La lezione dell'Azerbaigian contro il fondamentalismo

Intervista al ministro del multiculturalismo Kemal Abdulla: "In Azerbaigian abbiamo molte ricchezze energetiche ma il nostro cemento è il multiculturalismo"

Quello del “Manoscritto incompleto” dell’intellettuale azerbaigiano Kamal Abdulla era un caso letterario già noto da tempo, per gli addetti ai lavori. Noi lo avevamo recensito, ma ora l’autore – che tra l’altro è anche  ministro per il multiculturalismo e il dialogo interreligioso della repubblica caucasica – è venuto a trovarci in redazione a Milano per una chiacchierata in compagnia del suo editore italiano, Sandro Teti.

 “Il libro ha successo in Italia perché tutto l’Azerbaigian suscita sempre maggior interesse in tutto l’Occidente”, esordisce con orgoglio Abdulla. “Piace non solo perché descrive le origini del nostro Paese e le sue grandi personalità, ma anche per i punti di contatto tra i nostri antenati, gli antichi Oghuz (tribù turche provenienti dall’Asia centrale) e il vostro mondo”.

Quali punti di contatto?

"Diversi. La mitologia, ad esempio. Nel libro si parla di lotte, amori, amicizie, tradimenti e fedeltà del popolo azerbaigiano ma compaiono anche personaggi come Ercole, Polifemo, Agamennone e Odisseo.

Tutto però parte da un manoscritto…

"Il libro sviluppa una narrazione libera su tematiche dell’antichità e medievali. Una parte della narrazione avviene nel periodo del IX secolo, nel periodo del loro grande racconto epico 'Kitab-i Dede Korkut' che è alla base dei popoli turchici attuali. Questi dodici racconti raccontano la weltanschauung , il punto di vista dell’epoca, dei grandi guerrieri e leader del popolo Oghuz. Tutti i racconti sono uniti da un unico personaggio, Dede Korkut che è sia autore che protagonista di questi dodici racconti."

È stato proprio il tema del manoscritto, del racconto nel racconto, a giustificare il paragone con Umberto Eco e Alessandro Manzoni: quanto vi si riconosce?

"Franco Cardini, che ha scritto la prefazione, trova dei punti di contatto tra me e questi autori. Personalmente posso dire che il professor Eco ha letto questo libro, ma anche che il suo “Nome della rosa” mi ha influenzato moltissimo. Lo considero un maestro."

E Manzoni?

"Purtroppo non ho potuto conoscerlo di persona (ride, ndr). Se volete sapere se ci sono delle similitudini con Eco, potete chiederlo a Eco, ma per Manzoni dovete chiederlo a Dio."

Lei crede in Dio?

Peraltro lei è ministro per il multiculturalismo e l’integrazione inter-religiosa: quanta importanza assegna l’Azerbaigian a questi temi?

"L’Azerbaigian è di fatto un Paese multiculturale, che ospita molte confessioni, in da sempre anche le minoranze non si sono mai sentite fuori posto. Questo è nel nostro sangue, l’avere un rispetto verso gli Lo Shah Ismail, riprodotto sulla copertina del mio libro, aveva una nonna italiana. E ai tempi di Dede Korkut i capi militari e i cavalieri si sposavano con donne straniere."

E a livello politico questa eredità cosa comporta?

"Negli anni Novanta le forze armate armene insieme con contingenti sovietici hanno occupato più del 20% del nostro Paese. Nonostante ciò noi continuiamo a condurre una politica improntata al multiculturalismo. Il presidente Ilham Aliyev sostiene che non ci sia alternativa al multiculturalismo, a livello planetario."

E concretamente, cosa state facendo?

"Diverse cose. Ad esempio: l’Azerbaijan è una potenza petrolifera, ma il presidente sostiene che dobbiamo spostare il focus dal fattore energetico a quello umanistico. Le ricchezze petrolifere devono essere fatte godere a tutti,  e non penso solo agli azerbaijani: in questo dovrebbe stare la quintessenza del multiculturalismo. Destiniamo parte della nostra ricchezza ad aiutare gli altri. Stiamo aiutando il Vaticano con donazioni per restaurare le catacombe, oppure il Pakistan dove stiamo finanziando scuole per gli orfani. Ma multiculturalismo significa anche altro.

Cosa?

"Significa lotta al radicalismo. Abbiamo imposto per legge l’obbligo di predicare in lingua azerbaigiana all’interno delle moschee."

In Italia proposte simili vengono quotidianamente tacciate di razzismo…

"Bisogna parlare nella lingua locale, nella lingua in cui si viene compresi. Da noi l’arabo non è compreso, è una lingua rituale, in cui ci si rivolge a Dio. Nonostante il Corano sia tradotto anche in azerbaijano, la funzione religiosa viene letta in arabo e su questo non abbiamo da eccepire. Imporre le prediche in lingua azera non limita i diritti dei musulmani. Bisogna parlare nella lingua di Dio con Dio e con gli uomini in italiano. Questa proposta è stata fatta legge da un Paese musulmano: le prediche devono avvenire assolutamente in lingua azera."