L'architettura è «Monditalia» Koolhaas scommette su di noi

È davvero un'intuizione controcorrente quella di mettere al centro della prossima Biennale di Architettura l'Italia. Nel progetto presentato ieri a Cà Giustinian di Venezia, il presidente Paolo Baratta e il direttore Rem Koohlaas hanno spiegato perché questa idea è destinata a far discutere. Mentre tutti parlano di un Paese in declino, Monditalia allestito all'Arsenale sarà il ritratto collettivo della penisola rovesciata, proprio come la storica opera poverista di Luciano Fabro, una mappa al contrario che rappresenterà l'imprevedibile coesistenza di immense ricchezze, creatività, competenza e potenzialità con la turbolenza e l'incertezza politica. Accanto ai 41 progetti, da Sud a Nord, interverranno teatro, spettacoli dal vivo, danza e cinema, coinvolti gli altri settori della Biennale e i loro rispettivi direttori. Secondo Koohlaas insomma siamo ancora il cuore del Mediterraneo e dove un tempo c'era il cuore dell'Impero Romano oggi non restano solo rovine ma qualcosa di attuale.
Se questo, almeno per noi italiani, sarà certamente il motivo di maggior interesse per visitare la 14ma mostra di architettura, in programma dal 7 giugno al 24 novembre, e forse prendere una boccata d'ottimismo, tutto lo sviluppo di Rem Koohlaas accentua quei tratti che differenziano le rassegne curate dagli architetti rispetto a quelle degli storici. Sono infatti molto più performantiche, trasversali e inaspettate, e fanno della contaminazione (ma questa non è una novità) la loro parola d'ordine.
Paolo Baratta parla infatti di una Biennale di ricerca e il maestro olandese, uno dei più noti architetti al mondo sia per le sue costruzioni sia per i fondamentali contributi teorici, ha presentato un programma diviso in tre parti sotto il titolo di Fundamentals. Oltre all'Arsenale coinvolti i Giardini e i Padiglioni nazionali, cui è stato dato un tema specifico con il quale interagire: non si tratta dunque di un'esposizione di eccellenze ma di un vero e proprio progetto articolato e consequenziale alla suggestione offerta. Dei 65 Paesi, 11 partecipano per la prima volta (diversi provengono dal Medio e Estremo Oriente, dall'Africa, dall'Oceania), con numeri che ormai si avvicinano a quelli dell'arte. Absorbing Modernity 1914-2014 è il cappello sotto il quale alle singole nazioni è stato chiesto di annullare la componente locale in favore di una visione globale, collocando questa mutazione genetica del sistema a un secolo fa, sulle soglie della grande guerra, e non in tempi recenti. Il tema è dunque la modernità perché - spiega Koohlaas - «in un'epoca di universale utilizzo di Google Research e di appiattimento della memoria culturale, è essenziale per il futuro dell'architettura, far riemergere e mostrare queste narrazioni». Sempre ai Giardini, nel Padiglione centrale, ci si occupa degli Elements of Architecture con il ritorno alla sintassi delle cose. Dal pavimento al muro, dal soffitto alla porta, dalla finestra al balcone e ancora la toilette, le scale, il corridoio, la facciata, Koohlaas studia le «combinazioni instabili» dei fattori primari «dove confluiscono orientamenti culturali, simbolismi dimenticati, sviluppi tecnologici». L'idea è quella di tornare a un'architettura più costruita che teorica, senza escluderne una dimensione familiare e quotidiana.
Diverse le iniziative speciali destinate ad animare la mostra per tutta la sua durata, a cominciare dai Weekend Specials, concepiti come parte integrante di Monditalia, tra conferenze, workshop, spettacoli e dibattiti. Biennale Sessions invece è un progetto per le università e le accademie con lo scopo di favorire visite di gruppo per 50 studenti e l'organizzazione di workshop negli spazi della mostra.
Nessuna notizia, al momento, su ciò che accadrà al Padiglione Italia, curato da Cino Zucchi.