Libri, arte, film Un'orgia di porno fra hard e chic

Nella cultura di massa non c'è più media immune dal "contagio erotico". Un fenomeno anticipato dall'arte e amplificato dal web

All'inizio dell'estate faceva capolino nelle edicole, dopo qualche settimana eccolo impilato in bella vista negli autogrill ed esposto senza vergogna sotto l'ombrellone manco fosse l'ultimo erede di Va dove ti porta il cuore. È il porno-seller 2012 diventato un caso più sociale che letterario, rivelatore di qualcosa che forse sapevamo già: alle donne piace l'hard. Così E.L James e la sua trilogia grigio-rosso-nera hanno liberato la legge del desiderio attraverso la parola scritta, talvolta più esplicita dell'immagine.

Un tempo tutto ciò era relegato a un pubblico nascosto di adepti, dalle sale a luci rosse ai siti web come youporn; oggi invece siamo al porno mainstream, sdoganato in diversi linguaggi, dalla letteratura al cinema, dalla filosofia alla moda (ricercatissimi i Sex Toys firmati Sonia Rykiel) fino all'arte contemporanea che anzi su tali questioni era giunta in anticipo. Fin dall'inizio del Novecento, a esempio, con alcune foto di Man Ray che lasciavano davvero poco spazio all'immaginazione.

Di «porno intellos» saranno ricche le prossime stagioni cinematografiche: dopo Melancholia Lars von Trier sta compiendo un altro deciso passo nell'hard, esplicitando le passioni sessuali di Charlotte Gainsbourg ne La ninfomane. Ciò che distingue un film porno da un film erotico è che nel primo caso le scene di sesso esplicito devono superare il 70 per cento del girato totale, quindi come nelle sequenze di paura nell'horror la trama passa in secondo piano. Dovrebbe accadere qualcosa del genere in Snuff di Fabien Martorell, tratto dal romanzo Gang Bang di Chuck Palahniuk, autore ai massimi livelli della letteratura americana eppure assolutamente pornofilo almeno quanto Bret Easton Ellis, il quale sta lavorando alla sceneggiatura di The Canyons per Paul Schrader, dove si annuncia metà cast hollywoodiano (protagonista femminile sarà Lindsay Lohan) e metà di autentici professionisti dell'hard.

Rispetto al tempo in cui Rocco Siffredi veniva elogiato da Catherine Breillat per la sua recitazione in Romance come un'icona del cinema contemporaneo, oppure a quando l'ex direttrice di Art Press Catherine Millet pubblicava il suo romanzo di acrobazie sessuali, oggi siamo passati dall'atteggiamento snobistico di considerare il porno oggetto di culto al pieno diritto di cittadinanza di tale «non genere» nella creatività commerciale. L'arte, come si diceva, è arrivata ben prima, anticipando il fenomeno di oltre un ventennio, dalle acrobazie della coppia Koons-Cicciolina al «ritrovamento» del quadro manifesto L'origine du monde di Gustave Courbet (1866), sottratto alla visione pubblica fino al 1988 dopo che era stato proprietà di Jacques Lacan.

Persino l'arte più concettuale e pruriginosa non rinuncia alla rappresentazione dei corpi al lavoro; il progetto Destricted ha messo insieme sette autori per altrettanti video dai contenuti espliciti (Matthew Barney, Larry Clark, Marina Abramovic...). Molto intellettualistico: promette molto mantiene poco. Accontenta eccome il pubblico colto e voyeur la proposta editoriale di Taschen, che accanto al prestigioso catalogo di arte contemporanea ha dato il via a una sezione di sex books in cui compaiono, abilmente mixati, il maestro giapponese del bondage Araki e l'icona gay Tom of Finland, il fotografo di moda Terry Richardson e la sua ossessione per la fellatio con la prima porno diva nera Vanessa Del Rio. Né si considera più una stranezza trovare nelle gallerie e nei musei artisti che indagano la materia, da Jeff Burton, frequentatore abituale del backstage dei porno homosex a Timothy Greenfield-Sanders, fotografo ufficiale dei potenti d'America, che ha ritratto, vestiti e nudi, i divi hard.

La filosofia contemporanea tenta di spiegare il successo di questo nuovo fenomeno di massa. Cruciale, secondo molti, è stato il web: la facilità d'accesso ai contenuti pornografici ha favorito il loro dilagare e, alla fine, il loro approdo in tutti i media commerciali. Diffusione per contagio, diciamo così. Simone Regazzoni, autore nel 2010 di Pornosophia, un libro che gli costò il posto all'Università Cattolica, spiega che quando «un genere di culto incontra la cultura di massa può entrare nei circuiti della distribuzione popolare. Prima l'arte, poi i videoclip (dai Prodigy a Madonna), quindi il cinema diventano territori di contaminazione tra alto e basso facilitati in questo caso dall'alto potenziale antinarrativo di un “non genere” come il porno». E il fenomeno E.L James? «Il porno chic ha una storia lunga che risale agli anni Settanta con Histoire d'O, film tratto dall'omonimo romanzo della francese Dominique Aury datato 1954. È il lato oscuro della cultura di massa, il porno attrae più del calcio, perché, diceva Freud, dove c'è un tabù c'è un desiderio».

Un ampio dossier sul fenomeno dello sdognamento del porno si può trovare nell'ultimo numero della rivista «Duellanti», con particolare riferimento alla cinematografia. All'estero, da anni esiste una bibliografia ampia sull'argomento. Ecco qualche titolo. «Hard Core: Power, Pleasure and the “Frenzy of the visible”» (1999) di Linda Williams riconduce la tendenza agli anni Settanta. La Williams è anche autrice di «Porn Studies» (2004) in cui analizza le pratiche sessuali dal punto di vista culturale, fondando di fatto una corrente di studi che porta il nome del suo saggio. Brian McNair in «Striptease culture: sex, media and the democratization of desire» (2002) ha parlato di «pornificazione del mainstream». In Italia si segnala «Il porno espanso. Dal cinema ai nuovi media» (Mimesis, 2011) a cura di Enrico Biasin, Vanna Maina, Federico Zecca.