L'Unità muore, e l'assassino ha un nome: è Repubblica

Con agosto cessa le pubblicazioni il quotidiano "fondato da Antonio Gramsci": una agonia durata più di vent'anni, iniziata quando Scalfari decise di portargli via lettori e giornalisti

Una volta tanto, il delitto ha un colpevole. Se l'Unità, già organo del Partito Comunista Italiano, smetterà di esistere tra due giorni, sarà un po' colpa della crisi della stampa, dei giornali che non sanno che pesci pigliare nella rivoluzione di Internet, dei ragazzi di oggi che leggono poco e male. Ma se la chiusura spazza via (almeno per ora) il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, la colpa è soprattutto, inequivocabilmente, di un signore con nome e cognome. Eugenio Scalfari, fondatore e per lunghi anni direttore di Repubblica. Che, dopo un avvio incerto della sua creatura (basterebbe guardarsi l'improbabile grafica dei primi numeri, ibridi tra il Mondo e Le Monde, nessuna foto, articoli chilometrici: insomma, una mattonata che infatti leggevano in pochi) ebbe una intuizione geniale. Capì che i milioni di italiani che votavano a sinistra - non i liberali, non i radicali alla Pannunzio, riferimento culturale della Repubblica degli esordi - erano un gigantesco terreno di caccia, una prateria di lettori, e spesso lettori accaniti, pronta al salto di qualità. Un ceto sociale e politico che era stato in parte sedotto dal primo Giorno, ma che per la maggioranza era rimasto fedele all'Unità: ma che sempre meno era pronto a riconoscersi in quella inevitabile e un po' greve ortodossia di fondo che permeava l'organo ufficiale del partito. Quei lettori volevano un giornale che li coccolasse, li seducesse, ne confortasse le certezze politiche, ma che avesse anche quel po' di irriverenza, di sregolatezza, di curiosità, reso inevitabile dai nuovi tempi. Repubblica, decise Scalfari, sarebbe stata la nuova casa di quei lettori. L'Unità iniziò a morire quel giorno.
Non fu un percorso facile. Dentro l'anima di Repubblica c'erano componenti che faticavano a riconoscersi nel nuovo corso. Giorgio Forattini, innanzitutto, che con una sua vignetta epocale scatenò le ire di Enrico Berlinguer: ma non solo. Anche altri storcevano il naso davanti a quel vistoso, quasi plateale, cambio di linea. Ma il successo dell'assalto scalfariano alle praterie dei lettori comunisti fu talmente clamoroso da azzittire i dissensi interni. All'italiano che votava a sinistra, Scalfari offriva un prodotto ultramoderno, a volte postmoderno nella sua concezione dell'informazione. La colossale campagna di marketing di Portfolio, gioco di Repubblica collegato alle quotazioni di borsa, segnò lo scavallamento di un confine atavico: il diavolo del mercato seduceva i militanti comunisti sotto forma di una schedina. Grandioso. I tempi erano maturi, e l'emorraggia di lettori fu poderosa quanto una piena del Seveso.
Sotto quei colpi, l'Unità faticò a reagire. L'unico che riuscì ad accennare una qualche forma di riscossa fu, va detto, Walter Veltroni, che inaugurò la stagione delle videocassette allegate al quotidiano: roba che oggi, in epoca di streaming e di cloud, sembra appartenere ad un'altra epoca, e che invece è roba dell'altroieri. Le cassette di Veltroni diedero l'ultimo colpo di ossigeno all'Unità. Ma non risolse il nodo cruciale: come fronteggiare quel nemico sorto così in fretta, dentro il proprio campo? Seguirlo, imitarlo, rubarne i segreti e gli spiriti innovativi? O combatterlo a faccia aperta, fieri della propria identità e diversità?
Per scegliere la seconda strada, in quei foschi anni Ottanta, serviva forse più coraggio di quanto ce ne fosse allora a disposizione all'Unità: che si trovava impegnata nella battaglia per la sopravvivenza proprio mentre si preparavano a saltare i suoi punti di riferimento politico, e la morte improvvisa di Berlinguer anticipava di una manciata di anni il trauma epocale della morte del comunismo. In quel marasma, all'Unità dovettero cominciare a fare i conti con uno scenario nuovo e quasi angosciante: al nuovo partito, al nuovo soggetto politico destinato a nascere sulle ceneri del Pci, un giornale non serviva. Perché quel soggetto politico e i suoi elettori un giornale lo avevano già, ed era Repubblica.
Sotto i colpi di quel trauma, lo sbandamento fu palpabile. Un giornale vissuto per decenni nel culto della propria superiorità si trovò bruscamente alle prese con un drammatico senso di subalternità. «Cosa farà domani Repubblica?», era l'interrogativo inespresso ma palpabile delle riunioni di redazione. Insieme ai lettori, iniziò l'esodo delle firme. «Se sarete bravi, se vi metterete in mostra - dicevano tra il serio e il faceto i vecchi dell'Unità ai nuovi assunti - vi prenderanno a Repubblica». Il fiato sul collo, l'immanenza della corazzata scalfariana, condizionavano in modo quasi opprimente la vita del giornale.
Si tentarono altre strade. Finì l'epoca dei direttori di nomina politica, e arrivarono i direttori giornalisti. Se ne videro di tutti i colori. Il giorno della morte di Lady Diana, il quotidiano fondato da Gramsci aprì la sua prima pagina con il titolo «Scusaci principessa». I lettori superstiti faticavano a capire. Per tenersi a galla, si finì col reclutare un direttore tra i colonnelli di Repubblica. Arrivò, tolse la riga rossa sotto il titolo, e la mise azzurra. Anche lì, i vecchi lettori annasparono nel disorientamento. Le vicissitudini successive sono note: la sospensione delle pubblicazioni, la ripresa, la nuova crisi. I redattori, che sono da mesi senza stipendio, sperano che la chiusura di dopodomani sia provvisoria, e che si possa risorgere un'altra volta. Ma sanno che sarà dura. L'Unità muore proprio mentre il sogno si compie, e il partito che l'ha fondata dirige il paese. Ma quel partito legge un altro giornale.
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Commenti

