Innamorato e "europeista". Il lato segreto di Valéry

Sulla rivista del Pen un gruppo di scritti inediti del poeta francese: le lezioni al Collège de France e i versi per l'amante Jeanne Loviton

Figlio di un còrso e di un'italiana ostinatamente italofona, Paul Valéry (1871-1945) fu il poeta più francese di Francia, e insieme uno spirito letteralmente cosmopolita, e un europeista convinto: ma convinto di un'Europa della cultura, della poesia, dell'arte, non delle banche, dei trattati, dei regolamenti commerciali. Era, come scrisse Jorge Luis Borges, «un uomo infinitamente sensibile a ogni fatto e per il quale ogni fatto è uno stimolo che può suscitare un'infinita serie di pensieri». Anche per questi motivi, per la sua squisita francesità, la sua universalità, l'ampiezza degli interessi (i Cahiers contano 26mila pagine), Valéry a metà degli anni '20 accettò la presidenza della sezione francese del Pen Club (l'associazione internazionale di scrittori che ha lo scopo di sviluppare la collaborazione fra intellettuali di tutti i Paesi), succedendo ad Anatole France, morto nell'ottobre del '24, del quale pure non aveva molta stima. Così, al banchetto d'inaugurazione del III congresso del Pen, a Parigi, nel maggio del '25, Valéry si troverà al tavolo con il presidente «mondiale» John Galsworthy, futuro premio Nobel, e con Joyce, Unamuno, Pirandello, Heinrich Mann... Da «prima penna» del Pen francese, e insieme di prestigiose istituzioni culturali come l'Académie française, il poeta opererà proficue collaborazioni fra i diversi progetti, favorendo la difesa del libro, la circolazione delle letterature, l'incoraggiamento economico alle traduzioni. E oggi il Pen italiano lo celebra pubblicando, sulla sua rivista, diretta da Sebastiano Grasso, una prosa e diverse poesie inedite tradotte da Marina Giaveri, francesista all'Università di Torino, curatrice delle Opere scelte del «Meridiano» Mondadori in uscita la prossima primavera che ridisegnerà l'immagine dello scrittore.

Fra la pagine di Valéry ora a disposizione in italiano ci sono le lezioni (inedite anche in Francia, a parte quella inaugurale) tenute dalla cattedra di Poetica creata per lui nel '37 al Collège de France e le poesie d'amore dedicate a Jeanne Loviton (che preferiva però lo pseudonimo maschile Jean Voilier) durante la loro relazione, durata sette anni, nell'ultima stagione della vita del poeta. Jeanne comunicherà a Paul la rottura del loro rapporto e la decisione di sposare un altro uomo il giorno di Pasqua del '45. Valéry morirà il 20 luglio. «Nessuno - le aveva scritto - ti avrà mai amato d'un amore di questa profondità e di questa qualità».