"Per Mad Max resto senza capelli e senza parole"

Dopo trent'anni prosegue la saga post-apocalittica Nel film l'attrice parla poco ma agisce molto: "Stare con un tipo come lui è un ruolo intrigante"

Los Angeles - Quarantacinque anni dopo la fine del mondo e una non meglio identificata catastrofe, l'inseguimento riprende nel deserto della Wasteland. Mad Max non è più Mel Gibson, è Tom Hardy (il Bane dell'ultimo Batman ). Trent'anni dopo l'ultimo episodio della trilogia post-apocalittica dell'australiano George Miller, Mad Max ritorna alla grande in una «rivisitazione» (così la definisce lo stesso Miller, creatore e regista anche di questa nuova impresa) fedele all'originale e molto high-tech.

Cento minuti di azione non-stop e battaglie tra enormi TIR riciclati da pezzi d'auto e camion, veicoli off-road vari, motociclette, esplosioni, stunt e pirotecnie, un assalto sonoro e un'opera visiva girata per lo più con effetti pratici «on camera» e poco Cgi (sfondi, tempeste di sabbia, cavi a cui attori e stunt erano attaccati per scene d'azione poi cancellati in post-production). Centoventi giorni di riprese in Namibia, in un vero deserto, controfigura dell'outback australiano, indisponibile per eccesso di pioggia, una troupe di 1500 persone, tecniche di riprese all'avanguardia, un mega-budget di 150 milioni di dollari.

Dunque la saga continua. Max ha un solo obiettivo, sopravvivere, e viene inseguito da tutti, soprattutto dalle bande del tiranno Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne, che fu il cattivo tagliadita nel primo Mad Max ), il quale s'è inventato un culto e tiene in pugno una popolazione di disperati a Citadel. Luogo da cui fugge anche Furiosa, la grande novità, interpretata da Charlize Theron, rapata a zero e con un braccio mutilato rimpiazzato da un arto bionico. Furiosa sta cercando di portare in salvo cinque giovani concubine del crudele Joe, una sorta di coro greco che accompagna la tragedia della protagonista, in cerca della «strada per la redenzione». Lei e Max, dopo un primo incontro alla Mayweather-Pacquiao, uniscono le forze in questa terra desolata. Mad Max: Fury Road , presentato in anteprima a Los Angeles il 7 maggio (sul red carpet a sorpresa anche Mel Gibson), sarà fuori concorso a Cannes il 14 maggio, e subito in tutte le sale del mondo, Italia compresa.

Abbiamo incontrato Charlize Theron a Hollywood per parlare del film. Gli splendidi capelli biondi le sono ricresciuti e la sua bellezza è quella di sempre.

Perché ha accettato questo film così duro, anche fisicamente?

«Risposta facile: per via di George Miller. Un autore che fa sia Mad Max , sia Babe va in città o Happy Feet per forza deve essere un genio. Ho sempre ammirato i suoi film e da ragazzina adoravo Mel Gibson. Nel film ci sono idee interessanti e il personaggio femminile è incredibile! Una donna accanto a Max, un ruolo intrigante per un'attrice».

Lei nel film parla pochissimo...

«Altra ragione per cui volevo provarci. Il dolore, la paura, la sofferenza, la rabbia si vede più negli occhi. Nessuno in questo film è un eroe. Nessuno pretende di salvare il mondo, ognuno è mosso da istanze personali, soprattutto di sopravvivenza. Non c'è morale, semmai solo bruta coscienza della condizione umana in un mondo spogliato di tutto. Dunque ho recitato soprattutto con gli occhi, e con il corpo, il che mi ha riportato a quando facevo danza classica e moderna, da giovane, prima di diventare attrice. Recitare con il corpo e non con le parole è stata la sfida più bella».

È stata dura raparsi a zero?

«Per niente, anzi è stata una mia scelta. Subito prima dell'inizio delle riprese, quando già eravamo in Namibia, ho detto a George: “secondo me Furiosa deve avere i capelli a spazzola, è una donna alla quale non importa esserlo, è dura come tutti gli altri. Dimostra di avere un'anima in un mondo dove non esiste più compassione”. Insomma, mi sono rasata e mi sono sentita benissimo, in perfetta sintonia con Furiosa».

Che cosa rende furiosa Charlize Theron?

«Mi considero una persona felice e ottimista. A livello personale e privato rifuggo la furia, la rabbia cronica. Ma viaggio per il mondo e vedo tante ingiustizie e vedo il male che ci facciamo reciprocamente. Il Sudafrica, mio Paese natale, purtroppo ne è un esempio. E la Namibia... c'è una leggenda locale che dice che la Namibia è stata creata da Dio in un giorno in cui era molto arrabbiato. Nel film si tocca anche il tema dello spreco delle risorse, molto attuale oggi in tutto il mondo. Ecco, questo sì che mi rende furiosa».

Ha incontrato Mel Gibson?

«Lo conosco, ma non abbiamo parlato del film. Mel è ormai preso da altre cose, e anche da problemi personali. So che ci ha dato la sua benedizione e basta. Girava voce che potesse figurare in un piccolo cameo in questo nuovo Mad Max . Bugia. Come se Sean Connery apparisse accanto a Daniel Craig nel nuovo James Bond, non c'entrerebbe niente. Ma lo spirito di Mel aleggiava fra noi sul set, su questo non c'è dubbio».

Suoi prossimi film?

«The Last Face, con Javier Bardem, diretto de Sean Penn. Sapete chi è, no?».