berserker2

Mar, 29/07/2014 - 18:59

Però mi dispiace...... la carta dell'unità era proprio ottima quando facevo le patatine fritte, teneva l'unto che è una bellezza. Anche per pulire i vetri, con un pò d'aceto aveva una porosità favolosa. L'ortolano vicino casa poi ci incartava tuberi, patate, pomodori, finocchi e mi divertivo a guardare le vignette e le donnine nude che ultimamente inzeppavano l'importante quotidiano comunista. Ma l'utilizzo migliore era al cesso, quando la carta igienica finiva improvvisamente! Carta di ottima qualità, senza badare a spese! Prima grazie ai rubli sovietici, poi grazie alla Coop, poi grazie alle banche, e poi grazie a Sveltrone! Peccato, dovrò utilizzare Repubblica, però il formato tabloid, specialmente al cesso, non aiuta!

giseppe48

Mar, 29/07/2014 - 19:00

era ora un giornale di cacca in meno.potevano farsi salvare dalla Santachè ,ma è meglio tagliarsi i coglioni (se li hanno)piuttosto che andare col nemico

Anonimo (non verificato)

Anonimo (non verificato)

giottin

Mar, 29/07/2014 - 19:14

...e due. olé. Mi sa che questa volta i giornalai escono anche con gli scatoloni tipo la Lehman Brothers.

giottin

Mar, 29/07/2014 - 19:21

p.s. e adesso agli abbonati verranno restituiti i 5/12, ....forse. ah ah ah ah ah

killkoms

Mar, 29/07/2014 - 19:21

con le ultime edizioni faremo un bel po di carta igienica low cost!

