L'irragionevole differenza fiscale tra ebook e libri di carta

Sull'acquisto di un libro di carta, paghiamo un'IVA al 4%. Per lo stesso libro in formato elettronico, l'IVA sale al 22%. La differenza di imposta, se giustificabile agli esordi dei dispositivi elettronici, è talmente anacronistica da essere irragionevole. Il ministro della Cultura Franceschini ripete che l'armonizzazione dell'IVA sui libri vada risolta in sede europea. Un abbassamento con decisione nazionale rischierebbe infatti di essere ostacolato dalla Commissione, che ha già portato davanti alla Corte di giustizia Francia e Lussemburgo, accusandoli di dumping fiscale: attirerebbero in maniera illegittima gli acquirenti di ebook degli altri Paesi.

Una vicenda che ripropone l'antico paradosso del diritto: buon senso porterebbe a ritenere che Francia e Lussemburgo abbiano applicato un principio di giustizia (tributaria) anticipando peraltro un'armonizzazione che la stessa Commissione ha richiesto. Un principio che però si è scontrato con una regola che è legge, la quale, appunto per stessa ammissione della Commissione, dovrebbe essere rivista ma è ancora vigente. In quella che può sembrare una miope deferenza al diritto positivo ma che in realtà dimostra più la distanza tra i tempi della realtà e quelli del legislatore, la vicenda rivela un lato irrisolto della regolazione dei mercati.

Decidere cosa e quanto tassare è la più antica prerogativa degli Stati e la politica fiscale è uno degli elementi istituzionali che determina i destini delle interazioni economiche in un Paese. Può esistere dunque una reale ipotesi di dumping fiscale tra Stati che mantengono, tra i loro poteri, la regolazione fiscale? Dove si può tracciare il confine tra fenomeno distorsivo della concorrenza e legittima scelta politica?

Fortunatamente, la Corte di giustizia proprio pochi giorni fa ha rigettato la palla agli Stati. In un caso speculare, la Corte ha ritenuto possibile che l'IVA tra libri di carta e elettronici sia diversa non perché essi siano diversi, quanto perché spetta ai singoli ordinamenti stabilire se essi possono essere considerati, secondo l'intendimento del consumatore medio, prodotti analoghi. Rafforzata da questo spiraglio aperto dalla Corte, la discrezionalità nazionale in materia tributaria potrà quindi nuovamente essere utilizzata dal ministro Franceschini se davvero vorrà mettere mano alla riduzione dell'IVA per gli ebook. Il vertice tra ministri UE della Cultura ospitato in Italia tra pochi giorni potrà essere l'occasione per evitare che l'ipotesi di dumping fiscale avanzata dalla Commissione diventi un pericoloso precedente.