Il Nabucco nato sotto una buona stella

La scomparsa del maestro Claudio Abbado ha contribuito a infondere alla prima rappresentazione dell'opera al teatro del Maggio Musicale Fiorentino un alone di magia e di grande spiritualità

E' stato un Nabucco più bello, più vero, più emozionante di tutti gli altri. La scomparsa del maestro Claudio Abbado ha contribuito a infondere alla prima rappresentazione dell'opera al teatro del Maggio Musicale Fiorentino un alone di magia e di grande spiritualità come mai prima d'ora.
Un minuto di silenzio, con il pubblico tutto in piedi, ha aperto l'inizio del Nabucco fiorentino. Sul palcoscenico è salito, prima del sipario, il commissario della fondazione Francesco Bianchi che ha tracciato un commosso profilo di Abbado nel suo rapporto con Firenze e con l'orchestra e il coro del Maggio. "Caro Claudio, caro maestro - ha detto Bianchi -, a te dedichiamo questa prima del Nabucco". Abbado si è sempre dimostrato sensibile verso la città e le drammatiche vicende economiche del Maggio Musicale tanto che, lo scorso maggio, diresse gratuitamente il concerto al Teatro Comunale, in segno di solidarietà e amicizia nei confronti dell'ente lirico fiorentino.
L'opera verdiana ha inaugurato la stagione invernale del teatro fiorentino. Il Nabucco va in a Firenze dal 21 al 31 gennaio per la regia di Leo Muscato e la direzione dell'Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino a cura di Renato Palombo.
Rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala il 9 marzo 1842, il Nabucco di Giuseppe Verdi è divenuta in breve una delle opere più famose e apprezzate del compositore di Busseto. È stata spesso letta come l'opera più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell'epoca potevano riconoscere la loro condizione politica in quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese.
"Va pensiero sull'ali dorate, va ti posa sui clivi, sui colli ove olezzano libere e molli l'aure dolci del suolo natal!", una sorta di inno nazionale del popolo ebreo alla lotta contro l'oppressore (i babilonesi-asburgici) che la Lega nord avrebbe voluto far suo come inno nazionale italiano al posto di Fratelli d'Italia. Il resto del dramma è invece incentrato sulle figure drammatiche del re di Babilonia Nabucodonosor II e della sua presunta figlia Abigaille. È lo stesso Muscato a chiedersi chi sia il vero protagonista del Nabucco: "Potrebbe essere la storia di un conquistatore che a un certo punto si sente Dio, e per questo viene punito; oppure la storia di una principessa che scopre di essere figlia di schiavi e ha sete di potere o la storia di una giovane donna rapita e tenuta in ostaggio da un uomo che ama, un uomo che per salvare lei, tradisce l'intero suo popolo; o quella di un profeta in crisi che in un momento di difficoltà cosi grande, vede la sua fede vacillare". Come se l'interpretazione fosse lasciata libera dal genio di Verdi alla sensibilità di ogni singolo spettatore.
In origine, il nome dato da Giuseppe Verdi alla sua opera era "Nabucodonosor" ma, data la lunghezza dello stesso sulla locandina, venne diviso in due righe e cioè "Nabucco" e, a capo, "Donosor" ma la gente faceva caso solo alla prima riga. Tuttavia per i primi due anni di vita dell'opera il titolo fu sempre Nabucodonosor, e per trovare la prima attestazione storica del Nabucco si dovrà attendere l'allestimento dato a Corfù nel 1844.
L'opera venne realizzata dopo un periodo travagliato della vita di Verdi, in quanto non solo era andato incontro ad un fiasco con la rappresentazione della sua opera Un giorno di regno il 5 settembre 1840, ma aveva anche subito la morte della moglie Margherita Barezzi e dei figli Virginia e Icilio. Ciò lo aveva fatto sprofondare in una grande depressione e ad un rifiuto totale di comporre musica, almeno fino a quando venne contattato dall'impresario teatrale Bartolomeo Merelli il quale gli propose un libretto composto da Temistocle Solera. Tale libretto, il quale recava il nome di Nabucco, colpì a tal punto Verdi che accettò volentieri di musicare l'opera.
In occasione della rappresentazioni del Nabucco a Firenze, il Teatro del Maggio Musicale, in collaborazione del Conservatorio di Musica Luigi Cherubini, porta la grande musica del compositore nei bellissimi ambienti di Casa Martelli: "Verdi in salotto" è il titolo del concerto che giovedì 23 gennaio alle 17 vede protagonisti i giovani pianisti Antonino Fiumara e Cesare Pezzi, studenti della classe di Maria Teresa Carunchio, impegnati a riproporre alcune delle melodie più celebri della produzione teatrale verdiana. Per l'occasione sono proposte le trascendentali reminiscenze e parafrasi di Liszt da Simon Boccanegra, Il trovatore ed Ernani, affiancate ad altre trascrizioni da Aida, Rigoletto, La traviata e, ovviamente il Nabucco.