Miraldo

Mar, 29/07/2014 - 19:30

E cosi sia. Speriamo faccia la stessa fine anche la Repubblica.

Ritratto di Ciccio Baciccio

Ciccio Baciccio

Mar, 29/07/2014 - 19:40

***Era ora! Razza insulsa di lentikkiari pennivendoli che odiano anche sé stessi e che usano per stampare tal obbrobrio di cretinate e falsità sulla cartaccia straccia, inkiostro kancerogeno di origine cinese che costa un decimo di quello regolare. E' come il vino e le salamelle che vendono alle feste dell'unità, tutta robaccia per coglionare i trinariciuti e beceri, kancerogena ed infetta!*

Giovy99

Mar, 29/07/2014 - 19:48

tanto hanno le COOP che li finanziano.... e per i voti ci pensa la CGIL....

Ritratto di bracco

bracco

Mar, 29/07/2014 - 20:10

Che sfiga......ora dovrò iniziare a comprare la carta igienica al supermercato

Atlantico

Mar, 29/07/2014 - 20:16

Fazzo, si chiama mercato. Un articolo del genere me lo aspetterei sul Manifesto non sul Giornale. Mah ...

roberto zanella

Mar, 29/07/2014 - 20:34

non faccio l'ipocrita. Sono contento.Le balle della democrazia..bla..bla..bla Io sono stato iscritto x 20 al PCI e molte domenica al mattino venivano a portarti il giornale da portare per la diffusione....poi diventando maturo e cominciando ad andare a vedere gli sprechi,come se fossimo degli schiavetti,li ho mandati a quel paese e avevo ragione quando dissi loro...vi auguro di finire male

Ritratto di Lady Bird

Lady Bird

Mar, 29/07/2014 - 20:58

I falliti sinistrati non sanno tenere in piedi un giornale di fango quotidiano, figuriamoci se riusciranno a far galleggiare il paese, falcidiato dalle sconsiderate manovre del mortadella e del compare letta. Beh, i citrulli ex lettori conservino qualche pagina per metterla sotto il giubetto d'inverno, per ripararsi dal freddo sul motorino. Poveracci!!

steffff

Mar, 29/07/2014 - 23:24

Peccato. era meglio se lo comprava la Santanche'

Ritratto di Soccorsi

Soccorsi

Mar, 29/07/2014 - 23:58

Hurrah, hurrah, questa volta evviva l'assassino!

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Mer, 30/07/2014 - 00:55

Repubblica è riuscita a conquistare i lettori sinistroidi con la puzza sotto il naso. Dopo la falsa "democratizzazione occhettiana", che aveva cancellato solo la parola COMUNISMO dalla sinistra, non era decoroso per loro farsi vedere con l'Unità in mano. IL GIORNALE PUZZAVA ANCORA TROPPO DI COMUNISMO. Agli allocchi che avevano creduto all'ipocrita "democrazia" di Occhetto venne servito il menù sinistreggiante di Repubblica. DA ALLORA I TRINARICIUTI INDOSSANO LA NUOVA CASACCA "DEMOCRATICA". Se ne accorse Silvio Berlusconi di che razza di democrazia cianciavano quelli di Repubblica.

Ritratto di corvo rosso

corvo rosso

Mer, 30/07/2014 - 01:47

L'Unità muore perchè è stato un giornale comunista, il comunismo è morto ed è morta pure l'Unità. Così è se vi pare. "Ed ecco, o signori, come parla la verità! Siete contenti?"

athmos

Mer, 30/07/2014 - 07:43

Non ci manchera' affatto; speriamo che Repubblica e il Corriere facciano la stessa fine: sarebbe un bene per il Paese

Ritratto di bracco

bracco

Mer, 30/07/2014 - 08:27

Ma chi se ne frega, vadano a farsi dare lavoro da De Benedetti. Un giornale inutile a cui non credevano neppure i comunisti dalle mutande rosse

swiller

Mer, 30/07/2014 - 09:04

berserker2. Commento azzeccato.

