Niente diritti Sherlock Holmes ora è di «pubblico dominio»

E ora, tutti a festeggiare al 221B di Baker Street. «Tutti» si fa per dire: a ospitare i milioni di statunitensi sherlockholmesmaniaci non basterebbe l'intera Londra, figuriamoci come starebbero stretti nel domicilio del loro eroe e del fido dottor Watson.
Tutti a festeggiare ad hamburger e patatine sul divano di casa, allora, perché la decisione del giudice federale dell'Illinois Ruben Castillo «libera» dal vincolo dei diritti d'autore sul territorio Usa il detective più famoso del mondo. La lieta novella è stata diffusa del New York Times due giorni fa e rende tutti contenti. Tutti tranne la Conan Doyle Estate Ltd, che si vede sfilare da sotto il naso un bel malloppo di dollari. Il... «mistero dei diritti scomparsi», come potrebbe intitolarsi la vicenda se fossimo ancora nell'Inghilterra vittoriana, si aprì nel febbraio scorso, quando Leslie S. Klinger, avvocato, editore e soprattutto cultore della materia holmesiana, intentò causa agli eredi di sir Arthur. Questi, infatti, avevano ostacolato la pubblicazione presso Pegasus Book di In the Company of Sherlock Holmes, una raccolta di storie ispirate al mitico SH firmate da vari autori e curata dallo stesso Klinger e da Laurie R. King, la giallista «madre» dell'investigatrice Mary Russell (coadiuvata, nelle sue indagini, nientemeno che da... Sherlock Holmes): una «diffida» fatta pervenire a Pegasus Book sosteneva che, se l'editore non avesse messo mano al portafogli, quella collezione avrebbero potuto commercializzarla soltanto Amazon, Barnes&Noble e simili.
Ma ora il giudice Castillo ha cancellato quella rivendicazione, considerandola un «argomento legale romanzesco» e, appunto, rendendo di pubblico dominio personaggi, ambientazioni e trame inventate da Conan Doyle prima dell'1 gennaio 1923. E lo ha fatto a sua volta, per dirla tutta, con un altrettanto romanzesco argomento. Dicendo cioè che personaggi, ambientazioni e trame non sono da ritenersi conclusivi, nella produzione dell'autore, fino a quando l'autore stesso non pubblicò l'ultima opera holmesiana, nel 1927. Negli Stati Uniti, la Conan Doyle Estate dovrà dunque accontentarsi del copyright sulla «finestra» fra il '23 e il '27.
Per lei è un delitto. Tutti gli altri ringraziano il segugio Castillo per la felice soluzione del caso.