenti. Per ogni uomo ce n'è uno per come egli stesso si crede, uno per come lo vede l'altro ed uno infine percome egli è realmente”(James).

L’immagine corporea è il frutto delle esperienze relazionali vissute e solo parzialmente è legato all ’aspetto fisico oggettivo,è la somma di diverse dimensioni e di fattori individuali: esperienze con la famiglia, il partner, gli amici, delusioni lavorative e sentimentali. Nella maggior parte dei casi ad una delusione affettiva si reagisce con una modificazioni di un comportamento alimentare, quante volte ci siamo consolati con un bel dolce o con la cioccolata? Emerge quindi lo stretto legame che esiste tra alimentazione e immagine corporea. Ecco che il corpo appare come “ambiguità dell'essere e dell'avere, il corpo come incontro con l'altro, il corpo come sessualità che implica l'acquisizione di una specifica identità, ma anche come ingombro, come malato, come intralcio nel rapporto con gli altri ”.

Peso, altezza e taglia non sono fondamentali nel costruire un ’immagine corporea. Spesso si assiste ad una discrepanza tra la reale immagine corporea e quella percepita. E così persone affette da anoressia limitano il cibo fino ad abbracciare la morte perché di fronte ad uno specchio la mente li inganna e si vedono grassi, quando in realtà non lo sono.

E’chiaro che la cultura di appartenenza sia un altro fattore determinante. Se l ’epoca contemporanea impone modelli di bellezza filiformi, nell ’epoca coloniale servivano donne forti e robuste adatte a lavorare nei campi e a procreare. I depositari della bellezza femminile ormai sono diventati i mass media, la moda ,il cinema. L’esposizione continua a immagini idealizzate, contribuisce a creare insoddisfazione per la propria immagine corporea.

Certo, nonostante siamo bombardati ogni giorno da messaggi sbagliati, non tutti fortunatamente manifestiamo preoccupazione per il loro aspetto. Ci siamo dimenticati però che il bello non è un modello ideale uguale per tutti, ognuno ha delle caratteristiche individuali ed estetiche che lo rendono unico, appunto. Non si può competere con i fattori genetici e biologici che regolano il peso corporeo.

Non esiste un peso forma ideale, esiste un ideale proprio di bellezza, quello si. Bisognerebbe cercare il più possibile di accettarsi come si è, piuttosto che cercare di modellarsi a un ideale fisico astratto e illusorio, ma certo non è facile realizzarlo. Queste righe vogliono essere lo spunto di partenza per una riflessione più profonda circa il rapporto che ognuno ha con il proprio corpo e con il cibo.

Negli articoli successivi tratterò ogni volta un argomento diverso, nella speranza di suscitare interesse e soddisfare curiosità e dubbi nel lettore.

Sono una biologa appassionata di nutrizione. Per saperne di più seguimi su facebook digitando “Dott.ssa Elettra Martelli” oppure scrivi a infomartelli@alice.it per le tue curiosità o domande.
Commenti

giannipoli

Sab, 30/06/2012 - 08:02

Mi piacere confermo ma vorrei aggiungere il peso preponderante degli stereotipi che la società ed i media ci impongono per cui finiamo per essere qualcosa che vogliamo inconsciamente ma che tutto sommato non ci appartiene e ci angoscia GianniPoli. "La Ricerca" http://laricercadigianni.com

cellini

Mar, 03/07/2012 - 13:05

Ho letto con piacere il tuo articolo, ma non sono completamente d'accorco con alcune affermazioni. Ad esempio il concetto psicoanalitico che tutto deriva dalle esperienze infantili, o che c'è stretto legame tra alimentazione e immagine corporea. Oltre a questi - che se vuoi possono essere accettati se si aderisce a certi teorie psicologiche - ci sono molti altri aspetti della percezione del corpo che dovrebbero essere presi in seria considerazioni perché denuncia di una incongruenza tra segno diagnostico e sintomo. Parliamo ad esempio della dismorfofobia che niente ha a che vedere con l'alimentazione, oppure della bogoressia, in un certo senso una patologia inversa dell'anoressia, nelle quali la visione del corpo è distorta, nel primo caso, o esasperata. In estrema sistesi, la percezione del prorpio corpo, che la letteratura ha utilizzato per creare mostri o eroi, non sempre è conseguenza di altre patologie, ma èpatologia in senso stretto. http://www.ortidellamente.altervista.org