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Mer, 30/07/2014 - 09:31

Caro berserker, leggendola ho avuto un moto di disappunto! Mi dice che mi sono perso quella favolosa carta per decenni? Tutto perché, piuttosto che toccare il giornale comunista, mi sarei tagliato la mano? Porca miseria, quasi quasi (ma solo quasi) mi dispiace.

Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Mer, 30/07/2014 - 09:32

Era così comodo per imballare la cristalleria di partito. Tutto vero quanto da voi scritto:il declino è iniziato quando Re Giorgio I,signore della steppa,ha preferito imballare i propri cristalli con il quotidiano dei proletari ricchi:Repubblica.E' tanto fico..lo dice anche divano Ferilli!!

jazz00

Mer, 30/07/2014 - 09:37

e chi se ne frega: braccia pronte per la miniera

Massimo Bocci

Mer, 30/07/2014 - 09:47

Meglio sarebbe stata una bella CHIUSURA COATTA in blocco,ma fino aquando ci saranno SANTI MONOCRATICI NEL REGIME, si possono sempre fare grosse RAPINE FINANZIARIE A TERZI.....GLI ITALIANI...

elalca

Mer, 30/07/2014 - 09:47

e chissenefrega, un giornale inutile in meno!

fabio tincati

Mer, 30/07/2014 - 10:02

Bravo berseker2@!! Oltre a condividere completamente quello da lei esposto, mi permetto di aggiungere che come al solito paga pantalone per i loro errori e dovremmo ricordarcene alle elezioni. Sono comunque contento che un giornale ridicolo per la sua prona parzialità sia defunto. Anni fa circolava una storiella esemplare che +/- faceva così: al porto di Genova si rompe una cassa con dentro un gorilla che scappa acchiappando una ragazzina. Interviene un robusto camallo che assestando due pugni al gorilla lo tramortisce e salva la ragazzina. Un cronista dell'Unità lo copre di lodi esaltando la forza della classe lavoratrice comunista,ma lui risponde:" guardi sono liberale" Il giorno dopo l'Unità titola : Vile picchiatore fascista ruba pane di bocca a povero immigrato dal Borneo!

Ritratto di stufo

stufo

Mer, 30/07/2014 - 10:10

Se non ricordo male, il "verbo" andò in crisi sotto Veltroni, nonostante le videocassette d i film cult elargiti a piene mani. Appena montato lo scranno da baffino. Sfrattarono anche, in quei giorni, il giornale satirico "Cuore", senza quasi proteste dell'autore, obbediente e prono al partito. Strane coincidenze.

Ritratto di panteranera

panteranera

Mer, 30/07/2014 - 10:20

@berserk2: Ottimi utilizzi davvero! ;)...Paese sera,Il manifesto,Liberazione e adesso L'unità,tutti begli esempi di disinformazione e becera propaganda di partito...L'augurio è che la prossima a defungere sia La repubblica,magari subito insieme al suo fondatore...

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Mer, 30/07/2014 - 10:28

@giseppe48 (19:00) Ti sbagli. Se non hanno accettato la proposta della Santanché non è per ragioni di denaro. O forse sì, ma in questo caso era perché non bastava. I piccirilli (scorie del PCI) sono come le puttane: vanno con chiunque paghi.

Ritratto di PELOBICI

PELOBICI

Mer, 30/07/2014 - 11:10

I compagni a furia di distruggere si sono autodistrutti il giornale, ma tanto hanno Repubblica che è peggio dell'Unità

eloi

Mer, 30/07/2014 - 11:21

Calma. Calma gente. I debiti de lUnita non verranno ripianati dai contribuenti. Abbiamo tre offerenti: luigipso, ersola e pravda99.

