La letteratura? Ormai è tutta un tweet

Persino Stephen King si promuove (come Saviano e Volo) e dà consigli di lettura. E spuntano le scuole di scrittura...

Non ha nemmeno un anno di vita l'account Twitter di Stephen King (@stephenking). Eppure quasi mezzo milione di follower seguivano un paio di giorni fa a colpi di 140 caratteri alla volta il suo approccio all'Ice Bucket Challenge, la sfida a farsi versare in testa un secchio di acqua ghiacciata in segno di solidarietà con i malati di Sla lanciata da Pete Frates («E non prendetemi in giro per i calzini bianchi», implora). Chiedersi che c'entri questo con la promozione dei propri romanzi - e di questi tempi ne ha bisogno anche lui - è superfluo: ormai l'autore è un brand, e come marchio autonomo usa tutti i mezzi autopromozionali che la scena mediatica offre.

In testa a tutti, specie d'estate, Twitter. Non sarà un caso se dopo tre post sulla Sla compare l'annuncio sugli ultimi cinque episodi di Under The Dome , la serie televisiva CBS tratta dal suo The Dome , quest'estate alla seconda stagione. Ma King è generoso e usa Twitter anche per promuovere i libri altrui: rispolverare i classici, come Frankenstorm di Ray Garton («Sesso, azione, suspence della vecchia scuola») o anticipare l'uscita degli imperdibili, come Broken Monsters di Lauren Beukes, in uscita a settembre («Spaventoso come l'inferno, ipnotico, lo acchiapperei, fossi in voi»). Se gradite consigli e stroncature d'autore aggiornati all'ultimo minuto, provate anche @breteastonellis e @chuckpalahniuk.

Promuovere la letteratura in 140 caratteri non è solo possibile, è di tendenza e funziona: bisogna concentrarsi, capire perché un libro ti è piaciuto davvero oppure perché lo hai scritto, e metterci la faccia. Perdere follower è un attimo. Da lettori poi, sapere chi e che cosa seguire su twitter serve: sia per quotare i propri autori di culto, sia per scoprire alla svelta che cosa vale la pena leggere, in rapido affiancamento del vecchio passaparola. Tra le perfette macchine di autopromozione digitale globale all'italiana ci sono @robertosaviano, con 755mila follower e @fabiovolo con 958mila. Ma i migliori sono gli account di nicchia che fidelizzano i «lettori» con stratagemmi socio-letterari: @DiegoDeSilva3, oltre alle classiche agende di presentazioni e annunci di uscite, pubblica a puntate «Le frasi da non dire a tuo figlio» («Alla tua età mi facevo già le canne»; «Per caso hai 20 euro?») o «Le frasi che gli scrittori dovrebbero gradire» («Purtroppo non è previsto un gettone di presenza», «Perché non scrive un libro per bambini?», «Ma lei ha scritto questo personaggio pensando a Toni Servillo?»); @giuseppegenna, che ritwitta con encomiabili prontezza e ardore la più travolgente attualità culturale; @christianraimo, che recensisce a tappeto, dal Valle occupato a Jumpin Shark. Non mancano i defunti: date un occhio al serio @PaveseCesare, curato da Pierluigi Vaccaneo della Fondazione Cesare Pavese, o ai fantasmi evocati da lettori burloni ma devoti come @il_leopardi, premiato da oltre 6700 follower.

Gli hashtag nascono come funghi. Tra i migliori a livello globale, quelli che sono riusciti a costruirsi una community duratura, non ci sono solo i pionieri come #fridayreads, creato dal critico Bethanne Patrick, punto di riferimento per chi cerca un buon libro, ma anche le guide rapide da e per aspiranti scrittori, come #amwriting, #askagent o #writingprompt, oppure le curiosità come #bookstorebingo, in cui librai e clienti segnalano le richieste più divertenti mai sentite in libreria. Anche in Italia la mania si diffonde: a parte l'esperimento di twletteratura.org, nato un paio di anni fa per riscrivere i «classici» in un twitter (#twpinocchio ma anche #twprimi, dedicato al bestseller di Paolo Giordano), si affollano online lettori forti, professori, scrittori, blogger con i loro consigli di lettura, recupero, fanatismo autoriale e livres de chevet su #librisottolombrellone, #librosospeso, #classicidaleggere.

Come sempre accade quando il mainstream si appropria di un canale, proliferano le guide a uso dei neofiti: tra le ultime, quella messa a punto - gratis su un pdf scaricabile - da un editore digitale indipendente, Bookbaby (bookbaby.com), per «Promuovere il tuo libro su Twitter in meno di dieci minuti al giorno». Tra i capitoli più interessanti, «Perché Twitter è meglio di Facebook», «Come comporre un tweet efficace» (Interagisci; Sii coerente; Condividi i contenuti di altri; Fai finta che tutto il mondo ti stia guardando; Twitta nel pomeriggio, la sera e più vicino ai wekend), «Come usare Bit.ly e Google Analytics per tracciare le interazioni» e così via. Perché il self-publishing comprende la self-promotion e non fa mai male aggiungere un tocco personale alla comunicazione del proprio editore. Se si ha la fortuna di averne uno.

Lo scrittore napoletano, al suo indirizzo @DiegoDeSilva3 pubblica a puntate una sorta di manuale dal titolo «Le frasi da non dire a tuo figlio»

Gli hashtag nascono come funghi. E anche i classici, più o meno antichi, trovano posto. Come l'autore di «La luna e i falò» o come Leopardi

È indaffaratissimo anche in Rete. Promuove la serie tv della Cbs tratta dal suo «The Dome», rispolvera classici del brivido e annuncia novità editoriali