"Nell'epoca dei somari l'unica difesa possibile sono gli scienziati che sanno comunicare"

Il virologo Roberto Burioni spiega perché prosperano le teorie più strampalate: "Il dibattito è aperto a tutti ma su alcuni temi dovrebbero contare solo i fatti"

Roberto Burioni è uno dei più importanti virologi attivi in Italia (sue alcune delle ricerche più interessanti sugli anticorpi monoclonali). Negli ultimi anni si è molto impegnato nella divulgazione scientifica. Soprattutto nell'impedire la circolazione indisturbata di false informazioni mediche, a partire da quelle sui vaccini. Il suo ultimo sforzo in questo senso è nelle librerie e si intitola La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica (Rizzoli, pagg. 220, euro 17) che verrà presentato proprio oggi a Tempo di libri alle 12,30 alla sala Volta. Abbiamo fatto una chiacchierata in anticipo con Burioni.

Partiamo dal titolo, perché la scienza non è democratica?

«Molto semplicemente perché la velocità della luce non si decide per alzata di mano. Ne si può decidere per alzata di mano se due più due fa quattro o la legge di gravità. Nella scienza contano solo le opinioni comprovate e verificabili. Detto questo, per altri versi, è l'ambito più democratico di tutti. Non conta se si è ricchi o poveri, famosi o no, se un enunciato scientifico è corretto la comunità scientifica lo riconosce».

Negli ultimi anni però la circolazione di concetti che di scientifico hanno poco, dalla fiducia nell'omeopatia alla paura dei vaccini, è aumentata esponenzialmente: come è successo?

«Per lungo tempo il dibattito scientifico è rimasto ristretto a persone che ne conoscevano le regole. Ora, grazie hai mezzi di comunicazione, si è enormemente allargato anche coinvolgendo chi quelle regole non le sa ed è più facilmente ingannabile...».

Consigli semplici per distinguere una informazione scientifica corretta da una bufala?

«Il primo è che normalmente il raccontatore di bufale è un solitario. Non lavora di norma in una istituzione scientifica con una reputazione. Il secondo: dubitare di scienziati in pensione o allontanati da enti di ricerca a volte cercano visibilità. Il terzo è capire cosa si sta leggendo. È diverso leggere una cosa su un sito qualunque o leggerla su una rivista specializzata o comunque su un giornale nazionale. Quarto, non fidatevi di chi parte sempre dall'assunto che ci sia un complotto mondiale».

Faccio l'avvocato del diavolo. In due casi, quello delle frottole sul rapporto vaccinazioni autismo raccontate da Andrew Jeremy Wakefield e la memoria dell'acqua sostenuta da Luc Montagnier, sono state le riviste scientifiche a essere state sprovvedute.

«Sono due pagine nere, soprattutto la prima che ha citato. La prima cosa da dire è che anche se esistono i poliziotti corrotti io continuo a fidarmi della polizia, e chiamarla in caso di furto. Lo stesso vale per la scienza. In entrambi i casi la comunità scientifica è intervenuta per confutare i risultati di questi studi».

Sì ma, se permette, forse troppo lentamente...

«Torniamo al punto precedente. Gli scienziati non hanno tenuto conto che viviamo in un mondo con un livello di comunicazione sempre più accelerato. Bisogna tener conto che certe notizie continuano a circolare a lungo anche se smentite in ambito accademico. Faccio un esempio: un articolo intitolato Un asteroide colpirà la terra è molto più facile venga letto rispetto a quello intitolato Gli asteroidi non colpiscono quasi mai la Terra. È una cosa di cui si deve tener conto».

E la politica? Lei cita nel libro i moltissimi morti causati, in Sudafrica, da chi rifiutò di mettere in campo le cure per l'Hiv.

«Il ruolo della politica è molto importante, quando il politico traballa si rischia la tragedia. In Italia purtroppo sia nel caso del metodo Stamina che nel caso del metodo Di Bella si è scelto di non agire subito in modo netto. Anche gli ordini dei medici devono intervenire rapidamente contro i praticoni, o coloro che diffondono false paure sui vaccini».

Da che esistono i vaccini esiste l'opposizione ai medesimi. Come mai negli ultimi anni ha ripreso forza?

«Paradossalmente perché i vaccini funzionano così bene che gli effetti tremendi delle malattie da cui ci proteggono non sono più sotto gli occhi di tutti. Ma attenzione a scherzare col fuoco, speriamo di non doverli mai più rivedere».

Commenti

wrights

Sab, 10/03/2018 - 11:39

"Nell'epoca dei somari l'unica difesa possibile sono gli scienziati che sanno comunicare". Il messaggio dell'articolo è come quello del Marchese del Grillo rivolto ai popolani "Mi dispiace, ma io so' io e voi non siete un caxxo". Indubbiamente un genio della comunicazione.

salvatore40

Sab, 10/03/2018 - 12:43

Un tempo veniva inculcato il RISPETTO per gli ESPERTI. Ora siamo alla congiura dei somari, favorita dalla presunzione/ignoranza e soprattutto nei dibattiti televisivi dal SOMMO DISPOTICO POTERE dei Conduttori/Conduttrici. Io immagino la seguente edificante scena : in uno studio tv si presenta ALBERT EINSTEIN.Prende la parola per spiegare la teoria della Relatività : E=m... Einstein è tosto interrotto con la velocità della Luce : Pubblicitàààà! akk

goliotok

Sab, 10/03/2018 - 13:25

Questo borioso e insultante virologo prima di citare a sproposito il Metodo Di Bella sarebbe igienico che si lavasse la bocca.

fifaus

Sab, 10/03/2018 - 16:29

Arrogante e quindi insopportabile

arkkan

Sab, 10/03/2018 - 16:34

No, non ci siamo. Caro Burioni, è la puzza aristocratica e boriosa che emanate anche quando affermate delle cose ovvie e provate e vere che fa dubitare del Vostro messaggio. Comunicare vuol dire semplicemente trasmettere le informazioni (tutte), "saper comunicare" è marketing e significa trasmettere il messaggio in modo che il ricevente percepisca ciò che gli si vuole far percepire. La scienza non deve essere marketing, la conoscenza deve essere a disposizione di tutti, non filtrata da un'oligarchia di sapienti. Per quanto riguarda DiBella, la citazione se la poteva risparmiare: non si offende un uomo che ha dedicato la vita agli studi ed alla ricerca scientifica. Leggerò comunque il suo libro, tanto per capire se il somaro sono io o Lei.

corivorivo

Sab, 10/03/2018 - 17:56

che ci dice, Professò, della "traslocazione robertsoniana"?