Ritratto di Soccorsi

Soccorsi

Mer, 30/07/2014 - 11:24

Un quotidiano il cui contenuto giornaliero non valeva la carta sulla quale era stampato. Un altro pezzo che il comunismo italiano ha perso, adesso resta poco più di niente.

giumaz

Mer, 30/07/2014 - 11:34

Che ricordo delle videocassette di Veltroni! Un bel mattino vidi esposta in edicola la cassetta del primo "Don Camillo". All'edicolante non sfuggì il mio moto di stizza nel vedervi impresso il logo con la ben nota U, e con un divertito sorrisetto mi disse: "sissignore... putroppo è così ... è proprio l'Unità". Ci facemmo una risata. Beh, ora confesso che quella volta, e le uscite successive, sono le sole in cui ho finanziato l'Unità.

Ritratto di elisa65

elisa65

Mer, 30/07/2014 - 12:10

ERA ORA!!!!

onurb

Mer, 30/07/2014 - 12:28

berserker2. Per usare l'Unità nei modi che ha illustrato come ha fatto a procurarsela? O la comprava o le veniva regalata. Se era un regalo, ha fatto bene a usare il giornale nei modi da lei preferiti, ma, se la comprava, commetteva un grossolano errore che io ho sempre evitato: non ho mai dato, né mai darò, soldi per tenere in vita attività dei sinistri che, mentre li ricevono, le sputano addosso tutta la loro superiorità etica. Se, però, mi capitano per le mani casualmente questi giornali, li leggo: mi piace ascoltare o leggere le opinioni altrui, anche se non le condivido. Però non ne voglio finanziare la divulgazione.

Ritratto di ashton68

ashton68

Mer, 30/07/2014 - 13:20

Non festeggio la morte neanche del peggior nemico, nè dei suoi simboli. Mi sento come Almirante che si recò ai funerali di Berlinguer e si inchinò di fronte al suo feretro, rendendo omaggio all'uomo e non alle sue idee. Ovviamente Giorgio non fu poi ricambiato dai compagni, ma lo stile, si sa, non lo si può comprare.

giampik

Mer, 30/07/2014 - 13:24

Devo dire in tutta franchezza che mi dispiace! E si, è dal 1953 (ero ragazzino allora) che aspetto di mettere le mani su quella che considero una perla dell'Editoria mondiale, non solo italica.... E' la prima pagina de l'Unità uscita per la morte del Compagno Baffone, alias Stalin. Non ricordo bene, ma il "nostro Eroe" vi viene citato come l'Uomo "che nei Secoli più di tutti ha fatto per il Bene ed il Progresso dell'Umanità". Ne consegue poi che Gesù Cristo si è classificato solo secondo in questa speciale classifica!!! Dei circa venti milioni di uomini, donne, vecchi e bambini fatti uccidere da Josif Dzugashvili, all'Unità non gliene è mai fottuto un amato....Ora sarà più difficile rintracciare questo gioiello giornalistico per cui prego chi ne fosse eventual mente in possesso di farlo magari sapere alla nostra Redazione: magari si metteranno in contatto con me! Grazie fin d'ora a tutti.

pacche

Mer, 30/07/2014 - 13:40

Ce ne faremo una ragione. I compagni della Legacoop, che al partito comunista e discendenti devono molto, non sono intervenuti a salvarla, troppo impegnati come sono a comprare banche ed assicurazioni. E la riconoscenza?

82masso

Mer, 30/07/2014 - 13:44

Come al solito la faziosità e la falsità regna sovrana su questo Giornale; chi informato sà bene che il problema dell'Unità non fù Repubblica ma bensì i piani alti del Pds prima e del Pd poi; nella lista ci metto pure Veltroni (che voi glorificate ?!?!?) che spinse per la De Gregorio dopo il cambio di proprietà nel 2009 al posto di Padellaro ritenuto troppo vicino, come linea editoriale, a Furio Colombo combattuto e, infine, eliminato dai vertici Pd perchè troppo indipendente ed estraneo alle logiche padronali di partito; fù infatti, con la direzione dell'attuale editorialista del Fatto, che l'Unità visse gl'ultimi tempi "dorati".

