Morto Ugo Riccarelli lo scrittore de «Il dolore perfetto»

Il doppio trapianto cuore-polmone cui si sottopose con coraggio nei primi anni '90 gli ha donato la possibilità di vivere e di scrivere ancora per vent'anni. Ma non è stato sufficiente a fargli superare un'interminabile storia di dialisi e complicazioni, per l'ultima delle quali, ai polmoni, lo scrittore Ugo Riccarelli si è spento ieri, a 59 anni, al Gemelli di Roma, dove era ricoverato da qualche giorno.
Piemontese di Ciriè, Riccarelli, è l'autore di romanzi come Le scarpe appese al cuore ('95, poi ripubblicato da Mondadori, trasfigurazione letteraria della propria storia di malato, con cui esordì dopo un passato di operatore culturale e addetto stampa del comune di Pisa insieme ad Athos Bigongiali), Un uomo che forse si chiamava Schulz ('98), Stramonio (2000), L'angelo di Coppi (2001), Un mare di nulla (2006), Comallamore (2009). Insieme a Marco Baliani ha scritto il testo teatrale La Repubblica di un solo giorno (pubblicato in forma di romanzo nel 2011) sulla rivoluzionaria avventura della Repubblica romana. Il dolore perfetto (Mondadori), romanzo sul Novecento italiano attraverso due famiglie, gli valse il premio Strega nel 2004. Vittoria schiacciante e portatrice di polemiche: Riccarelli si era trasferito a Roma tre anni prima per lavorare nello staff del sindaco Walter Veltroni, di cui divenne ghost writer insieme a Diego Novelli. Per lui raccontava di aver scritto la lettera al Papa. Veltroni venne ad applaudire la sua vittoria a Villa Giulia e fu facile concludere che l'esito fosse stato «facilitato» dai rapporti istituzionali.
Nel suo ultimo romanzo, L'amore graffia il mondo (Mondadori), in cinquina per il Campiello 2013 (presidente di giuria e Luxardo si riuniranno per decidere come procedere, il premio potrebbe essere assegnato postumo per la prima volta), la malattia leva di nuovo il respiro con la storia di Signorina, figlia di un capostazione negli anni del Fascismo. Potrebbe diventare una grande stilista, ma Ivo, un figlio nato troppo presto e malato, le segna il futuro. Il coraggio di Signorina vincerà: il figlio nasce a nuova vita, capace di respirare da solo.
Ma anche se la sofferenza ha segnato tanta parte della sua vita (racconta lo scrittore Andrea Di Consoli che «per anni poté lavarsi i denti solo staccando per pochi secondi la maschera dell'ossigeno che lo teneva in vita») Riccarelli recalcitrò a lungo prima di diventare «scrittore della malattia», in un momento in cui invece il memoir e le autofiction di cure e guarigioni imperversano al punto da far pensare a un genere codificato dal mercato. Cedette solo nel 2011, con il saggio-reportage sul mondo dei trapianti in Italia Ricucire la vita (Piemme): «Sarò sincero: io questo libro non l'avrei mai scritto. Voglio dire che, se non fossero intervenute considerazioni, fatti, circostanze, persone, non mi sarei messo a scrivere attorno a un argomento al quale ho dedicato il primo libro che ho pubblicato». E quei fatti e persone furono, nello specifico, l'istituto d'eccellenza ISMETT di Palermo, del quale il libro gli diede modo di raccontare la paura e l'epica di ogni giorno di medici, familiari, pazienti, e soprattutto di «svelare» ricerche e scoperte «buone» nel deserto di una sanità «cattiva», consegnandole alle speranze di tanti malati e di tanti sani che avrebbe voluto convertire alla cultura del dono degli organi.