L'innocente genio dell'Alfa ucciso dai partigiani rossi

Il dirigente Ugo Gobbato non era per nulla fascista e tutti lo sapevano. Ma questo non bastò a salvarlo dai killer, che poi vennero amnistiati

I partigiani in una foto della liberazione di Milano

L'ennesimo omicidio dimenticato. Una delle tante croci senza memoria nei giorni della Liberazione. I balli, i canti, le bandiere rosse delle formazioni partigiane. La scuola ci ha trasmesso tante immagini di quell'epopea, ma non ci ha raccontato tutto. Soprattutto le prove sul campo di lotta di classe, mischiate ad una giustizia sommaria. È la giustizia sommaria che toglie di mezzo l'ingegner Ugo Gobbato. Siamo a Milano, a due passi dalla vecchia Fiera. E siamo, sul calendario, al 28 aprile, lo stesso giorno in cui a Giulino di Mezzegra viene falciato il Duce. Ugo Gobbato però non è un fascista, è un tecnico di prim'ordine, il direttore generale dell'Alfa Romeo, vanto del Paese e, si direbbe oggi, del made in Italy. Niente da fare. Alle 9.30 del mattino un commando entra in azione in viale Duilio. Lui è a piedi e sta andando a casa. Loro sparano da un'auto scura. Un episodio fra i tanti, nella resa dei conti di quelle settimane. Le carte del processo, oggi nella disponibilità del Giornale , mostrano la ferocia di quella stagione. L'insensatezza del sangue versato. E poi la volontà di mettere una pietra su quella tragedia. Per non far pagare il conto a nessuno.

E infatti l'amnistia coprirà come una coperta Antonio Mutti, l'unico imputato. La sentenza del giudice istruttore Antonio Catalano arriva a Milano nel 1960. E assomiglia al più classico colpo di spugna. La colpevolezza di Mutti è fuori discussione, ma se la cava senza conseguenze. E però lui è uno dei responsabili quella sporca storia, all'incrocio fra ideologia spietata e rancori personali, peraltro alimentati anche da informazioni sbagliate. «Mutti -scrive il tribunale - era persona di accesi sentimenti antifascisti, nato a Mosca, militante nel Partito comunista italiano clandestino e, se pure per errore, riteneva il Gobbato persona a lui avversa, di sentimenti fascisti, nonché responsabile di una deportazione di operai dell'Alfa Romeo nei campi di prigionia in Germania avvenuta ad opera dei tedeschi, dopo uno sciopero, verificatosi nelle officine nella primavera del 1944».

Le cose non erano andate così. Gobbato non aveva spifferato alcun nome. Anzi. Il tribunale illumina la sua figura che si potrebbe riassumere con due parole. Competenza più coraggio. Competenza straordinaria: «È pacifico che all'Alfa Romeo, tutti (funzionari, impiegati, e operai, persino i membri del CLN aziendale che il 25 aprile presero, di fatto, nelle loro mani le redini dell'azienda, esautorando il Gobbato) furono concordi nel ritenere che lo stesso avrebbe dovuto rimanere al suo posto di comando essendo egli l'uomo più qualificato ed idoneo a dirigere le sorti del complesso industriale nel difficile periodo della ricostruzione...». Il coraggio: «Iniziatesi le sommosse popolari del 25 aprile, i più vicini suoi collaboratori gli suggerirono benevolmente, temendo il gesto di qualche sconsigliato, di abbandonare almeno temporaneamente il suo posto presso la ditta». Ma Gobbato rifiuta, spiegando che «il suo posto doveva essere, come sempre, e particolarmente in quei difficili frangenti, accanto ai suoi operai». Il direttore rischia. Così il 27 aprile viene sottoposto a due successivi processi da parte di due diversi tribunali del popolo. Risultato: due assoluzioni in 24 ore. «Due soli operai - racconta il tribunale di Milano - fra le tante migliaia, si presentarono a deporre contro di lui, Mutti Antonio e Mattarello Gastone, ma le accuse avanzate da costoro... e per la verità risibili, vennero ritenute irrilevanti».