Anonimo (non verificato)

82masso

Mer, 30/07/2014 - 13:50

giampik... Perchè in quel periodo vigeva il dictat del padronissimo Togliatti filo sovietico fino al midollo, se ci fosse stato Gramsci la valutazione storica di Stalin, stia sicuro, sarebbe stata ben diversa, da come ha giustamento scritto lei, come ben diversa sarebbe stata la conduzione del PCI nel primo dopo guerra.

Ritratto di bobirons

bobirons

Mer, 30/07/2014 - 13:51

Terzo invio - Il 1° agosto 2014 per me sarà una ricorrenza memorabile. Primo perchè è Festa Nazionale Svizzera, ma potrei anche fregarmene tanto gli svizzeri non mi sono simpatici, poi è il genetliaco di una persona a me carissima ed infine perché, finalmente, chiude quel libello pseudo rivoluzionario, fuori dai tempi, estremamente contraddittorio fra le tesi annunciate e le pratiche eseguite, fascista quanto e più de Il Popolo d'Italia che, almeno, aveva la faccia tosta di ammettere la propria assolutezza. Settant'anni fa circa i nostalgici di quello che era stato il loro sogno, e poi diventò il loro incubo, credevano ancora in una (im)possibile restaurazione. Oggi gli stessi, almeno i sopravvissuti, si sono resi conto come la Storia vada avanti e non si possa ripetere. Auspico che ne passino meno, molti meno, affinché quello che fu il più "fascista" partito di sinistra dell'Europa occidentale cambi radicalmente il proprio approccio e si renda conto come il personale "sol dell'avvenire" sia ormai tramontato e destinato a non risorgere il giorno dopo. A noi, i benpensanti, il compito di emarginare sempre più i facinorosi che non capiscono, peggio, non vogliono capire, la fine di un'epoca. Ben venga qualsiasi organo d'informazione o di opinione, ma che resti nell'ambito della coerenza e soprattutto dell'evidenza e verità. In questo, l'Unità aveva platealmente mancato ed era solo organo di propaganda ed incitamento a non vivere una vita civile.

Libertà75

Mer, 30/07/2014 - 14:02

l'Unità ha sbagliato a seguire il PD mentre avrebbe dovuto dare prima voce ai rifondaroli e ora ai 5stelle... sono falliti sotto gli ordini di partito... Ma se prima con l'Unità potevano dimostrare un'indipendenza culturale, oggi con la Repubblica possono solo dimostrarsi proni ad un soggetto privato che li governa per filo e per segno... Se ci fosse Berlinguer a vedere i suoi eredi schiavi di un pseudo-finanziere vomiterebbe sangue e voterebbe Grillo.

umberto nordio

Mer, 30/07/2014 - 14:07

Per una volta non me la sento di dare addosso all'assassino.Però se adesso completasse l'opera con un bel suicidio.....

rosa52

Mer, 30/07/2014 - 14:10

si',perche'i comunisti che leggevano l'unita',ora si sono imborghesiti,si vergognano a leggere quel giornale invece Repubblica fa piu'scic,e'piu'trand e poi ora sono al potere,vuoi? l

comase

Mer, 30/07/2014 - 14:24

si dispiace anche a me! dovro' cercare un altro fornitore di carta da culo!

Ritratto di pasquale.esposito

pasquale.esposito

Mer, 30/07/2014 - 14:50

ED; IO QUEST;ANNO QUANDO VADO A CAPRI; MI BERRÓ UNA BOTTIGLIA DI FRANCIACORTA ALLA FACCIA DEI KOMUNISTRONZI; CHE HANNO LETTO QUESTO "GIORNALE"?; A ME L;UNITÁ NON MI MANCHERÁ MAI; COME NON MI MANCHEREBBE "LA REPUBBLICA" SE QUESTO LANCIAMERDA ANDREBBE IN FALLIMENTO! ANZI SE "LA REPUBBLICA" VA IN FALLIMENTO; IL GIORNO DOPO IO MI BERRÓ UNA BOTTIGLIA DI "SASSICAIA" OPPURE "ORNELLAIA" DA 1000 EURO LA BOTTIGLIA!.

