L'incapacità della sinistra di capire la «new economy»

È ogni volta sorprendente vedere come (x) comunisti e coloro che hanno creduto nel marxismo, siano incapaci di accettare il mutamento epocale avvenuto negli ultimi trent'anni. È il caso di Alfredo Reichlin, importante dirigente del Pci, che nel suo Riprendiamoci la vita. Lettera ai nipoti (Eir) denuncia come «rivoluzione conservatrice» l'avvento del cosiddetto capitalismo cognitivo, ovvero ciò che caratterizza la new economy : il tendenziale esaurirsi del lavoro materiale e, per conseguenza, la fine della centralità della classe lavoratrice. La globalizzazione, ovvero l'avvento del lavoro immateriale dovuto alla centralità del sapere teorico quale fonte primaria della produzione, altro non è che la terza rivoluzione industriale, basata sull'innovazione tecnologica, informatica e telematica e l'automazione dei processi produttivi. È in questo contesto che si è sviluppato il processo mondiale di finanziarizzazione dell'economia con la liberalizzazione del mercato delle valute, l'estrema flessibilità dei cambi e la massificazione degli investimenti borsistici. Di qui la logica economica della deregulation che ha fatto riferimento ai mercati finanziari che risultano in continua crescita, mentre si è teso a tralasciare le politiche pubbliche di stampo keynesiano.

Si trattato di una svolta storica che buona parte della sinistra italiana non ha minimamente compreso, come riconosce con grande onestà lo stesso Reichlin. Però, diversamente da quanto pensa l'ex dirigente del Pci, la causa di tale incomprensione non risiede nella sottovalutazione politica del fenomeno o nella supina accettazione di quello che viene definito «il pensiero unico», ma in alcune credenze ideologiche del tutto infondate. La fallace teoria marxista del valore-lavoro, per la quale il lavoro vivo indifferenziato genera ricchezza, ha impedito di capire che il mutamento in atto, dovuto per l'appunto alla centralità del sapere teorico quale fonte primaria della produzione, poneva in secondo piano il lavoro materiale indifferenziato. Non a caso la smentita di tale teoria è venuta con il definitivo annientamento del modello sociale e ideologico rappresentato dal comunismo.

Siamo perfettamente d'accordo con Reichlin che da questa ennesima metamorfosi del capitalismo sono scaturite disuguaglianze e ingiustizie, in parte comunque rimediabili, diversamente da quelle - irrimediabili - dovute al dispotismo e alla miseria generati dal comunismo. Però non è certo con le ricette statalistiche, come traspare dalle proposte dall'ex dirigente del Pci, quali le politiche dell'austerità di berlingueriana memoria, che si può trovare la soluzione ai problemi del presente.