La lettera di Claretta al Duce

Le lettere di Claretta al Duce escono all'orecchio di Stato

Claretta Petacci

Pubblichiamo qui una della lettere (solo in parte già nota: le prime righe e una frase centrale, trascritte e studiate in L’ultima lettera di Benito. Mussolini e Pe­tacci: amore e politica a Salò 1943-45 di Pasquale Chessa e Barbara Raggi, Mondadori, 2010) del carteggio fra Claretta Petaccie Benito Mussolini conser­vato per 60 anni nei faldoni dell’Archivio centrale dello Stato,e che ora viene reso integralmente accessibile agli studiosi. La lettera, scritta da Claretta a Be­nito, è senza data, ma risale all’epoca del processo di Verona (gennaio 1944).

Ben, ti mando un buongiorno, con una tenerezza speciale, sen­to tutta la pena, la tua ansia nel seguire questo processo che vaglia i tra­ditori. Io ti comprendo ma devi essere forte. Il destino dei grandi è forse quel­lo di essere traditi. È triste. Cesare da suo figlio... Napoleone da tutti, dalla stessa moglie Maria Luisa e Giuseppina... Tu da tuo genero e dai tuoi ministri.
Oggi è il sangue e solo il sangue che può lavare l’onta. Oggi è la forza, e solo la tua forza, dura, violenta, crudele che potrà seppellire la vergogna.
Non si può né si deve dimenti­ca­re che uno dei primi respon­sabili della tua tragedia, oltre che quel vecchio incartapecori­to e invigliacchito del sabaudo, e di quel massone venduto lercio di Badoglio, è stato Ciano uno dei maggio­ri istigatori - vile sudicio interessato e falso. E così non devi né puoi dimenticare che la sua degna compagna, per certo tua figlia, è stata degna compagna delle trame di suo
marito.
Come ha dimenticato di es­sere
una Mussolini mentre si affilavano le armi contro il suo stesso padre così non può vanta­re oggi legami di sangue. È facile fa­re la figlia ravveduta o pentita. Quando si è tradito una volta il proprio sangue, si può tradirlo anche due.
E se adesso che suo marito è alle soglie della meritata punizione, lei se ne frega e
viene da te, fedele figlia devota e pentita, è indegna, così come sarebbe indegna nel chiederti pietà per lui.
Poiché nel primo caso rinne­gando il marito del quale ha segui­to
la sporca e vile politica partecipan­dovi vivamente - rinnega il suo stesso esse­re di moglie fedele. E se lo rigetta da sé - ora dopo averlo ella stessa aiutato nel tradimen­to contro suo padre - è infamia. Così com’è infamia e viltà se tenta salvarlo dal giusto ca­stigo.
Se cominci a punire e colpire così possia­mo essere veramente sicuri di avere soddi­sfazione contro i vigliacchi e i traditori e di ricostruire sui cocci sporchi di melma.
Via Ben! è inutile tergiversare oggi chi ha mancato deve pagare. Se il tribunale nasce sotto auspici di debolezza e di acquiescenza, è inutile crearlo ed è inutile fare
processi.
Il popolo non vuole né può più essere preso in giro.
Ho il diritto di dirti queste cose
per quello che ho sofferto e ho il dovere perché ti amo, ti amo come uomo e soprat­tutto come capo. Ricordati, o oggi o mai più.

Commenti

AmerigoVespucci

Lun, 03/09/2012 - 16:21

Non si chiamava Claretta Petacci, si chiamava Clara Petacci, così si firmava e così si chiamava. Perché si continua a trattarla come una bambina? Restituiamole la sua dignità.

Maura S.

Lun, 03/09/2012 - 18:29

alla fine e' morta come se lo meritava, se tanto credeva nel duce e nella violenza

AmerigoVespucci

Mar, 04/09/2012 - 19:37

E' vero, è così ed anche di più: scelse lei di morire con Mussomlini, dal quale (pur potendolo fare) non si volle separare neanche all'ultimo. E' indubbio che diede prova di coraggio e di fedeltà, virtù che le vanno a pieno titolo riconosciute. Donna Rachele, che pure anch'ella amava Mussolini e gli era fedele, fuggì in Spagna.