Ritratto di dbell56

dbell56

Mer, 30/07/2014 - 14:57

berserker2 convengo con te. La carta dell'Unità era multiuso intensivo! Quella di Repubblica è troppo ssssscccccciiiiiivolosaaaaaaaaaaaaa! Rischi di sporcare le mutande!

petra

Mer, 30/07/2014 - 15:16

#ashton Si ripigli! Stiamo parlando di un giornale non di una persona ne?

killkoms

Mer, 30/07/2014 - 16:33

non erano buoni i danè della santanchè?

fabio tincati

Mer, 30/07/2014 - 18:23

vendevano (questi buffoni) 20.000 copie..................gran parte in abbonamento e noi paghiamo la chiusura............

Ritratto di bobirons

bobirons

Mer, 30/07/2014 - 19:03

@ ashton68 - Non per difendere i sinistri ma per la verità storica La informo che: ""Fu lui (Giancarlo Pajetta n.d.r.) ad accogliere il segretario del MSI Giorgio Almirante a Botteghe Oscure[4] quando il leader missino volle andare a rendere omaggio alla camera ardente di Berlinguer, provocando una certa sorpresa tra l'immensa folla che attendeva di entrare. Quattro anni dopo, alla morte di Almirante nel 1988, fu lui stesso a rendere omaggio alla camera ardente dello storico avversario politico."" Vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Pajetta. Ma Pajetta, se pur di sinistra, era un Uomo e portava avanti le sue convinzioni, non uno di questi sinistrati che badano solo al cadreghino.

Ritratto di bobirons

bobirons

Mer, 30/07/2014 - 19:04

@ ashton68 - Non per difendere i sinistri ma per la verità storica La informo che: ""Fu lui (Giancarlo Pajetta n.d.r.) ad accogliere il segretario del MSI Giorgio Almirante a Botteghe Oscure[4] quando il leader missino volle andare a rendere omaggio alla camera ardente di Berlinguer, provocando una certa sorpresa tra l'immensa folla che attendeva di entrare. Quattro anni dopo, alla morte di Almirante nel 1988, fu lui stesso a rendere omaggio alla camera ardente dello storico avversario politico."" Vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Pajetta. Ma Pajetta, se pur di sinistra, era un Uomo e portava avanti le sue convinzioni, non uno di questi sinistrati che badano solo al cadreghino.

Mario Mauro

Mer, 30/07/2014 - 23:59

Per chiunque non se ne sia ancora accorto: il comunismo non è morto,la sua ideologia è viva e vegeta (tenuta in vita sopratutto da Repubblica ma anche dagli altri "giornaloni" e dalla tv, salvo poche eccezioni)e governa l'andazzo delle faccende italiane da un'infinità di anni. Berlusconi s'è illuso di governare lui, in realtà ha potuto solo approfittare di un periodo in cui i dirigenti postpc erano rimasti intontiti dalla sconfitta (i dirigenti, non i magistrati rossi che sono andati all'attacco immediatamente) ma non poteva durare. Comunque l'ideologia comunista è ben vispa ed è rappresentata dalle facce che vediamo tutti i giorni in tv a strillare di democrazia in pericolo, di costituzione da difendere, di senato da salvaguardare etc; anche se non sono i vecchi comunisti di una volta, che almeno erano sinceri mentre questi sono ipocriti e il loro unico interesse è la cadrega in nome del popolo (di cui non gliene frega assolutamente niente). Purtroppo fino a quando alla maggioranza degli italiani non cadrà il prosciutto dagli occhi non risaliremo dal fondo in cui siamo precipitati. Ammesso che sia possibile tornare indietro, cosa che temo sia improbabile.