Mutti è convinto che Gobbato sia l'autore di una soffiata all'origine del trasferimento in Germania di alcuni operai, ma sbaglia. Clamorosamente. E due tribunali popolari lo smentiscono. «Gobbato - riprende la corte - era un tecnico e volle rimanere esclusivamente un tecnico, nonostante la posizione elevata da lui raggiunta nel campo dell'industria nazionale. Rifiutò di iscriversi al Partito fascista repubblicano, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà, come ufficiale in congedo, alla repubblica di Salò, pensò soltanto e costantemente al bene dei suoi operai e all'avvenire di essi e dell'azienda da lui diretta».

Un curriculum strepitoso. Ma insufficiente per salvargli la vita. Il giorno dopo, 28 aprile, viene ammazzato. Da chi? Quindici anni dopo, nel 1960, i giudici paiono avere pochi dubbi sulle responsabilità di Mutti. È uno dei due accusatori davanti al tribunale del popolo. E ancora, «dopo l'avvenuta assoluzione dell'ingegnere, il Mutti diede chiari segni di non gradire le due sentenze di piena assoluzione». Poi ci sono gli elementi concreti sulla sua partecipazione all'imboscata. Uno fra tutti: «Era la persona che in quei giorni abitualmente guidava un'autovettura Lancia Augusta (piccola e di colore scuro) che all'epoca era usata dagli elementi partigiani che avevano occupato il 25 aprile le Officine Alfa Romeo, autovettura che, per le numerose testimonianze su tale punto raccolte, fu, quasi certamente, quella che venne usata dagli autori del delitto».

I giudici chiudono il caso: Mutti era l'autista del gruppo assassino. Ma questo non basta per arrivare alla condanna. Siamo davanti ad un delitto politico e l'amnistia cancella tutto. Anche perché, saccheggiando il codice, il collegio chiarisce che «è indifferente il motivo che abbia determinato il colpevole ad agire: anche se il motivo sia di lucro o vendetta, il delitto dovrà ugualmente considerarsi agli effetti della legge penale, come delitto politico». L'importante è la cornice in cui è maturato. Il contesto. Certo, Mutti agì «soprattutto per vendetta» ma nei giorni della Liberazione. Era stato licenziato, «per la sua assenza prolungata dal lavoro dopo l'8 settembre», e Gobbato non aveva voluto riprenderlo. Questa è la chiave de delitto, oltre alla presunzione di sapere che l'ingegnere fosse un traditore degli operai. Ma «l'azione attribuita al Mutti - è la conclusione dei giudici - va riguardata alla luce degli avvenimenti dell'epoca: epoca di sommovimenti e di sommosse sociali». Mutti esce di scena senza un giorno di galera con la formula del «non doversi procedere per essere stato tale reato estinto per amnistia». Gobbato invece sparisce dai radar: nemmeno una citazione nei libri di storia. Anche per i milanesi che passano dalle parti della vecchia Fiera l'ingegnere è un perfetto sconosciuto.

Commenti

pesciazzone

Gio, 23/10/2014 - 09:40

al di là dei racconti "di convenienza" fatti dall'una e dall'altra parte per cercare di spiegare quello che fu un vero delirio di massa che caratterizzò i giorni successivi al 25 aprile, trovo urgente da parte del sig. Zurlo, sostituire la parola "viene FALCIATO il duce" con la più esatta "viene GIUSTIZIATO il duce". Su tutto il resto ognuno può pensare ciò che vuole, ma nel caso del dittatore Mussolini (come in quello del dittatore Ceausescu, per citare un altro che rovinò un popolo e una nazione) la conclusione della carriera politica coincide con quella della sua vita per mano di quello stesso popolo che egli aveva sottomesso e vessato

