Lampedusa, l'isola più bella del mondo benedetta da Papa Francesco

Un libro dal titolo "Benvenuto tra gli ultimi", scritto dai lampedusani Calogero Maria Sparma e Maria Veronica Policardi corredato con le foto di Mauro Buccarello racconta la visita di Papa Francesco a Lampedusa che ha cambiato per sempre il volto dell'isola. Il volume, edito dalla Giancarlo Troiani Editore, ripercorre in 128 pagine gli avvenimenti che hanno condotto all'inaspettata visita papale dell'8 luglio 2013, partendo dai primi anni in cui l'isola divenne per molti migranti, provenienti dalla vicina Africa, la porta per il loro ingresso in Europa

Il Papa più rock della storia ha ridato una speranza a Lampedusa e ai lampedusani. L'isola bella è rinata dopo la sua visita, quel meraviglioso 8 luglio 2013, prima uscita pubblica del Sommo Pontefice da Città del Vaticano. Abituata alle promesse vuote della politica e dei politici di tutti gli schieramenti, Lampedusa accolse Papa Francesco con la speranza che quella storica visita potesse davvero cambiare il suo destino. E così il "benvenuto tra gli ultimi", il saluto della terra dei "senza diritti" al Papa argentino si trasformò in una grande festa alla quale partecipò tutta l'isola, migranti compresi. Chi per mare, chi sugli scogli, chi al campo sportivo o lungo la strada, non c'è stato un isolano che non abbia visto Francesco sorridere, stringere mani, abbracciare e baciare decine di bambini. Non c'è stato isolano che non si sia sentito direttamente coinvolto dalle parole del Pontefice: "Voi siete una piccola realtà ma un grande esempio di solidarietà. Grazie per la vostra testimonianza, grazie per la vostra tenerezza".

Una traccia forte del suo passaggio, tanto che due giornalisti locali hanno pensato di immortalare il suo passaggio sulle pagine di un libro dal titolo "Benvenuto tra gli ultimi", scritto da Calogero Maria Sparma e Maria Veronica Policardi corredato con le foto di Mauro Buccarello che racconta appunto di quella visita che ha cambiato per sempre il volto dell'isola. Il volume, edito dalla Giancarlo Troiani Editore, ripercorre in 128 pagine gli avvenimenti che hanno condotto all'inaspettata visita papale dell'8 luglio 2013, partendo dai primi anni in cui l'isola divenne per molti migranti, provenienti dalla vicina Africa, la porta per il loro ingresso in Europa. Questo percorso, visto con gli occhi di autori lampedusani, è la rappresentazione di come la gente dell'isola ha vissuto l'incontro con il Santo Padre, e di come da anni quotidianamente vive l'incontro con "l'altro": il migrante. Il libro parte dall'invasione del 2011 passando per la visita di Papa Francesco per concludersi con la triste e nota vicenda del 3 ottobre 2013: la strage. Una tragedia consumatasi a poche centinaia di metri dalla costa lampedusana, in cui persero la vita 366 persone, episodio che Papa Bergoglio bollò con la parola "vergogna". La forza di questo libro è la semplicità del testo che esprime tutte quelle sensazioni che le telecamere non hanno potuto filmare e cioè quelle che vive e prova il lampedusano che, da circa vent'anni convive quotidianamente con la realtà dell'immigrazione. "E' la prima volta che pubblico un libro come editore - dice Gian Carlo Troiani - e sto cercando sostegno nella divulgazione di questa iniziativa".

"Benvenuto tra gli ultimi", è il titolo perfetto per un libro che racconta la visita del Santo Padre a Lampedusa. Un modo interessante per ripercorrere "le maglie della catena" di eventi legate al fenomeno migratorio che si sono succeduti nel corso degli anni; eventi che si sarebbero dovuti concludere con la visita del Pontefice, e invece, purtroppo, ancora oggi continuano a verificarsi. Per acquistare il libro si può contattare l'indirizzo e-mail segreteria@lisolabella.it o il numero 0922970886.
"Per noi lampedusani il gesto del Papa è stato straordinario, di una forza incredibile - dice il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, che ha regalato al Papa una libro con le foto dei migranti sbarcati sull'isola, vivi e morti -. Sono convinta che ci vorrà tempo per tutti noi per capire fino in fondo il significato di questa visita". Che, certo, non può essere paragonata a quelle di ministri e premier arrivati fin quaggiù negli anni scorsi. "Lui non è venuto qui a promettere nulla ma a darci la speranza. Altri sono venuti, hanno annunciato campi di golf, piani verde e piani colore e se ne sono andati".

Quando il Papa è salito sulla motovedetta Cp 282 della Guardia Costiera, il simbolo del dramma dell'immigrazione con i 30mila migranti salvati, in mare c'erano decine di barche ad attenderlo. Pescherecci e gommoni carichi di turisti, moto ad acqua e barche a vela, che lo hanno scortato al suono delle sirene verso la porta d'Europa. "Francesco - gridavano - aiutaci tu". Perché lo sapevano tutti che gli sbarchi sarebbero continuati. A terra è stato un altro bagno di folla: gli uomini della gendarmeria vaticana faticarono a tener lontano dalla campagnola trasformata in papamobile centinaia di braccia protese verso di lui e le mamme che quasi gli tiravano i propri figli. Francesco ha sorriso a tutti. Perché il suo gesto è stato un messaggio per chi cerca una vita migliore ma anche per chi, come gli abitanti di questa terra, è capace di accogliere. E lo disse chiaro e forte agli isolani. "Lampedusa è un faro": e lo deve essere anche per il mondo. Ecco perché agli abitanti ma anche alle associazioni umanitarie, ai volontari e alle forze dell'ordine ha rivolto una "parola di gratitudine e di incoraggiamento". Perché "avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore". Erano in diecimila ad ascoltare le sue parole; c'era l'isola intera ma c'erano anche i turisti e quelli arrivati dalla Sicilia quell'8 luglio 2013.

E altri mille lo attesero davanti alla parrocchia di San Gerlando sovrastata dalla scritta "Siamo tutti migranti". Restate umani, disse loro Francesco "proseguite con questo atteggiamento umano quanto cristiano". Parole che convinsero anche i più scettici, quelli che la visita del Papa era solo per i migranti. "E' evidente che è venuto anche per noi - conferma il sindaco -. Per noi e per quello che abbiamo fatto, che non è poco". Ma a tutti quelli che gli dicevano grazie ripeteva sempre la stessa frase: "Siete voi che dovete essere ringraziati. Dovevo venire per forza, non si può far finta di niente". E il libro "Benvenuto tra gli ultimi" è stato un bel modo per salutarlo e non chiudere gli occhi di fronte a questa vergogna che politici e governi ignorano.