L'arte di Peter Doig è talmente moderna da essere classica

da Basilea

Il presente? Non è poi così interessante, per Peter Doig, il più moderno degli artisti in circolazione. Mentre quasi tutti vagano alla ricerca dell'effetto shock delle performance, lui raggiunge con una tavolozza che guarda ai maestri del passato quel perturbante capace di incantare il pubblico (e il mercato: ottime le sue quotazioni).

Natali a Edimburgo nel '59 e una vita da girovago fin da bambino, vive oggi fra Trinidad, Londra e New York: da questo felice impasto di Vecchio, Nuovo e Nuovissimo Mondo esce la sua pittura universale, inconfondibile. C'entra, forse, il fatto che Doig, aria assai lontana dagli eccessi da artistar, abbia scelto di dedicare parte del suo tempo all'insegnamento in Accademia, a Düsseldorf? Di certo i suoi lavori, raccolti fino al 22 marzo alla Fondation Beyeler, a Basilea, (fondationbeyeler.ch, catalogo disponibile anche in italiano) sono la dimostrazione di quanto abbia assimilato la lezione dei grandi: su tutti Gaugain, Munch e Courbet. Ed è felice la coincidenza che vede la sua personale - una ricca selezione di opere scelte dall'artista, tutte di ampie dimensioni e realizzate fra l'89 e il 2014 - parallela alla mostra che la fondazione svizzera dedica, fino al 18 gennaio, a Gustave Courbet, uno dei suoi maestri dichiarati.

«Un dipinto diventa interessante quando trascende il tempo», ci ha detto Doig. La forza della sua pittura, prima di tutto opera di fatica, di costruzione prospettica, di studio del colore e delle forme, sta nella creazione di atmosfere mitiche, universali. Come la donna stralunata che ci guarda da una canoa rossa in 100 Years Ago (Carrera) : quello è il mare di Trinidad o una visione onirica? E la neve, fatta di fiocchi tanto spessi da formare medaglioni di pittura candida sulla tela, quella neve impressa in Blotter , è un ricordo degli inverni dell'infanzia in Canada o un paesaggio dell'anima? Le ambientazioni stranianti sono ispirate a foto di famiglia, ritagli di giornali, spezzoni cinematografici, i dipinti vivono in una zona sospesa, come i déjà-vu .

Doig ci spiega come guardiamo: i nostri occhi registrano il movimento, non la fissità. Questo moto delle immagini, realizzato grazie a una pittura fluida che pare sgocciolare fuori dalla tela, induce a interrogarsi di continuo sulle emozioni. Il suo essere davvero cittadino del mondo e non globe-trotter per moda, la conoscenza profonda delle tecniche dei maestri di Otto e Novecento e gli occhi aperti sulla realtà che cambia fanno di Doig uno degli artisti più originali del momento. Alla Bayeler ha realizzato anche un grande murale su parete dal titolo Cat of 9 Tail , con immaginarie finestre che si affacciano su un mare blu. Sullo sfondo è dipinta l'isola-carcere di Carrera, davanti a Trinidad, dove un tempo venivano rinchiusi i cosiddetti gatti a 9 code, i prigionieri irriducibili: Doig ha coinvolto i suoi studenti dell'Accademia per realizzare il progetto, scegliendo di chiudere la mostra con una lezione di arte e di vita, un invito a immaginare (e realizzare) scorci fantastici che esistono dentro di noi.