L’orgoglio di essere ciò che si è

Grazie alla presidenza di Carlo Azeglio Ciampi è entrata nel lessico quotidiano, anche se per molti non è affatto chiaro che cosa voglia effettivamente significare. Patria e patriottismo sono stati ostaggio di una memoria che ancora oggi non è condivisa. Eppure, come spiega Paolo Peluffo in un corposo saggio pubblicato da Rizzoli (La riscoperta della Patria, pagg. 309, euro 20), a dispetto dei pregiudizi, tra gli italiani è ormai diffuso un sentimento patriottico. Dunque, «non vale la pena di contrastare un difetto identitario che non esiste e una carenza di orgoglio immaginaria»; piuttosto, «il problema è quello di costruire occasioni fisiologiche e leggibili di espressione di questi sentimenti potenzialmente ben radicati».
Anche perché nel nostro Paese il patriottismo affonda radici in tempi assai più lontani. Ricordano Oliver Janz e Lutz Klinkhammer che «dal Risorgimento a oggi in Italia il culto dei caduti e il morire per la patria hanno rappresentato un fattore essenziale nella sacralizzazione della nazione, la cui apoteosi trovava la sua espressione più marcata nella legittimazione nazionale della morte in guerra, sacrificio del singolo per la comunità politica». La morte per la patria (Donzelli, pagg. 250, euro 29) raccoglie undici saggi curati dai due studiosi e a firma di alcuni tra i più noti contemporaneisti europei. Evidenziando un valore che nella nostra costituzione è ben presente, come peraltro testimonia lo studio di Enrico Cuccodoro (La costituzione che vive, Editoriale Scientifica, pagg. 114, euro 12). Da Cavour a Ciampi la linea è dunque tracciata e resta imprescindibile per ogni riforma istituzionale.