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elio2

Gio, 23/10/2014 - 09:55

Giustizia comunista. Però tranquilli che ci stiamo arrivando anche noi, non ci manca tanto. Tutti, dalla mattina alla sera si possono trovare in balia di qualche PM mafioso e politicizzato che ti sbatte in galera, secondo un teorema che si è sognato la notte, oppure perché così gli è stato ordinato dal Komintern del partito e poi sei tu cittadino che devi dimostrargli che lui ha torto. Più o meno come succedeva durante le varie purghe di regime, da Lenin fino alla caduta del muro, per quel che riguarda l'unione sovietica, mentre da noi lo stato di polizia e della magistratura super politicizzata e controllata dal regime comunista continua tutt'ora. Questo chiaramente vale pure per gli idioti che li votano, nessuno, nemmeno i lobotomizzati, sono esenti.

griso59

Gio, 23/10/2014 - 10:04

Questo l'hanno detto i signori partigiani di Cervia nei loro insegnamenti alle scuole elementari.

Ritratto di napoliso

napoliso

Gio, 23/10/2014 - 10:12

D'altronde...i Partigiani o Brigatisti della Famiglia Rossa anche quando "Uccidono o Giustiziano" lo fanno "SEMPRE" in modo Democratico.Alla merda rossa non cè mai fine.

bosco43

Gio, 23/10/2014 - 10:30

no,no, entrambi furono ASSASSINATI dalla feccia rossa!!!Non ebbero processi o tribunali!!!

Ritratto di giordano

giordano

Gio, 23/10/2014 - 10:36

comunisti del cazzo

Ritratto di Falco1952

Falco1952

Gio, 23/10/2014 - 10:51

pesciazzone:Fa dei paragoni assurdi,ma si sa la storia la fate voi rossi da sempre.Il suo ricordo rimane indelebile nel tempo,almeno nelle persone che amano l'italia,la nostra italia quella che fu.....

doctorm2

Gio, 23/10/2014 - 10:58

Per un omicidio di cui si parla, quanti ne vengono taciuti ? Migliaia.- sono fatti, noti, conosciuti, nascosti .... La storia la fa il vincitore e i partigiani rossi non furono meno assassini e criminali degli altri, altro che "lottare per la libertà", certo, lottare i ammazzando dopo la fine della guerra, tanto poi si sapeva benissimo che sarebbero rimasti impuniti... chi vince ha sempre ragione. A quando la prossima catena di omicidi ? i ltempo, temop, sta per scadere...

plaunad

Gio, 23/10/2014 - 11:13

Consiglierei di leggere la trilogia di Pansa (un antifascista) "Il sangue dei vinti". Atrocità tutte documentate e provate.

honhil

Gio, 23/10/2014 - 11:14

Capita spesso che ci si lamenti di quest’Italietta fatta di inganni e sotterfugi, di mafia dilagante e politici corrotti, di magistrati più al servizio della loro ideologia che al codice, di gente, insomma, che cerca in ogni momento il proprio tornaconto a discapito della comunità. Ma a conti fatti, quest’Italia è degna figlia di quel movimento di liberazione che aveva poco a che fare con la cacciata del nemico e tanto a coltivare le proprie vendette e a mettere le basi per un sistema di potere che durasse il più a lungo possibile. Da ciò gli insabbiamenti e le mezze verità e la necessità di tutta l’impalcatura sinistra che nel tempo ha permesso di continuare a prendere in giro gli italiani.

82masso

Gio, 23/10/2014 - 11:16

Un bel documento non c'è che dire, è risaputo che i mesi post-liberazione furono soggetti, da parte delle forze partigiane di liberazione, a sommarie rese dei conti (il più famoso fù il "triangolo rosso") frutto dei rancori di due anni di guerra civile e occupazione nazi-fascista; essi agirono con la consapevolezza che per i loro gesti, le neonate e deboli autorità appena formatesi, avrebbero chiuso un'occhio; diciamo che sarebbero state valutate da costoro come "un risarcimento" per le pene passate durante il conflitto (un pò come le "marocchinate" in Ciociaria). Ovviamente in questo giornale, una pagina di storia tragica e da raccontare in maniera neutra, viene usata come pretesto (a partire dal titolo) per far abbaiare i fedeli e deliranti suoi commentatori.

