La lezione di Tristan Tzara sull'artista armato

Così il padre del dadaismo teorizzò l'unità di "azione" e "poesia"

La storia della letteratura e quella delle rivoluzioni hanno scritto infinite pagine sul rapporto fra «gesto politico» e «pensiero creativo», ossia sull'idea di impegno. Tra le tante, vale la fatica leggere il breve discorso che il padre del dadaismo e figlio dell'avanguardia Tristan Tzara tenne a Parigi, alla Sorbonne, con André Breton in sala, il 17 marzo 1947. Fino a oggi inedito in Italia e pubblicato sotto il titolo Con totale abnegazione (Castelvecchi), è una magnifica lezione sui «fini ultimi» della poesia, che per Tristan Tzara (del quale il giorno di Natale ricorrono i cinquant'anni dalla morte) non può non coincidere con la «rivoluzione». L'interdipendenza tra il politico e il letterario è per lui un dogma. La missione dell'artista è superare la contrapposizione tra «azione e sogno». E la rivoluzione e la poesia devono avere una misura comune, «un solo scopo»: la liberazione dell'uomo, dai lacci morali e da quelli materiali. Per il dadaismo «la vita e la poesia non erano che un'unica e indivisibile espressione dell'uomo alla ricerca di un imperativo vitale. L'uomo d'azione e il poeta devono applicarsi al rispetto dei propri princìpi fino alla fine dell'esistenza stessa, senza compromesso alcuno, con totale abnegazione». Appunto.
Tristan Tzara (il cui vero nome era Samuel Rosenstock, rumeno di lingua francese, fondatore del movimento Dada nel 1916) si iscrisse fin dal '37 al Partito comunista francese, combattè contro i franchisti nella guerra civile spagnola e partecipò alla Resistenza. E in quel 1947 in cui «non c'è più la guerra ma non c'è ancora il dopoguerra» per lui la poesia trasformata in comportamento aveva (ancora) come chiara «direttrice» il marxismo-leninismo, «l'esito storico a cui tendeva il mondo». Poi verrà la presa di coscienza del tradimento dell'Urss e l'addio al Pcf nel 1956, contro la repressione di Mosca della Rivoluzione ungherese. Eppure, ricostruendo nella sua lectio accademica la nascita e la forza destabilizzante della rivoluzione Dada e il successivo fallimento del Surrealismo che nacque dalle ceneri di Dada, Tristan Tzara recita un inno straordinario - universale - all'idea d'impegno totale dell'artista. L'artista armato, direbbero altri, impregnato di spirito sovversivo, che ha come fine - sempre, comunque, ieri come oggi - quello di scandalizzare il mondo. Anche «al punto di passare ai suoi occhi per malfattori o imbecilli». Cosa di cui nessuno scrittore e nessun rivoluzionario si dovrebbe curare.