La Lega democratica ovvero la culla del cattocomunismo

La Lega Democratica, nata nel 1975 per opera di un gruppo di intellettuali cattolici come Pietro Scoppola e Achille Ardigò, è uno strano caso italiano. Durò in tutto dodici anni e nel 1987 già non esisteva più. Non superò mai i duecento iscritti né la sua rivista, Appunti di cultura e politica, nel suo momento migliore i cinquemila abbonati. Sostanzialmente elitaria e di fatto priva di seguito popolare, la sua stessa esistenza era ignorata dalla stragrande maggioranza dei cattolici. Eppure riuscì a formare una classe dirigente -che poi confluì nel famoso Ulivo- e a esprimere ben due capi di governo, Romano Prodi e Enrico Letta.
La sua storia è stata studiata da Lorenzo Biondi che le ha dedicato la sua (corposa) opera prima: La Lega democratica. Dalla Democrazia cristiana all'Ulivo: una nuova classe dirigente cattolica (Viella, pagg. 363, euro 33). Tutto nacque nella sinistra democristiana e da quei cattolici che, nel 1974, invitavano a votare «no» al referendum per l'abrogazione del divorzio. Tra i firmatari spiccavano nomi come Pietro Scoppola (allora direttore della rivista il Mulino), Giuseppe Alberigo (poi animatore della cosiddetta «scuola di Bologna»), Paolo Prodi (fratello di Romano). Alle fatidiche elezioni del 1976, le prime col voto ai diciottenni, alcuni intellettuali cattolici si candidano nelle liste del Pci (che toccherà il suo massimo storico: quasi 35%). Tra loro Mario Gozzini, della Lega, che traccia la linea: il partito comunista «ha bisogno dello “stimolo” dei cristiani per completare la sua evoluzione e il processo di “relativizzazione del marxismo”». Naturalmente, occorre fare accettare al popolo cattolico i cambiamenti in atto dopo il Vaticano II. Il botto, la Lega lo fa al famoso mega-convegno «Evangelizzazione e promozione umana» (novembre 1976), presieduto da personalità come il gesuita Bartolomeo Sorge e Giuseppe Lazzati, ma dal quale ne sono escluse altre come Augusto Del Noce e Luigi Gedda.
Dal divorzio all'aborto: Alfredo Carlo Moro, magistrato e fratello di Aldo, è tra i primi a ipotizzarne la depenalizzazione (sulle pagine de Il Mulino). Ma la Lega, al referendum, si schiera per il «sì» abrogazionista. Nata come gruppo di pressione sulla Dc, dopo divergenze tra Scoppola e Ardigò la Lega nel 1987 si scioglie. Le sopravvivono la rivista e l'associazione «La Rosa Bianca», che balza (per l'unica volta) agli onori della cronache per avere denunciato alla Curia milanese il settimanale ciellino Il Sabato, colpevole di aver criticato il fu rettore della Cattolica, Giuseppe Lazzati. La fine della Lega coincide col taglio, da essa operato, del cordone ombelicale che la legava alla Dc. La parabola del cattolicesimo democratico, di cui la Lega è stata forse l'espressione più significativa, si conclude ai nostri giorni con Matteo Renzi, che dalla cultura democristiana proviene e che, non caso, è diventato segretario di quel che resta della storia dei comunisti italiani, il Pd. E, come tale, è intervenuto al congresso dei socialisti europei sancendo l'ingresso del suo partito nel Pse. Non moriremo democristiani, dicevano, invece di questo sono morti. Per quanto riguarda l'altro versante, già nel 1919 Gramsci profetizzava, a proposito dei «cattolici democratici» di allora, i popolari, che il loro ruolo nel movimento cattolico era quello di vivificare, amalgamare e condurre a suicidio.