Barbadifrate

Gio, 23/10/2014 - 11:17

X pesciazzone. Si dice "giustiziato" chi è stato condannato da un tribunale dopo giusto processo. In questo caso Mussolini è stato barbaramente assassinato.

baio57

Gio, 23/10/2014 - 11:18

@ pesciazzone - Non fu "giustiziato", si trattò di "vile esecuzione". Giustiziato lo è chi ha subito regolare processso e condannato a morte. Persino il kompagno Massimo D'Alema ebbe a dire: "Fu un'esecuzione inaccettabile,sarebbe stato più giusto un processo come Norimberga ,che avrebbe anche consentito di ricostruire un pezzo della storia italiana..." Stendiamo poi un velo pietoso sullo scempio di Piazzale Loreto.....

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mortimermouse

Gio, 23/10/2014 - 11:22

capito cos'è la sinistra? è questa! bestie... continuate a credere nella sinistra che è come credere in un delinquente o un mafioso, ma guarda caso, non in Berlusconi che non ha mai rubato né ammazzato... fate veramente schifo! ringrazio i miei nonni che non hanno mai voluto votare la sinistra!!!

Ritratto di dbell56

dbell56

Gio, 23/10/2014 - 11:26

pesciazzone, sempre di omicidio si tratta e l'omicidio se non seguito da vero ed autentico ravvedimento è e resta un abominio agli occhi del Signore. Sia che si tratti di partigiani assassinati dai fascisti, sia che si tratti di fascisti assassinati da partigiani! Non uccidere è uno dei dieci comandamenti e lì non ci sono amnistie che tengano.

griso59

Gio, 23/10/2014 - 11:33

Caro Pesciazzone le ricordo che il grande Dittatore (che aveva un grande consenso) il 25/07/43 e stato messo in minoranza dal gran consiglio (gran consiglio che poteva anche non convocare) e a quel punto a consegnato le chiavi spontaneamente al re. Poi e' nata un altra storia diretta dai tedeschi. Se questo si chiama dittatore. Ma e' vero che voi giustiziate democraticamente la faccenda del Signor Gobbato o quella di Toffanin

Ritratto di lettore57

lettore57

Gio, 23/10/2014 - 11:53

Il comunista più buono di quei tempi (ma anche oggi in tanti non sono diversi) ha venduto le mutante della madre per fare soldi

kayak65

Gio, 23/10/2014 - 12:45

per I caproni rossi le foibe sono solo buche carsiche. quante migliaia di italiani innocenti sono stati FALCIATI senza regolare processo? e quanti assassini e delinquent hanno pagato per questi stermini? NESSUNO solo perche' erano comunisti e pertanto protetti come lo sono tutt'ora da delinquenti togati complici

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federalhst

Gio, 23/10/2014 - 13:19

La libertà non ha colore. Come mai non leggo mai un articolo sulle vittime del regime che pure sono centinaia di migliaia, ebrei compresi?

mariolino50

Gio, 23/10/2014 - 13:59

griso59 I dittatori sono sempre stati amati da gran parte del popolo bue, in tutti i paesi del mondo, ma erano delle emerite carogne TUTTI, chi più chi meno. Visti i precedenti durante la guerra partigiana e anche dopo non ci sono poi state molte rese dei conti, anzi non si fece nemmeno un vero repulisti, i morti potevano essere molti di più. Pertini presidente trovò a Milano a fare il prefetto quello che lo aveva arrestato ai tempi del fascio, forse non era da fucilare, ma mandare a spazzare le strade si, e non a fare carriera, queste cose in Germania non successero.

