«Non è detto che illumini la vita di Cristo»

Giovanni Filoramo è uno dei più importanti storici della religione in Italia, Dal 1993 è professore ordinario di Storia del Cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell'Università di Torino, dirige una collana di scienze della religione per l'editore Laterza e ha all'attivo molti saggi sul cristianesimo antico: L'attesa della fine. Storia della gnosi (Laterza); Veggenti Profeti Gnostici (Morcelliana); Il sacro e il potere. Il caso cristiano, (Einaudi)... Gli abbiamo chiesto di chiarirci un po' le idee sugli antichi papiri che raccolgono le idee delle correnti più eterodosse del cristianesimo delle origini.
Professor Filoramo cosa sono esattamente questi testi, spesso definiti gnostici, che vengono ritrovati dagli studiosi?
«Ecco, a partire dal ritrovamento di Nag Hammadi, in primo luogo va detto che non sono tutti testi degli gnostici, che erano una corrente minoritaria ma influente del cristianesimo del secondo secolo... Diciamo che dalle sabbie egiziane, spesso per motivi meramente climatici, emergono molti papiri antichi. Fra terzo e quarto secolo molti testi cristiani originalmente scritti in greco sono stati copiati in copto... gli originali greci sono perduti ma la versione copta è arrivata sino a noi».
Di che tipo di testi si tratta?
«C'è molta varietà. Sono testi spesso disconosciuti dalla tradizione ufficiale dei Padri della Chiesa. Alcuni sono degli gnostici, i quali credevano, avendo una tradizione dualistica, che anche il male provenisse da Dio, altri appartengono ad altre correnti cristiane delle origini poi risultate perdenti rispetto a quella rappresentata da alcuni pensatori come Ireneo e Origene che le hanno combattute. Prima del ritrovamento e dello studio di questi papiri, su questi cristiani “perdenti” avevamo solo la posizione di chi li ha messi ai margini o criticati».
E che valore storico bisogna dare a questi testi?
«Dipende... Le faccio un esempio partendo da alcuni scritti di cui almeno siamo sicuri della provenienza e dell'età della copia in nostro possesso, il Vangelo di Giuda e quello di Tommaso. Il primo, su cui ha lavorato proprio la dottoressa King che studia il nuovo frammento di papiro in cui Gesù parla di sua “moglie”, non ci dice niente su Gesù, ci dice soltanto alcune cose sui cristiani gnostici. È utile per capire il loro pensiero. Il secondo, ritrovato a Nag Hammadi, secondo moltissimi studiosi potrebbe riportare dei detti originali di Gesù e dirci molto su come si sia formata la prima tradizione cristiana».
Come si fa a decidere in che modo considerare un testo di cui non è certa l'origine?
«È complesso, bisogna valutarne la lingua, la tradizione. Di fronte a tutti questi testi in copto il vero problema scientifico è capire dove e quando sono stati elaborati gli originali greci. Senza questo lavoro ci dicono poco. Soprattutto per gli gnostici, quando i testi sono stati tradotti in copto il movimento era in declino. Forse sopravviveva nel mondo monastico egiziano. Ma queste sono ipotesi. Comunque per fare un discorso serio bisogna distinguere caso per caso».
Nel caso del frammento in possesso della dottoressa King che parla di un Gesù che sarebbe stato sposato?
«Non mi esprimo non avendo potuto studiare il frammento di persona, e avendo pochissime informazioni a riguardo. Mi sembra troppo presto per esprimersi».MSac