Mio nonno Guido Carli, esempio di speranza nell'Italia (e nell'Europa)

Mio nonno è stato un grande servitore dello Stato. Governatore della Banca d'Italia, Presidente di Confindustria, Ministro del tesoro, Guido Carli è conosciuto attraverso i suoi traguardi e il suo nome è legato, insieme a quello dei grandi statisti del secolo, alle più importanti sfide dell'Italia e dell'Europa contemporanea. A cento anni dalla sua nascita (il 28 marzo prossimo) e in occasione del Premio da me istituito, non voglio raccontare del legame che sempre ci unirà, ma di quello che mio nonno significa e rappresenta per il futuro.
La sua storia ci parla di lui in tre modi, come esempio di speranza nell'Italia, speranza nell'Europa e come grande testimonianza di speranza nel futuro. Quando, nella ricostruzione postbellica, l'Italia e l'Europa avevano bisogno di fede non meno di ora, negli anni della crisi, in quelli dell'incertezza e in quelli della rinascita, Guido Carli è stato la testimonianza che ogni grande azione ha bisogno di grande fatica, di grandiosa ambizione, di concreta fede.
Trascorsi cento anni dalla sua nascita, la sfida si ripete. Occorre di nuovo credere nell'Italia e nelle sue potenzialità. Guido Carli, a suo tempo, lo ha fatto operando in una nazione afflitta da crisi profonde, anni in cui il problema primario era escogitare le risorse per la stessa sussistenza. Nessuna difficoltà gli ha però impedito di progettare il futuro. Perché aveva la ferma convinzione che, proprio nelle condizioni più critiche, risiede nella classe dirigente l'obbligo e la possibilità di dare agli altri una speranza.
Con grande fatica, grandiosa ambizione e concreta fede, Guido Carli ha ricostruito il mercato in giorni in cui, e queste sono le sue parole «la stessa parola mercato \ non aveva senso». Allo stesso modo quarant'anni dopo, realizzava un traguardo che, visto dall'Europa della guerra e delle macerie, risultava un vero e proprio miracolo: l'Unione monetaria.
C'è, nella sua costruzione, qualcosa di più grande e di più profondo del semplice progetto. C'è la fede che questo progetto diventi speranza per le nuove generazioni. Anche per questo parlo di nonno, legando il suo nome al Premio per le eccellenze italiane che si svolgerà l'8 maggio a Montecitorio. Nella consapevolezza che, e qui lo cito: «Non sono sopite nel Paese forze rigogliose che accettano le condizioni nelle quali il genio dell'invenzione si sviluppa in finezza sotto la costrizione dell'aumento del rischio, in un mercato che si estende fino ai confini del mondo».
Come Luigi Einaudi, che aveva conosciuto da giovane e con il quale aveva collaborato strettamente, voleva agire anche sul piano culturale. E come Einaudi, vedeva nella formazione la possibilità di ogni innovazione ritenendo la cultura italiana, l'essenza e il motore dell'intera economia. Questa era la sua grande speranza.
Ed è in nome di questa speranza che non lesinò mai tempo e risorse per i suoi allievi. Nell'Aula delle lezioni, alla Banca d'Italia riuniva insieme le massime cariche delle istituzioni con i giovani del Servizio studi, scelti indipendentemente dal grado, in base all'unico criterio delle loro capacità. In quella sede avveniva l'avvicendamento tra vecchio e nuovo, tra l'oggi e il domani. La formazione di nuovi gruppi dirigenti fu un'azione perseguita con tenacia, un'azione sotterranea e meno nota di molte altre, eppure da lui sentita come una vera e propria missione.
Ho parlato di speranza. Ed è attraverso essa che Guido Carli ha realizzato, progettato, vissuto. È nostra responsabilità continuare a creare lo spazio, sottratto all'azione disordinata del caso, affinché le forze creative possano continuare ad agire, crescere, proliferare in uno Stato organizzato per accoglierle. Premiare le forze dell'ingegno italiano, riconoscerle e celebrarle, spero sia, in piccola parte, la testimonianza dell'azione e delle speranze di un grande e dolcissimo nonno.