Roberto Casnati

Gio, 23/10/2014 - 14:08

Solo una delle innumerevoli porcate dei partigiani rossi che, nella miglior delle ipotesi, erano solo dei ladri renitenti alla leva: dei disertori insomma i cui figli e nipoti ora ci governano.

baio57

Gio, 23/10/2014 - 15:17

@ cervelloallam-masso . Tutto qui? Quindi basta liquidare la questione con un " ...le loro gesta sarebbero state valutate come risarcimento(?)per le pene durante il conflitto dalle autorità..." Quindi in base al tuo ragionamento(eufem.) anche le esecuzioni sommarie di MIGLIAIA di partigiani non allineati,di donne,di preti ,di sindacalisti ,di liberali ,impiegati aziendali, le barbarie e gli stupri di massa ,le fosse comuni(CENTINAIA DI CASI ACCERTATI) sono comunque da comprendere perchè conseguenza ciò. Ma come caZZo Sragioni ? (p.s) Per riprendere un tuo commento circa l'articolo di ieri sulle maestre di Ivrea ,dove hai ironizzato in solidarietà alla lettrice "titina" ,ti rispondo oggi nel merito anche se capisco che quell'involucro semivuoto che hai al posto del capo,ti serva proprio solo in questo periodo di Hallowen ,e quindi vista la già scarsa presenza di materia grigia,potrebbe non recepire altri messaggi,ma tant'è,ci provo : se le due maestre nel '68 avevano 14 anni (per ciò tacciavi gli altri commentatori di imbecillità)e per '68 s'intende un periodo che va fino la fine degli anni'70,possiamo affermare che le due post femminist/komuniste all'atto di formare la loro coscienza politica ,diciamo verso i 20/21 anni ,si era ancora nel pieno di quel periodo storico ? Ci sei arrivato o ti serve una vignetta di Vauro ? Salyut kompagno cervelloallam-masso.

Ritratto di lettore57

lettore57

Gio, 23/10/2014 - 15:37

@baio57- Non me ne voglia se riprendo un concetto gia espresso altre volte: lei perde tempo perche certe persone non possono capire in quanto mancanti della sostanza (nella testa) che gli permette di compiere suddetta azione.

flip

Gio, 23/10/2014 - 16:06

i "gloriosi" partigiani rossi hanno ammazzato nel famoso "triangolo della morte" in Emilia centinaia e centinaia di persone, e nessun tribunale è mai intervenuto per condannare queste bestie! non si sono limitati solo ad assassinare ma hanno compiuto anche atti vigliacchi come solo un comunista sa fare. Hanno fatto fuori anche il buon G. Matteotti solo perché, nel partito, non condivideva la loro linea politica e poi hanno dato la colpa ai fascisti. che è stato un movimento nato proprio da una loro costola. (anche Renzi è una costola)- a quell' epoca era Mussolini

Ritratto di franco.brezzi

franco.brezzi

Gio, 23/10/2014 - 17:02

SCARPE AL SOLE - Strano che nessuno ricordi la lugubre frase che accompagnava queste vigliacche uccisioni, fatte a man salva da piccoli invidiosi sciacalli, poi autodefinitisi "partigiani", sortiti come funghi da un passato da quaqquaraquà, ma solo dopo la liberazione ad opera degli angloamericani. SCARPE AL SOLE, la chiamavano giocando a carte nelle "Case del Popolo", dando al gesto vile, un romantico epiteto rinascimentale.

gio 42

Gio, 23/10/2014 - 17:20

Buonasera, "la storia la scrivono i vincitori" da sempre frase giustissima e veritiera ma perché i partigiani d'Italia furono vincitori? La guerra 40/45 l'Italia l'ha persa e chi dice di averla vinta dice un falso storico. Ricordiamoci tutti che gli alleati ci considerano TRADITORI. Quindi questa è la vera storia. Saluti